domenica 28 giugno 2026
sabato 27 giugno 2026
Abbiamo bisogno di alberi
Ci servono più alberi.
Lo capite quando il sole batte direttamente sulle finestre di casa senza il filtro di un bel fogliame rigoglioso. Lo capite quando non trovate un albero in tutto il quartiere sotto il quale parcheggiare l'auto e lasciarla al sole significa aprire la portiera sentendo Benedetta Parodi accogliervi nell'abitacolo al grido di "Dolci in forno!" e vi grigliate le mani sul volante arroventato. Lo capite quando siete costretti a portare fuori il cane alle cinque del mattino quando la temperatura è soltanto di trenta gradi. Lo capite perché ormai lo sanno anche i negazionisti che le nostre estati stanno diventando sempre più lunghe e bollenti.
Ci servono assolutamente più alberi. In tutto il mondo. Non solo per rinfrescare le città, non solo per ripulire l'aria dai nostri scarichi, non solo per proteggere la terra da troppo sole o troppa pioggia, non solo per darci frutti e fiori e legname e carta, non solo per preservare coste e pendii dall'erosione: le piante, terricole e acquatiche, fanno parte del ciclo vitale del nostro pianeta, senza di loro sarebbe un sasso disabitato che rotola nello spazio. Dobbiamo proteggere le piante che abbiamo, ripiantare quelle che usiamo e moltiplicarne la quantità ovunque.
E poi sono belle. Ogni pianta è affascinante sia nell'aspetto che nel funzionamento. Ho letto storie incredibili sulle strategie di sopravvivenza e riproduzione di semi, foglie, fiori, spine, rami e fusti. E ho letto le storie di chi, come me, per amore delle piante ha compiuto viaggi per i quali era fisicamente impreparato solo per godere della loro vista e scoprirne i segreti. Come la signora Jamaica Kincaid che si è imbarcata in un incredibile trekking sull'Himalaya in cerca di semi e come il botanico Chris Thorogood innamorato fin da bambino di un fiore che rischia di estinguersi per mancanza di habitat ed è andato a cercarlo nelle Filippine e in Indonesia per studiarlo e sperare di salvarlo.
sabato 28 marzo 2026
L'ultimo angelo
Ripenso a quella sera del 2019 quando mi trovavo sul molo del lodge di Rimba con le mie amiche, l'ultima sera in Kalimantan. Stavamo caricando le valigie sul klotok che ci avrebbe portate via e il lodge era tutto addobbato per dare il benvenuto alla professoressa Galdikas e ai suoi ospiti in arrivo. Sperando di incontrarla, ci siamo attardate il più possibile, ma alla fine siamo dovute partire. Salpate da poco, abbiamo incrociato un klotok che navigava in direzione opposta e sul ponte superiore un gruppo di persone conversava attorno a un grande tavolo di legno. A capotavola, c'era una donna con capelli grigi scompigliati sotto un cappello: era Biruté Galdikas. L'avevamo mancata per pochi minuti e la delusione fu tale che cercammo di convincerci che non fosse lei, ma sapevano di aver appena sfiorato una delle nostre eroine. Un'occasione perduta ormai per sempre.
Addio, grande donna, e grazie di tutto.
sabato 3 gennaio 2026
Esploratori vs giornalisti vs scrittori
Tre le mie letture preferite, ci sono i racconti di viaggio. Non solo romanzi d’avventura, ma storie vere, meglio se narrate in prima persona dai protagonisti.
Negli anni ne ho lette diverse e c’è grande differenza tra i diari scritti dagli esploratori, i reportage dei giornalisti e le esperienze personali raccontate da scrittori che di solito pubblicano romanzi.
Gli esploratori, che di mestiere fanno appunto gli esploratori e non gli scrittori, hanno uno stile forse poco elegante, ma proprio perché manca la tecnica letteraria dai loro diari traspare la pura emozione del momento, grezza, spontanea, potentissima. Non c’è nulla di costruito, solo vissuto. Che sia la scalata di una montagna, la navigazione verso nuove terre, la traversata di un continente, un viaggio culturale o uno scavo archeologico in cerca di tesori, leggendo i loro appunti quotidiani ho provato la loro fatica, lo stupore della scoperta, l’attesa, la gioia della conquista o la disperazione del fallimento. Amo questo tipo di libri, mi emozionano tantissimo perché condivido la curiosità dei protagonisti e adoro partire con la mente al seguito della spedizione. Alcuni di questi diari sono anche scritti molto bene, per esempio quelli di Isabelle Eberhardt sono pieni di poesia nella descrizione dei paesaggi e delle persone. Nelle avventure di diversi viaggiatori in diverse epoche, ho trovato delicati acquerelli con tutte le sfumature dei tramonti sul deserto e potenti dipinti a olio di mari in tempesta. Quanti sogni.
Lo stile dei giornalisti è, ovviamente, professionale, impersonale, focalizzato sui fatti nudi e crudi, meno sulle sensazioni e sulle emozioni, e il linguaggio è quello asciutto della cronaca, senza fronzoli né poesia. I racconti dei giornalisti sono interessanti e formativi, però possono risultare un po’ freddi e poco coinvolgenti. Fanno eccezione i libri in cui raccontano i retroscena dei loro reportage, l’inedito dietro gli articoli, le parti scartate dalla pubblicazione perché troppo soggettive. Così ho trovato adorabili le avventure sgangherate di Kapuscinski come free lance squattrinato. Malgrado la polemica sull’autenticità dei suoi reportage, a me è piaciuto tanto leggerli e ci ho trovato tanto dell’Africa che ho visto anch’io, nel mio piccolo.
Gli scrittori, quando viaggiano, traggono ispirazione dall’esperienza personale per nuovi romanzi, ma mettono la stessa cura e maestria nel raccontare il viaggio originale. Da Agatha Christie a Georges Simenon a Robert Louis Stevenson, tanti autori famosi hanno pubblicato i loro diari di viaggio e trovo bellissimo scoprirli nei panni di protagonisti di avventure e disavventure. Mantengono il loro stile e padronanza della tecnica narrativa anche nel raccontare se stessi e le proprie impressioni personali, infatti, i loro diari di viaggio sono pieni di carattere (fantastiche le critiche e lamentele di Simenon sull’Africa coloniale), poesia (Christie incantata dal Medio Oriente al seguito del marito archeologo) e descrivono luoghi e incontri con sapiente uso delle parole. Penso che scrivessero magistralmente anche la lista della spesa.
Alcune di queste letture hanno ispirato i miei viaggi, influenzato il modo in cui osservo paesaggi e culture, arricchito la mi conoscenza storica dei luoghi che visito. Un libro costa meno di un biglietto aereo, mi permette di viaggiare anche nel tempo e di raggiungere destinazioni che, per diversi motivi, non posso visitare di persona.
Ed ecco gli ultimi arrivi nella mia collezione di viaggi di carta (regalo di Natale di Francesca, mia libraia di fiducia che conosce perfettamente i miei gusti)
domenica 28 dicembre 2025
martedì 11 novembre 2025
Indonesia 2025
Dopo aver letto le storie di questo viaggio, potete guardare le foto e qualche video a questi link
giovedì 30 ottobre 2025
Grazie & friends
Dedico un post di ringraziamento ai miei due compagni di viaggio Francesca e Francesco che hanno affrontato con me questa avventura carica di significati personali per cui mi serviva il loro appoggio. Grazie per aver sopportato il caldo, l'umidità, le levatacce prima dell'alba, le zanzare del Borneo, le cicale di Sumatra, il bagno con la tinozza, di lavarvi i denti sul wc e dormire in lettini separati, per aver trattenuto la pipì e aver macacato senza regolarità, per esservi scottati col sole tropicale ed esservi presi temporali torrenziali a tratti, per aver cenato chinati su un tavolino troppo basso e mai all'orario richiesto, per esservi svegliati in piena notte per colpa di un gallo regolato male, per avere il colesterolo alle stelle mangiando le uova a ogni colazione, per aver ascoltato le mie chiacchiere ripetitive e le lezioni da saputella, per esservi imbrattati di fango, sudore e inutile repellente per insetti, per aver saputo apprezzare la bellezza di queste isole dimenticando il disagio di raggiungerle e viverci, per esservi finti vegani e avermi seguito per le strade sbagliate o trasformate dal tempo, per aver preso ogni imprevisto con ironia.
Siete dei grandi amici, bravi badanti e veri viaggiatori!
P.s. Ci vediamo a casa vostra per una banana fritta klotok style.
mercoledì 29 ottobre 2025
Bali: panorami a pagamento
Attraversando paesaggi e ricordi, giungiamo a Jatiluwih, sito patrimonio dell'Unesco dal luglio 2012 e quindi da allora, scopro oggi, con ingresso a pagamento. C'ero stata due volte quando passeggiare per la verdissima vallata era gratuito e non ci aspettavamo di dover pagare i biglietti, per di più solo in contanti. Ci restavano appena i soldi per pagare Nengah, avremmo dovuto prelevare di nuovo quella sera. Comunque, entriamo e il nostro autista va a passare il tempo nel parcheggio con i suoi colleghi, mentre noi ci addentriamo tra le risaie più famose del mondo. Bisognerebbe venirci in diversi periodi per vedere la valle trasformarsi a seconda delle fasi del raccolto. Oggi è verde di piantine di riso fresche, diventa poi gialla di spighe pronte per la mietitura e poi un mosaico di specchi d'acqua incorniciati dagli argini delle terrazze per la nuova semina. Il riso è protetto da tempietti e statue che propiziano un buon raccolto e la valle viene visitata sia dai turisti che dagli uccelli che si cibano di questo riso e degli insetti che gli girano intorno. Prima di tornare a Ubud, invitiamo Nengah a bere un succo di frutta fresco in uno degli innumerevoli bar vista risaie sorti intorno alla valle. Era sorpreso che gli offrissimo da bere, probabilmente i turisti che accompagna di solito non lo fanno.
martedì 28 ottobre 2025
Saluti alla piastra
La sera prima della partenza, i ragazzi ci avvisano che verranno a salutarci, portando qualcosa da bere dopo cena. Dan mi chiede se ci serve qualcosa, visto che passeranno al supermercato sulla strada per la guesthouse, ma siamo a posto. A proposito, il supermercato che per anni ho chiamato Indomarket, ho scoperto essere Indomaret e si trova un po' su tutte le isole, è l'Esselunga locale insieme all'Alfamart. Nel frattempo in paese è cominciata la festa di matrimonio per i cui preparativi la via principale è stata bloccata per giorni, poi scoprirò che a sposarsi è il cognato di Hari che quindi è occupato anche quella sera e purtroppo non riuscirò a salutare e ringraziare di persona, solo in videochiamata.
Nel pomeriggio, l'iPhone di Francesco aveva attivato per errore il segnale di emergenza. Non sapevamo bene come funzionasse, oltre a inviare messaggi ad alcuni contatti di famiglia. L'ha subito disattivato, ma scherzavamo sul veder arrivare un elicottero con Meloni e Crosetto in assetto da combattimento per salvarci. Invece, quella sera è arrivato l'esercito di ALeRT con tanto cibo da sembrare un convoglio di aiuti umanitari.
Ci aspettavamo di sederci come sempre sul pavimento del portico a bere e chiacchierare, ma dalle auto spuntano tavolini, fornelli a gas, piastre, padelle e una gran quantità di cibo. C'è anche il povero Dino e ridiamo pensando che gli dicano: “Bene, hai scaricato tutto, ora puoi andare a casa.”C'è anche Puspa, la moglie di Eddie, che si è occupata dei nostri pasti al sacco per tutta la settimana e ringraziamo facendole i complimenti perché era tutto delizioso.
Kiki e Puspa cominciano a cucinare, le verdure sfrigolano sulla piastra, fumo e aromi restano sospesi nell'afa, i gechi rincorrono gli insetti attirati dalle luci del portico, chiacchieriamo e ridiamo.
Dan mi consegna le magliette che gli ho ordinato per Penelope, Lucio e il TdC. Gli chiedo anche di scrivermi il nome dell'albero che ho piantato per papà: l'albero coso in realtà è un Nyamplung, produce delle mandorle da cui si può estrarre un olio che ringiovanisce la pelle. L'ho scelto perché ha bellissime foglie sempreverdi che non piacciono agli elefanti, così sono sicura che non lo rovinino o abbattano per cibarsene.
Puspa ci regala due quadretti che ha dipinto ispirandosi alle foto scattate dal marito agli uccelli del Way Kambas. Apprezziamo molto il dono e speriamo che arrivi integro in Italia.Questa inaspettata festicciola fa concorrenza al matrimonio in fondo alla strada e, quando arriva il momento di sparecchiare e rassettare il portico, dobbiamo salutarci a malincuore.
Mi dispiace che sia l'ultima sera, anche Francesca e Francesco si sono affezionati ai ragazzi. Distribuiamo baci e abbracci sinceri.
La mattina dopo abbiamo preparato le valigie con calma. Hari ci aveva prenotato il taxi tamarro per l'aeroporto alle 12 così avevamo tutto il tempo di fare colazione, raccogliere le nostre cose, lasciare le stanze e i bagni con la tinozza che abbiamo imparato a usare con disinvoltura. A Bali sarà tutto più comodo e facile, ma è qui nel disagio che lasciamo un pezzetto di cuore.
Alle 11, sono arrivati Dan e Kiki, accompagnati ovviamente da Dino, per un ultimo saluto. Dan avrebbe dovuto partecipare a un meeting con le persone che l'avevano cancellato il giorno della visita a ERU, ma questa volta l'ha rimandato lui: “Devono imparare a rispettare gli impegni delle persone. Ho detto che dovevo andare a salutare mia sorella e i suoi amici.”
Ci siamo abbracciati, gli ho raccomandato di prendersi cura di sé anche se fa un lavoro molto impegnativo. Speriamo che trovi casa più vicino all'ufficio, passare più tempo con sua moglie e i bambini lo aiuterà a ritrovare l'energia per affrontare le sfide quotidiane. Ho abbracciato anche Kiki e le ho ribadito che sono felice di vedere una ragazza nella squadra e spero che ne arrivino altre.
Dan ringrazia Francesca e Francesco per essere venuti a Sumatra e per il sostegno ad ALeRT. Loro sono contenti di averli conosciuti e aver scoperto il Way Kambas, Sappiamo quanto sia duro il lavoro che fanno e li incoraggiamo a non arrendersi perché vogliamo tornare e ritrovare la foresta sana e bellissima con tutti i suoi splendidi animali.
Salutiamo il povero Dino che sorride sempre, il ragazzo più paziente del mondo, e lui si rimette alla guida portandosi via i nostri amici. Francesco commenta: "Proprio bravi questi attori cinesi che hai ingaggiato, sembravano davvero commossi."
lunedì 27 ottobre 2025
Treewatching e coccodrilli
Per l'ultima escursione a Sumatra, abbiamo indossato tutti e tre le nostre magliette di guardian of the wild.
Dan ci raggiungerà nel pomeriggio. “Mi farò venire a prendere da Yahya o Dino” mi scrive e sappiamo già a chi toccherà.
Entriamo nel parco dall'ingresso vicino alla guesthouse e restiamo fermi al posto di guardia in attesa del ranger che deve accompagnarci. Aspettiamo un po', un altro po', e i ragazzi cominciano a innervosirsi perché ci stiamo perdendo il momento migliore per osservare la foresta che si sveglia, ci siamo alzati presto apposta. Per distrarci, Kiki ci fa scendere dal pickup e ci mostra i pannelli informativi installati a lato della strada: elencano le specie di uccelli e mammiferi presenti nel parco con le aree di avvistamento. È un progetto che ha realizzato lei e ce ne sono altri in altre zone del Way Kambas che ne descrivono fauna e flora. Li avevo visti l'anno scorso a Bambangan, ma un branco di elefanti selvatici li ha abbattuti, per giocarci. Questi all'ingresso sono gli unici rimasti in piedi. Intanto, vediamo partire un altro ranger con un gruppo di turisti, mentre noi che siamo qui con ALeRT veniamo messi da parte. C'è sempre una certa tensione nei rapporti con il personale del parco, i ragazzi sanno di chi fidarsi e chi approfitta del proprio ruolo, ma sono costretti a ingoiare tanti rospi per poter continuare la loro attività nella foresta. Non si tratta solo della tipica pigrizia dei dipendenti statali che è diffusa in ogni paese del mondo, c'è anche corruzione, complicità con i bracconieri e c'è chi porta i propri parenti a pescare illegalmente nei fiumi del Way Kambas la domenica, purtroppo le denunce cadono nel vuoto oppure si risolvono in piccole multe. ALeRT lavora con gli abitanti dei villaggi e i ranger onesti anche per cambiare questo sistema, attirandosi l'ostilità degli altri ovviamente. Io non so mai in anticipo se le persone che mi presentano o quelle che ci fermano per controlli sono amici o nemici, quindi evito di dare troppo confidenza finché non scopro da Dan da che parte stanno ed è davvero brutto che esistano delle parti.
Comunque, i ragazzi si stufano di aspettare, ci mandano avanti con il pickup, mentre l'altra auto resterà ad attendere il ranger. Ci ritroveremo al fiume Kanan dove abbiamo in programma un giro in barca. Il tragitto attraverso la foresta fino al fiume è spettacolare, pare di infilarsi in un tunnel tutto verde e anche la temperatura è molto piacevole, finalmente si respira. Frange di liane che drappeggiano i rami protesi sulla strada, rampicanti che rivestono i grandi tronchi abbattuti dai temporali o dalle termiti, alberi così alti che non stanno in una foto e bisogna riprenderli in video dalle radici alla chioma che si perde nel cielo. C'è chi viene in Indonesia a fare birdwatching, io faccio treewatching.
Giunti a un'ampia radura affacciata sul fiume, scopriamo che il ranger assegnato al nostro accompagnamento è già lì. Le auto dei ragazzi sono, come sempre, cariche di vettovaglie e attrezzatura che il povero Dino aiuta a scaricare e sistemare sulla barca, ma poi non viene con noi e nemmeno Yahya. Partiamo con una sola grande canoa a motore: Fra e Fra davanti, io e Kiki dietro di loro, poi Eddie, il ranger e naturalmente il pilota.
Per tirare l'ora di pranzo, ci siamo incamminati per un piccolo trekking nei dintorni con il ranger che ci ha raccontato del problema della pesca illegale nella zona. Mentre passeggiavamo con Kiki ed Eddie che traducevano le informazioni, ho notato una bottiglia tra le foglie che ricoprivano il terreno, poi altri rifiuti in plastica: i resti del bivacco di pescatori di frodo. Mi urtava vedere tutta quella spazzatura abbandonata, allora ho proposto di radunarla in un punto e portarcela via al ritorno, in fondo siamo qui per contribuire alla protezione della foresta, non solo a visitarla. Ci siamo dati tutti da fare e ne è venuto fuori un bel mucchio. Il ranger mi è parso interdetto per un attimo, poi ha partecipato e ha affermato che ripulire i campi base di bracconieri e pescatori serve anche a monitorare nel tempo quanto vengono usati. Non sono sicura che lo facciano spesso quanto dice, anche perché l'area verde intorno al loro ufficio fa abbastanza schifo, piena di mozziconi di sigaretta, carte di merendine e perfino pile esaurite. Però oggi è stato fatto.
Ho chiesto a Kiki la differenza tra le parole rimba e utan perché entrambe mi vengono tradotte con foresta. Rimba è nel nome di ALeRT (acronimo di Aliansi Lestari Rimba Terpadu), dell'ecolodge in Kalimantan e del nostro klotok, utan nella parola orangutan dove orang è persona e utan foresta che gli indigeni utilizzavano per indicare i miei primati preferiti come abitanti della zona. Non è stato facile per lei spiegarmelo in inglese, ma credo di aver capito che rimba indica la giungla, una foresta selvaggia, mentre utan è il termine generico per foresta, area boschiva.
Dopo pranzo, Francesca passeggia in riva al fiume cercando di avvistare qualche uccello con il binocolo, durante questo viaggio ha scoperto la passione per il birdwatching. Ad un tratto, la sentiamo chiamare: “C'è un... un... un...” non le viene la parola dall'emozione, ma corriamo tutti a guardare il punto del fiume che sta indicando, appena in tempo per scorgere un grosso coccodrillo inabissarsi e sparire. Era nella lista degli animali da vedere e, grazie alla Fra, l'abbiamo spuntato anche se non abbiamo fatto in tempo a fotografarlo. Era una bestia davvero enorme e si è lasciata dietro una lunga scia di onde, mentre fuggiva disturbata da tanta attenzione. Eddie ci spiega che la popolazione di coccodrilli è cresciuta a dismisura perché vengono rilasciati qui anche quelli recuperati dagli zoo di Giava e Bali e, in assenza di predatori, hanno comodamente invaso le acque dove, fino a pochi anni fa, i ragazzi nuotavano nelle giornate calde. È anche a causa dei coccodrilli che l'anatra alibianche è in pericolo, oltre alla caccia e all'inquinamento delle sue zone di residenza preferite.
Ci rimettiamo in barca per tornare indietro proprio all'orario consigliato dai dermatologi: l'una. Nemmeno i coccodrilli sfidano il caldo a quell'ora. In pratica, non abbiamo navigato, ci siamo arrostititi al sole. Decisamente, non l'escursione che mi aspettavo.
Non appena sbarcati all'ufficio dei ranger, quello con la spazzatura nelle aiuole, abbiamo cercato ombra e acqua fresca. Dino è andato a prendere Dan e, intanto, si taglia altra frutta, attirando un gruppo di macachi in cerca di avanzi. Si preparano anche tè e caffè che, non ci si crede, aiutano a sopportare meglio il caldo. Io voglio andare a fotografare gli alberi lungo la strada da cui siamo arrivati la mattina, ma Kiki segue gli ordini di Dan alla lettera: dobbiamo aspettarlo qui. Passa il tempo, mi annoio e scatto qualche foto agli alberi più vicini e all'insegna dell'ingresso della radura dove si sono appesi due graziosi pipistrellini in attesa della sera. Pian piano, mi allontano, sperando che Kiki non mi richiami indietro. Mi accorgo che i miei &friends mi vengono dietro, anche loro annoiati dall'attesa e, poco dopo, arrivano Kiki, Eddie e il ranger. Mi seguono a distanza, non dovrei allontanarmi da sola, però sarebbe scortese impedirmi di andare e i ragazzi sono combattuti. Mi viene da ridere, sembra di giocare a un, due, tre, stella.
Vorrei avere più tempo, vorrei restare a osservare la giungla che muta dal mattino alla sera, vorrei dormirci dentro e farne parte. Mi sento a mio agio con i piedi nel fango, con le mani nella terra, con le foglie nei capelli e non mi disturbano le creature che riempiono di vita ogni angolo (tranne le zanzare, quelle devono morire tutte), invece ho paura delle città, mi fanno sentire in pericolo, sporca e malata. Non so spiegarmi da dove provenga questo richiamo così intenso e profondo verso le foreste, forse in una vita precedente ero davvero un albero. In fondo, sono figlia di Albero Colombo.
Usciamo dal Way Kambas e ci voltiamo tutti a salutarlo perché domani si parte per Bali.












