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lunedì 8 maggio 2017

Sri Lanka

Scrivo questo post da una camera singola al quinto piano di un hotel di Kuala Lumpur in Malesia. La vista dalla mia finestra è questa qui accanto. 

L'arredamento della stanza insieme al panorama di grattacieli illuminati mi dà la sensazione di trovarmi negli anni Ottanta nella New York di Una donna in carriera. Immaginavo la Malesia, invece, come Sandokan e sono sempre un po' delusa quando la mattina mi sveglio nel secolo, nel millennio, sbagliato.


Be', è il 2017 e mi sono fermata qui dopo la vacanza in Sri Lanka con il TdC. È di quella che vi parlo oggi. Capirete che condensare due settimane in un post non è come raccontarvelo un po' alla volta, in diretta, soffermandomi su ogni piccola cosa che attira la mia attenzione. Ho deciso di dedicare un pensiero a ogni tappa del nostro tour, poi c'è un grasso album fotografico che vi mostra dove siamo stati e cosa abbiamo visto. È ovvio che qualcosa rimarrà non detto, per ogni domanda vi venisse in mente, ci sono i commenti e vi risponderò con piacere.



Questa è la mappa con l'indicazione – pallini rossi – delle località che abbiamo visitato.


cliccate per ingrandire

Cominciamo il tour di mezza isola di Ceylon?

domenica 22 maggio 2016

Prima di sparire... lontano

Tempo fa circolava un articolo sui rischi dell'innamorarsi di una ragazza che viaggia. Un'amica me lo inoltrò commentando:”Questa sei tu.”
Leggetelo a questo link prima di continuare.

Di recente mi è capitato di ascoltare Before we disappear di Chris Cornell e certe frasi mi hanno fatto ripensare a quell'articolo e a come possa sentirsi Sergio a stare con me. 
Io sono una tizia che passati i 40 anni sogna ancora di fare la scrittrice che è un po' come voler fare la rockstar. Sono una che in quindici minuti è pronta a partire per l'Africa, ma bisogna prenderla a calci in culo per farla andare a Milano. Io sono quella che l'ha portato sulla cima di vulcani attivi, sopra e sotto cascate giganti, tra i leoni e gli orangutan, sono quella che l'ha fatto dormire in luoghi impensabili e viaggiare su mezzi terribili. 
Io sono quella che ogni mattina si sveglia dicendo: “Oggi me ne vado e non torno più”, quella che si sente a casa nella giungla e si sente in gabbia nel suo ufficio.
Come si vive accanto a una persona così?

Non è facile, ma sono anni ormai che Sergio mi segue o mi lascia andare perché sa che trattenendomi mi farebbe del male e vede quanto soffro se sono costretta a restare dove non voglio. In questi anni l'ho fatto volare in altalena tra disavventure infernali e periodi di paradiso, perciò gli sono grata di non avermi strangolata o abbandonata per la strada. Non ancora, almeno.
Probabilmente all'inizio pensava che fossi solo un po' squilibrata, ma simpatica. In undici anni se n'è fatto una ragione e mi accetta per come sono, anzi, se prima faticava a star dietro al mio bisogno di realizzare i sogni più folli, oggi corre più veloce di me. 

A questo punto delle nostre vite non è più possibile rimandare e onestamente credo che non abbia senso aspettare quel momento giusto che non arriva da solo se non te lo vai a prendere. Bisogna andare, andare lontano e non tornare. C'è un posto al mondo per ognuno di noi e io so che il mio non è qui.

How hard can it be to share your love with me?
How hard can it be to rise with me each morning?
I know that it feels like we will live forever
But I fear that time can hide the years like we were never here
So hold on tightly my dear
Before we disappear

Grazie, TdC!


sabato 2 gennaio 2016

Capodanno in montagna

Il casotto per noi
Per festeggiare un nuovo giro del pianeta intorno al Sole, questa volta io e il TdC abbiamo scelto un rifugio di montagna. Dopo anni di cenoni con gli amici a Monza e un'avventura nella storia e nei colori di Napoli, abbiamo deciso di trascorrere l'ultima notte del 2015 lontano dalle città, in cerca di aria pulita e di una festa in stile montanaro al rifugio Griera, a poco più di 1700 metri sul versante sud del Monte Legnone. 
In realtà, i posti letto erano già tutti prenotati, così Serena, proprietaria di questo bell'angolino panoramico, ci ha sistemati in un bivacco poco lontano. Il casotto non ha né bagno né riscaldamento, ma con i sacchi a pelo invernali e abbastanza vino in corpo non sarebbe stato un problema.
Lasciata l'auto poco sopra Pagnona, ci siamo incamminati sulla mulattiera che in due ore e una ventina di tornanti conduce al rifugio, attraversando un bosco di faggi. Ora, sapete bene che io e lo sport siamo nemici da sempre, così questa camminata, semplice per chiunque sia abituato a un po' di movimento, è stata per me una sfida infernale. Non è una salita ripida e l'insolito clima mite di questi mesi l'ha tenuta libera da neve e ghiaccio, eppure è stata devastante per i miei muscoli dimenticati, per i miei polmoni di città e per le spalle disabituate al peso di uno zaino inadatto al trekking.
Sì, mi avete vista attraversare a piedi giungle tropicali per giorni interi di cammino senza lamentarmi, ma la montagna non è la stessa cosa. Nebbia e nuvole basse non mi hanno nemmeno concesso la distrazione del panorama, aumentando disagio e fatica per gran parte del percorso. 
Avvicinandosi al tramonto
A pochi tornanti dal rifugio, però, il bosco si è aperto su un cielo limpido al di sopra delle nubi, giusto in tempo per regalarci lo spettacolo dell'ultimo tramonto dell'anno. Le cime intorno a noi sembravano prendere fuoco e galleggiare come isole su un mare di nebbia. Ci siamo fermati a fotografare quel paesaggio che cambiava forma rapidamente come il cielo cambiava colore. Contemplare un panorama fiabesco mi ha fatto riprendere fiato. Rimaneva da affrontare l'ultimo tratto che è il peggiore perché, quando vedi le finestre illuminate del rifugio sopra di te e pensi che ormai manchi poco, i tuoi sforzi diventano inutili. Come in quegli incubi in cui corri per raggiungere qualcosa o fuggire da qualcosa e resti fermo, così mi sembrava di camminare all'infinito senza avvicinarmi all'obiettivo. Farà sorridere i veri camminatori, ma io ero davvero stremata quando ci siamo fermati a dare uno sguardo al casotto dove avremmo passato la notte e il rifugio distava ancora un paio di tornanti. Il TdC mi ha vista talmente in debito d'energia che ha portato il mio zaino per quegli ultimi terribili metri. Quando finalmente siamo giunti alla porta del Griera, mi sentivo come se avessi scalato l'Everest. Sono ufficialmente una sfigata.
Salutata Serena, un maschiaccio dal forte accento bergamasco che era al lavoro in cucina, ci siamo dati una ripulita e ci siamo cambiati, prima di raggiungere gli altri ospiti nella sala. I nostri compagni di festeggiamento erano un gruppo di ventiquattro membri di un'associazione di nordic walking, un trio di coraggiosi arrivati in mountain bike e tre ragazzi che avrebbero condiviso il casotto con noi. 
Il rifugio era piccolo e caldo e ci siamo concessi una merenda a base di tè e torte fatte in casa, mentre un gattino grigio girava tra le sedie facendosi coccolare da tutti. Scaldati e rifocillati, abbiamo iniziato a fare la conoscenza dei nostri compagni. Pronti a trascorrere con noi la notte nel bivacco c'erano Angela, Clara e Riccardo, amici appassionati di montagna e, per nostra fortuna, simpaticissimi. Angela è la più esuberante e, come il TdC, attacca bottone con chiunque senza problemi entrando subito in confidenza con l'intera brigata. 
La tavolata del Cucù
In attesa del cenone, alcuni dei ventiquattro ci hanno invitati a giocare a Cucù. Ora ve lo spiego così potete giocare anche voi. 
Per partecipare, ogni giocatore versa un euro che va a formare il montepremi finale e riceve in cambio cinque fiches. Da un normale mazzo da quaranta carte, il mazziere distribuisce una carta ciascuno da tenere coperta. Lo scopo di ogni mano è non rimanere con la carta più bassa del tavolo, così il primo giocatore guarda la propria e, se ha un numero basso, la scambia con il giocatore successivo, senza mostrarla. Chi riceve la carta sa quale ha ceduto in cambio, di conseguenza può decidere se passarla nuovamente al compagno successivo o tenersela, se più alta della precedente. Il ricevente non può rifiutare lo scambio, a meno che non abbia un re. In quel caso, dice cucù ed è salvo. Il turno passa al giocatore successivo e il giro di scambi termina al mazziere che può selgiere di scambiare la propria con altra pescata dal mazzo. A quel punto si scoprono le carte, chi ha la più bassa paga con una fiche e si ricomincia con nuove carte. Chi esaurisce le fiche esce dal gioco e così via, finché l'ultimo rimasto vince il malloppo versato all'inizio. Dopo i primi giri, la competizione cominciava a farsi sentire e, tra strategie, sguardi di fuoco, imprecazioni e risate, siamo arrivati alla sfida a due: Angela contro il TdC che, alla fine, ha intascato gli undici euro di montepremi con la fortuna del principiante.
Alle otto, divisi in tre grandi tavolate, ci siamo dedicati a un cenone così ricco che eravamo già sazi dopo antipasti e primi. Il vino scorreva tra chiacchiere e racconti. Mi ha ricordato un po' l'Oktoberfest, dove si condividono i tavoli con sconosciuti che in breve diventano amiconi. 
Il tempo è volato tra cali di tensione che lasciavano la sala al buio, applausi a Serena e ai suoi collaboratori, foto di gruppo, scherzi; è volato tra i cappellini piumati e luminosi delle signore del nordic walking, le cravatte di lustrini dei loro mariti e battute sulla nostra notte al bivacco senza luce né riscaldamento. L'alternativa era rimanere a dormire nel salone dopo la festa, ma non volevamo doverci alzare presto per far spazio alla colazione.
La tradizione del rifugio vuole che alle 23,30 tutti gli ospiti firmino la nuova bandiera italiana che viene issata sull'asta il primo mattino di ogni anno. Per un anno intero, i nostri nomi sventoleranno sotto il Legnone, celebrando anche la mia impresa di salire lassù.
Verso mezzanotte, Serena ha acceso la radio per sentire il conto alla rovescia. Tre... due... uno... brindisi! Grida di auguri, baci e strette di mano si rincorrevano intorno a fette di panettone e biscotti fatti in casa. Siamo usciti a guardare i fuochi artificiali che si levavano in lontananza dal Lago di Como e le stelle che riempivano il cielo terso.
La festa è continuata con balli e grappe, ma a un certo punto io e Clara ci siamo arrese e siamo scese per prime al casotto, illuminando il sentiero con le torce. Per mia fortuna, Sabina, collega del TdC che ha fatto trekking dall'Himalaya alla Lapponia, mi ha prestato un sacco a pelo fantastico. Sono stata l'unica a non aver bisogno dell'aggiunta di coperte. Grazie! 
I nostri letti al mattino
Credo di essermi addormentata di colpo, ubriaca e stremata. Intorno alle due, però, sono arrivati gli altri e, a sorpresa, con loro c'erano i tre ciclisti. Inizialmente, avrebbero dovuto alloggiare all'altro bivacco, più piccolo, ma dotato di caminetto. Il problema è che, accesso il fuoco, la trave sopra il camino ha cominciato a bruciare riempiendo la stanza di fumo. Così, Serena li ha dirottati da noi, visto che c'era qualche posto libero lasciato da rinunciatari dell'ultimo momento. Le lamentele dei tre mi hanno tenuta sveglia per un po', ma il resto della notte è trascorso abbastanza tranquillamente, a parte le ventate gelide che arrivavano dalla porta quando qualcuno usciva per fare pipì. Nel dormiveglia mi sono accorta della luce dell'alba che entrava dall'unica finestrella ed ero tentata di uscire a fare un paio di foto, ma mi sono girata e riaddormentata in un attimo. 
I ciclisti se ne sono andati per primi, senza nemmeno salutare. Noi cinque, invece, ci siamo alzati ben oltre le dieci, perdendoci il rito della nuova bandiera messa all'asta. Riordinato il bivacco e preparati gli zaini, siamo saliti di nuovo al rifugio per la colazione con le ottime marmellate preparate da Serena. 
Il gruppo dei camminatori era già pronto alla discesa, mentre Angela, Clara e Riccardo stavano pensando di salire in cresta al Legnone, per me assolutamente fuori discussione. Ci siamo scambiati indirizzi mail e numeri di telefono, abbracci, auguri e saluti, ed era ormai mezzogiorno quando il TdC e io abbiamo ripreso il sentiero. Scendere mi è pesato molto meno anche se continuavo a maledire il mio zaino. Dal cielo azzurro sopra il Griera, siamo tornati alla foschia delle valli e, infine, in città. Malgrado l'incubo della salita, ma l'avevo messo in conto, sono contenta di aver passato il Capodanno in questo modo, diverso dalle solite feste cittadine. Anche se siamo stati fuori solo una notte, è stato bello allontanarsi, partire, come quando andiamo in viaggio. In fondo, io e il TdC insieme stiamo bene dappertutto.

Felice 2016!

P.s. L'album delle foto è nella lista delle Foto de passacc con il contributo degli scatti di Riccardo!

domenica 15 novembre 2015

Cose belle

Dopo tanto pessimismo, voglio pensare a cose più belle: le mie avventure in giro per il mondo con il TdC e le Cavallette.
Il bello è stare insieme e vivere momenti favolosi lontano da preoccupazioni e problemi, in mezzo alla natura, tra paesaggi stupendi, animali liberi e protetti, persone gentili, affetto e risate. Ecco i miei migliori ricordi con voi.




domenica 16 novembre 2014

Video-riassunto delle Hawaii

Come sempre, alla fine di un'avventura, vi riassumo tutto montando foto e video del viaggio. Per le Hawaii ne sono venuti due e pure un po' lunghi, ma c'era tanto da raccontare e non sono riuscita a tagliare più di così. 

Il primo, su Big Island, è diviso in due capitoli:  fuoco, con House of Fire di Alice Cooper come colonna sonora e acqua, con i Baseballs che suonano Umbrella di Rihanna.



Per Maui i capitoli sono addirittura quattro: si comincia con Ride the Wind dei Poison che fa da sfondo alla Hana Highway e alla spiaggia di Kanaha dove il TdC vola sulle onde; per Ho'okipa ho scelto Enjoy degli Angel Dust che sta bene con la potenza delle onde; infine Tartarguhe Haiku e dintorni con Push me pull me dei Pearl Jam.


So che averi dovuto usare la colonna sonora di Lilo & Stitch, ma la tengo per la prossima visita!

venerdì 14 novembre 2014

Io e i miei vulcani


Devastation Trail
Le notizie riguardo l'attuale eruzione del Kilauea, dal sito del Hawaiian Volcano Observatory mi ricordano che il nostro pianeta è vivo. Sotto una sottile crosta rocciosa ricoperta di oceani, si muovono forze mostruose e ribolle il cambiamento. Le placche tettoniche galleggiano, si scontrano, si innalzano e si inabissano lentamente e inesorabilmente trasformando l'aspetto del nostro mondo. È per questo che vediamo tanti crateri da impatto sulla Luna mentre facciamo fatica a trovarne sulla Terra nonostante sia stata soggetta agli stessi antichi bombardamenti spaziali. L'inarrestabile rimescolamento di materiale ha cancellato molte tracce del nostro più remoto passato e, un giorno, cancellerà anche i segni lasciati dall'uomo in un battito di ciglia geologico. Quello che io e il TdC abbiamo visto durante le nostre passeggiate, non esisteva quaranta anni fa e Pahoa, dove abbiamo parcheggiato per pranzare, oggi è sul percorso di un fiume di lava che ne modificherà irrimediabilmente l'aspetto. È incredibile poter osservare trasformazioni così radicali nell'arco di una sola vita.

mercoledì 12 novembre 2014

Mauna Ulu eruption trail


1969-1974
Oggi vi racconto il secondo percorso che abbiamo seguito al Volcanoes NP: il Mauna Ulu Eruption Trail.
Percorrendo la Chain of Craters Road, trovate le indicazioni per il parcheggio dove lasciare l'auto e cominciare un nuovo emozionante viaggio nella storia delle eruzioni del Kilauea. Il giro di base è lungo 4km ma si può proseguire lungo un percorso chiamato Napau Trail per altri 7,6km, cosa che faremo alla prossima visita.
Come dice il nome, il Mauna Ulu Eruption Trail, ripercorre la storia di un'eruzione durata 5 anni che ha portato alla formazione di uno scudo di lava alto come una montagna, il Mauna Ulu appunto. Questa camminata è stata per me particolarmente coinvolgente perché gli eventi raccontati dal paesaggio che abbiamo attraversato sono tra i più violenti e spettacolari che si trovano nel parco.

venerdì 7 novembre 2014

Kilauea Iki trail

Come promesso, vi porto con me lungo il primo dei sentieri che il TdC e io abbiamo scelto: il Kilauea Iki trail. Non siamo, però, partiti dall'ingresso ufficiale, ossia dal parcheggio del Kilauea Iki Overlook, bensì dall'area di sosta del Thurston Lava Tube. Sul lato opposto della strada rispetto all'entrata del tunnel, comincia un sentiero che poi si collega all'Iki trail, ma permette di osservare dall'alto il cratere e il percorso che state per imboccare. Vale la pena fare questo pezzetto di strada in più per godersi lo spettacolo e per farvi un'idea dello scenario in cui camminerete osservando gli altri visitatori sul fondo del cratere.
Vi racconto la storia del luogo e di 6,4 km di passeggiata, cominciando dalla mappa e seguendo i 15 punti della guida. Mangiate una banana, bevete acqua fresca e venite con me.

giovedì 6 novembre 2014

Origine delle Hawai'i

la dea hawaiiana Pele
Nei prossimi due articoli, che pubblicherò a breve, vi racconterò nel dettaglio le due escursioni che io e il TdC abbiamo fatto al parco dei vulcani su Big Island. Ho deciso di dedicare un approfondimento ai sentieri che abbiamo percorso perché interesserà certamente i nostri amici appassionati di camminate nella natura, ma anche gli altri lettori del blog perché racconterò le storie straordinarie dei luoghi che avete visto nelle mie foto.
Per parlarvi del Volcanoes NP è, però, necessario fare una premessa geologica riguardo tutto l'arcipelago hawaiiano in modo che sappiate, a grandi linee, da dove comincia la turbolenta storia delle Hawai'i.
Ora vesto i panni della “figlia di Quark” e vi spiego come se avessimo tutti sette anni.

sabato 1 novembre 2014

Barbi Advisor: Maui

Ora è la volta dell'isola dei surfisti e, prima dei miei consigli, eccovi quelli della tartaruga marina.


(Nuota insieme alla corrente, sii un buon navigatore, mantieni la calma sotto pressione, viaggia molto, pensa a lungo termine, invecchia con grazia, trascorri del tempo in spiaggia)

Dormire
Se siete a Maui per gli sport acquatici, dovete stare sulla costa nord dove si concentrano tutti gli spot più belli. Kahului non è una bella cittadina, secondo me, ma c'è tutto, compreso l'aeroporto e il noleggio di attrezzatura sportiva. Se proprio non vi volete allontanare da dove atterrate, potete restarci, ma l'isola è piccola e potete tranquillamente alloggiare in un posto più carino senza fare troppi chilometri.
La maggior parte dei turisti sportivi sta a Paia che per questo motivo è piuttosto affollata e trafficata. Non si trova facilmente parcheggio, né posto al ristorante nelle ore di punta, ma il supermarket biologico ha buoni prezzi e un sacco di prodotti per gli amici vegan.
Noi, invece, abbiamo scelto Haiku come base. È un paesino tranquillo di quattro vie che finiscono nella giungla, senza lampioni e con pochi, ma buoni (poi vi racconto nella sezione apposita) locali dove mangiare. Sembrerà strano visto che dista solo 4 miglia da Paia,  ma qui piove più spesso, di solito di notte, ma la mattina ci si sveglia con un sole caldissimi e si ringrazia la foresta per l'ombra. Abbiamo preso un cottage in affitto da Maxi per sei giorni a circa 350€ e ci siamo trovati benissimo. Isolata e tranquilla, la casetta di legno, immersa in uno scorcio di foresta che Maxi cerca di tenere a bada, è molto accogliente. Letto comodo, cucina attrezzata, doccia enorme, griglia in veranda e connessione internet in camera sia wifi che, più veloce, via cavo. Trovate le foto qui. Fare colazione all'ombra della veranda tra i suoni e i profumi della natura è favoloso. Maxi è sempre disponibile per ogni richiesta o problema e, dovendo spostare una delle piante di banane, ci ha regalato due caschi interi appena colti.
La posizione, in Peahi Road, una traversa della Hana Highway, è ottima sia per raggiungere le spiagge che per spostarsi attraverso l'isola dal momento che in due minuti si accede alla statale e in venti minuti si arriva all'aeroporto. Maxi non ha un sito web e i suoi cottage non si trovano sui portali di ricerca di hotel, per prenotare abbiamo contattato Giampaolo Cammarota alla sua mail cammar@cammar.net potete scrivergli e prendere accordi tramite lui.

Mangiare
Per colazione e pranzo, abbiamo fatto la spesa a Paia, al Mana Foods che si trova su Baldwin Avenue, la via principale. Ha buoni prezzi e tanti prodotti biologici, ma birra schifosa (per quella andate al Haiku Grocery Store dove trovate la Kona Beer). Trascorrendo le giornate in spiaggia, ci portavamo dietro una piccola borsa termica con acqua, frutta e panini oppure insalate nei contenitori disponibili nella cucina del cottage. La sera, invece, cenavamo in una piazza commerciale di Haiku. Ci si arriva dalla Hana Hwy svoltando dove c'è l'indicazione per Haiku Town. Appena entrati in paese, dopo qualche curva nel buio totale, troverete diversi locali sia sulla destra che sulla sinistra. A destra c'è un ristorante giapponese che ha ottimo pesce perché è degli stessi proprietari del Fish Market di Paia, si chiama Nuka. Dall'altra parte della strada, accanto al Haiku Grocery Store, c'è Colleen's che prepara ottimi piatti di carne, pesce e tanta verdura fresca che senza salsine strane come piace a me. Ci hanno consigliato, ma non abbiamo avuto tempo di provarlo, di mangiare thailandese nel parcheggio di fronte a Colleen's. È praticamente un furgone/cucina che vende piatti thai soprattutto da asporto, ma ci sono un paio di tavolini all'aperto dove si può mangiare se non piove.

Spostarsi
Ci vuole l'auto, per forza. Se volete risparmiare, e non poco, rispetto agli autonoleggi tradizionali, potete fare come noi e rivolgervi a Sergio di ManalohaRent. Si prenota sul sito e si trova l'auto in aeroporto, dove poi viene lasciata quando si riparte. Costa meno perché le sue vetture sono un po' vecchie, ma Sergio fa personalmente la manutenzione e non abbiamo avuto grossi problemi. Rapporto qualità/prezzo eccellente.

Altri consigli

Una sera portatevi una birra a Ho'okipa e godetevi il tramonto insieme alle tartarughe e agli ultimi surfisti prima che cali il sole. Non si potrebbe bere in spiaggia, ma se non vi fate notare troppo, i poliziotti lasciano correre. Come ci ha detto Cammarota: “Basta che non gli stappate le bottiglie in faccia!”

venerdì 31 ottobre 2014

Barbi Advisor: Hawai'i (Big Island)

Eccoci ai consigli pratici su questa splendida isola vulcanica. Prima delle mie opinioni, però, leggete i pensieri di un vulcano secondo una cartolina comprata al parco nazionale.


(Consigli da un vulcano: resta attivo, mantieni vivo il tuo fuoco interiore, va bene rilasciare vapore, lasciati andare, sii edificante, è solo questione di tempo, esplodi!)

Dormire
Il Wild Ginger Inn al 100 di Pu'ueo Street si è rivelato un'ottima scelta per soggiornare a Hilo. È un luogo colorato e pacifico gestito da una famiglia hawaiiana con lontane origini filippine insieme a uno staff che si occupa delle pulizie e di piccoli lavori in cambio di alloggio gratuito. 
Si può scegliere tra camere con bagno privato, posti letto in camerata con bagno condiviso e spazi per le tende da campeggio nel grande giardino tropicale. Noi, in doppia privata con colazione, abbiamo speso 390$ per sei notti tasse incluse (circa 23€ a notte a persona). La nostra stanza era pulita e spaziosa, con un piccolo frigo e forno a microonde. L'arredamento era molto semplice, ma in perfetto stile hawaiiano, tutto di legno dipinto e con vista sul bellissimo giardino dove crescono banane e papaye. 
Questa frutta viene servita nel fantastico buffet a colazione che offre anche tre o quattro tipi di torte, pane da tostare su cui spalmare i vari gusti di marmellata o il burro d'arachidi, tè, caffè, ciotole del tipico riso dolce con frutta e tutto a volontà. La connessione wifi è gratuita e veloce, ma prende bene solo nella sala comune, un po' meno nelle camere. Ci sono una lavanderia (con lavatrice e asciugatrice a gettoni, la dose di detersivo si compra alla reception per 1$) e due cucine a disposizione degli ospiti, complete di stoviglie ed elettrodomestici, mentre tè e caffè gratis sono sempre pronti nella lobby. La sera, a parte il canto delle rane, si gode di grande tranquillità perché la via è poco trafficata e in tutta la struttura vige il divieto di fare rumore dalle 9 di sera alle 9 di mattina per cui tutti parlano a bassa voce, non si usa la lavanderia né la cucina, si cammina con passo leggero, si tolgono i suoni a pc e telefoni o si usano gli auricolari.
Vi consiglio di parlare con gli ospiti arrivati prima di voi e con i ragazzi dello staff a colazione, hanno un sacco di consigli da darvi su cosa vedere e come arrivarci. In bacheca sono appese indicazioni stradali per raggiungere le principali attrazioni della zona. Parlate con Bejamin, il proprietario che spesso si siede a mangiare con i clienti, e con la ragazza alla reception che sa tutto!
Oltre a essere un hotel molto carino, il Wild Ginger Inn si trova in una posizione perfetta per muoversi in Hilo a piedi, se non avete voglia di guidare o volete farvi un paio di birre. Attraversato il ponte sul fiume Wailuku, ci si trova già nel centro storico dove si passeggia tra negozi, ristoranti, bar, teatri, musei e, il mercoledì e il sabato, si svolge il Farmers' Market, il mercato dei prodotti agricoli provenienti da tutta l'isola. Volendo, si raggiunge a piedi anche Coconut Island, ma ci si impiega più di mezzora.
A Kona, invece, abbiamo alloggiato in uno dei grandi alberghi sul lungomare, il Kona Seaside, pulito e comodo, ma senza personalità. Inoltre, prenotando una stanza in offerta a prezzo speciale, la fregatura è che non è inclusa la colazione e bisogna uscire a farla al bar. La città non offre molte alternative, ma questo hotel, visto che ci siamo fermati solo due notti per fare snorkeling, ci andava bene perché si trova a pochi passi dal molo da cui partono i tour. Avendo più giorni a disposizione, secondo me è più bello soggiornare fuori Kona, in uno dei paesini allineati lungo la costa, verso sud. Sono molto più caratteristici e vi si trovano anche ostelli e b&b per risparmiare ed evitare il caos della città.

Mangiare
A Hilo, dopo l'abbondante colazione del Wild Ginger, ci bastava un pranzo leggero, anche perché eravamo sempre in giro. Al supermercato si compra il necessario per prepararsi dei panini e frutta per merenda. La sera si può scegliere tra i tanti ristoranti della old downtown che vanno dal classico locale americano con grande scelta di hamburger, anche vegetariani, alle cucine etniche. Noi abbiamo provato un po' tutto e siamo tornati due volte in un ottimo ristorante thailandese, il New Chiang Mai, al 110 di Kalakaua Street (quattro minuti a piedi dal Ginger). 
Attenzione: le porzioni sono ovunque gigantesche quindi scegliete un solo piatto altrimenti, dopo l'antipasto, dovrete farvi impacchettare il resto. Il cibo non si spreca!
Alla fine della Scenic Route di Onomea Bay, venendo da sud, vi ritroverete in località Pepeekeo. Appena prima di svoltare a sinistra per tornare sulla statale 19, trovate sull'angolo il grazioso Low Store dove si mangia bene a prezzi contenuti e fanno ottimi frullati di frutta fresca.
Scendendo verso il Puna District, sulla statale 130, appena si prende l'uscita per Pahoa ci si trova in una piazza commerciale sulla quale si affaccia il Pahoa Fresh Fish. La proprietaria cucina al momento diverse specialità di pesce. È soprattutto una gastronomia d'asporto, ma si può mangiare a uno dei quattro tavolini vista parcheggio. Non bello, ma gustoso.
A Kona vi consiglio il pub del birrificio Kona Brewing Company, raggiungibile a piedi dal Seaside Hotel. Oltre ovviamente alle ottime birre, la cucina è molto buona e il locale davvero bello. 
Più a sud, nel paesino di Kainaliu, ci siamo fermati a pranzare al Rebel Kitchen dopo lo snorkeling. Molto carino e piatti buoni.

Trasporti
Hilo si visita tranquillamente a piedi, ma per il resto, se si vuole girare in autonomia, serve un'auto. Esistono bus che fanno il giro dell'isola e tour che prelevano i partecipanti direttamente in albergo per portarli in gita nei luoghi d'interesse.
Guidare a Big Island, però, è così semplice che vale la pena di spostarsi in auto per essere più liberi: le strade sono belle, il traffico minimo, le indicazioni chiare, le distanze non sono enormi ed è impossibile perdersi. Inoltre, tutte le strade dell'isola attraversano paesaggi spettacolari che vale la pena godersi senza correre. Da Hilo al Volcanoes NP ci vogliono 45 minuti; per arrivare a Kona sulla costa opposta attraverso la Saddle Road meno di 2 ore.

Altri suggerimenti

Il Volcanoes National Park si visita tranquillamente senza tour guidati, ma vi consiglio vivamente di cominciare la giornata al Visitor Center scambiando quattro chiacchiere con i ranger su come muoversi e cosa vedere nel tempo che avete a disposizione. Vi daranno indicazioni, mappe, volantini e consigli molto utili. Acquistate inoltre i libretti-guida dei sentieri che decidete di seguire, costano solo 2$ l'uno, sono super interessanti e rendono le camminate molto più appassionanti.

Tutto questo è basato sulla mia esperienza e opinione personale. Quando disponibile, ho inserito il link al sito web della struttura citata. Pubblicherò a breve i consigli per Maui. 
Se avete domande o vi servono chiarimenti, la mia mail simopassacc@gmail.com è sempre a disposizione.


mercoledì 29 ottobre 2014

Mante giganti e onde assassine

Lo snorkeling con le mante è stato fantastico! Era buio pesto e pioveva, quando la barca si è fermata in una baia. Sono stati accesi dei riflettori e puntati sull'acqua così trasparente che già dall'alto del ponte abbiamo avvistato una manta che si avvicinava. Faceva un po' paura per quanto era grande, ma non vedevamo l'ora di tuffarci. 

martedì 28 ottobre 2014

Kona Coast: birra e caffè

Atterrati di nuovo a Big Island, siamo andati direttamente all'autonoleggio, ma non avevano più auto economiche. Ma tu pensa! Così, per questi ultimi tre giorni, guiderò una Mustang decapottabile. Bella, ma costa quanto cinque giorni della piccola Spark che, a sua volta, costava quasi il doppio della Subaru presa da Sergio. Siamo in vacanza, non stiamo a guardare i cento dollari visto che ormai siamo alla fine. È già abbastanza triste pensare di tornare a casa, senza offesa per chi ci aspetta.

lunedì 27 ottobre 2014

Ultime da Maui

Barbi, TdH, Maxi e le gemelle Moreno ai lati
Stamattina abbiamo salutato Maxi e, già che erano lì, nella foto trovate anche le gemelle Moreno, originarie delle Canarie e tipo venti volte campionesse mondiali di windsurf. Tutto questo giro di celebrità sportive tra Haiku e Paia è per via del contest che si svolgerà a Maui tra pochi giorni, una tappa dell'American Windsurfing Tour 2014 che richiama professionisti e appassionati da tutto il mondo. Maxi si è lamentato che, per colpa del contest, gli tocca lavorare anche la domenica.

domenica 26 ottobre 2014

Gente de Maui e tartarughe

Prima di uscire dal 170 di Peahi road, ci siamo fermati al laboratorio di Maxi per salutarlo, come ogni mattina da quando siamo qui. Il nostro amico argentino costruisce e ripara tavole da surf e windsurf in quello che sembra poco più di un garage incasinato circondato da piante di banane. Il fatto è che, nonostante con la sua flemma sembri sminuire tutto, è davvero bravo in quello che fa, tanto che, a contendersi il suo talento di creatore di tavole, sono due grandi marchi: Quatro, per la quale ha lavorato quindici anni e ormai è un membro della famiglia fondatrice e JP, brand australiano di proprietà del pluri campione mondiale di windsurf Jason Polakow. Vi racconto tutto questo per spiegarvi come mai stamattina il TdH avesse l'espressione di chi ha visto la luce: sceso dall'auto per andare a salutare Maxi, si è trovato davanti proprio il super campione. "Questo è Polakow!" ha esclamato dopo un attimo di smarrimento "Minchia! Questo è Polakow!"

venerdì 24 ottobre 2014

Jurassic Park e windsurfing

Stamattina, prima di cominciare una nuova giornata hawaiana, siamo passati a dare un altro sguardo a Ho'okipa. Con il sole del mattino, sembrava un luogo diverso, eppure già familiare. I surfisti erano in acqua, pronti a farsi catturare dalle onde, mentre intorno alla scogliera, all'estrema destra della spiaggia, nuotavano tre grandi tartarughe verdi. Ho'okipa è decisamente l'essenza di Maui.

giovedì 23 ottobre 2014

Cosa c'è di bello a Maui?

Torno a scrivere dopo qualche giorno, ma ricordate che sto vivendo 12 ore indietro rispetto all'orario del blog, quindi sono meno in ritardo di quanto vi sembri.
Appena trentasette minuti di volo separano Hilo da Kahului, ma passare da Big Island a Maui è come cambiare pianeta. Vi sembrerà incredibile, ma la prima cosa che abbiamo notato è che qui c'è molto più traffico, i semafori durano di più e si formano code agli incroci. Ho perfino sentito suonare un clacson, giuro.
Ci troviamo sulla costa nord, la più frequentata dagli appassionati di surf e windsurf, dove è facile incontrare nuovi campioni e vecchie leggende di questi sport, ma andiamo con ordine.

lunedì 20 ottobre 2014

Altre magie della dea Pele

L'ultimo giorno su questa isola stupenda e difficile è trascorso. L'uragano Ana, ormai declassato a tempesta tropicale, ha dato un colpo di coda questa mattina con un forte acquazzone che ci ha costretti a ritardare la seconda visita al Volcanoes NP.

domenica 19 ottobre 2014

Big Island costa sud-est

Durante un viaggio, spesso si sceglie un luogo come base, città o paesino che sia, i suoi punti di riferimento ci diventano rapidamente familiari. Si tratta del meccanismo inconscio che ti fa chiamare "casa" la stanza d'albergo e "la nostra via" una strada dove sei passato due volte. È successo in Indonesia con Ubud e anche con le Cavallette a La Paz. Adesso, a Hilo, io e il TdC attraversiamo il nostro ponte sul fiume Wailuku per tornare a casa al Wild Ginger, ma la Spark è rimasta solo la "mia macchina" perché lui la disconosce. Quando, come oggi, trascorriamo tutta la giornata in una zona nuova e sconosciuta, tornare a Hilo e non aver più bisogno della mappa perché riconosciamo le vie è una soddisfazione!

sabato 18 ottobre 2014

Chiuso per tempesta

Oggi, a Hilo, tutti erano in attesa di questo famoso uragano. Qualcuno diceva che era passato nella notte, qualcun altro che doveva ancora scatenarsi. Fatto sta che le scuole, il Volcanoes National Park e altre attività sono state sospese. Io e il TdC ci siamo allora dedicati a visitare i dintorni di Hilo, mentre il cielo alternava sole e pioggia ogni mezzora.