Dopo aver massacrato James con l'escursione da record, abbiamo programmato una giornata più tranquilla: safari di un paio d'ore all'apertura del parco, ritorno al lodge per colazione e poi tutti liberi fino alle 16.00 quando saremmo andati a fare una passeggiata con Lois nei dintorni per vedere il tramonto.
Questa volta ci siamo goduti l'alba nel Meru con calma ed è stato bellissimo vedere piante, fiori e uccelli risvegliarsi con la luce, mentre i predatori andavano a nanna dopo una notte di caccia. Le sagome nere degli alberi si stagliavano contro un cielo infuocato dai colori sgargianti. Ogni foto sembra una cartolina.
Un rinoceronte solitario brucava tranquillo, finché ha notato il nostro veicolo. Infastidito, ha cominciato a venirci incontro con passo minaccioso. James ha ingranato la retromarcia, ma il rinoceronte ci ha inseguiti mentre ci allontanavamo. Allora, ci siamo fermati, immobili, zitti e a motore spento. Lui ci ha raggiunti galoppando e, dopo essere rimasto nei dintorni a controllarci per qualche minuto, si è calmato e rimesso a brucare. Lentamente e in silenzio, ce ne siamo andati. Nessuno ha fatto un video della carica o dell'inseguimento, eravamo troppo occupati a osservarlo e preoccuparci. In questi parchi poco frequentati dai turisti, gli animali non sono abituati all'invadenza umana e, giustamente, si innervosiscono. Mi sono sentita un po' in colpa, ospite non invitata a casa di creature selvagge, ma delicate che soffrono per la perdita di habitat e per l'inquinamento causati dall'espansione umana sul pianeta. È vero che eravamo lì solo per guardare e che pagando l'ingresso contribuiamo a sostenere la protezione della riserva naturale, però mi è dispiaciuto lo stesso.Proseguendo il giro sotto il sole che cominciava a scaldare l'aria del mattino, abbiamo notato una gran quantità di babbuini lungo la strada. Erano centinaia, sembrava una riunione del parlamento dei babbuini al completo.
Ce la siamo presa comoda, fermandoci spesso a motore spento per ascoltare oltre che guardare. Ci siamo riempiti dell'effetto benefico della natura che riporta il corpo e la mente a uno stato di equilibrio compromesso dalla vita di città, dagli orari, dalle scadenze, dal lavoro, dalle preoccupazioni e dalle difficoltà. Ci voleva.
Rientrati al lodge, abbiamo lasciato libero James per il resto della giornata, aveva bisogno di riposare, ma voleva anche andare a lavare il fuoristrada provato da tanti chilometri nelle terre selvagge.
Sonia, Peris e io siamo andate a fare colazione con i gatti. Lo staff del lodge è molto educato e disponibile anche se messo alla prova da Peris sempre puntigliosa, soprattutto sulla puntualità. Se chiedevamo la cena alle 19.30 lei alle 19.31 si lamentava già del ritardo e andava in cucina a sollecitare, oppure aggiungeva al suo ordine qualcosa fuori menu come le patate dolci a colazione o il chapati al posto del riso come accompagnamento. Facendolo sempre con il sorriso e qualche battuta, però, si è guadagnata la simpatia di tutti e il suo brontolare è diventato con il tempo un gioco, in particolare con il gentilissimo Musa.
Al contrario, un gruppo di turisti russi ha fatto impazzire tutti. Abbiamo raccolto pettegolezzi da James che la sera si ritrova con gli altri autisti negli alloggi dedicati agli accompagnatori. L'autista di quel gruppo era sfinito dalle loro richieste impossibili. Per esempio, durante il safari avevano avvistato la stessa leonessa che avevamo incontrato noi, ma si erano lamentati perché volevano vedere un leone maschio; arrivati al lodge avevano chiesto quanti clienti ci fossero e in quali stanze perché volevano il posto tutto per loro, ma ovviamente Adam, il responsabile, ha risposto che le informazioni sugli ospiti sono riservate; hanno perfino chiesto che qualcuno dello staff catturasse le rane che cantavano la notte e le consegnasse ai ranger per tenerle lontane dal lodge, cosa che è stata risolta spostando i due rospi grossi che facevano più rumore in fondo al giardino e spegnendo le fontane che li attiravano. Per fortuna sono rimasti al lodge solo due notti, mentre il povero autista doveva sorbirseli per due settimane. Speriamo che almeno lo ripaghino con una mancia più che sostanziosa.
Per fare una vacanza nella natura bisogna sapersi adattare, non è uno zoo, non è un documentario in tv. Non si possono controllare il meteo o l'avvistamento degli animali, va a fortuna e non si può pretendere che tutto vada come si vuole solo perché si paga.
Tornate alla nostra tenda, io mi sono messa a scrivere per il blog e a scaricare le foto degli ultimi giorni; Sonia si è accomodata nel patio a leggere il libro di Altea che aveva comprato alla presentazione e non ancora letto; Peris, maniaca della pulizia, ha chiesto ai camerieri che le portassero un secchio perché voleva lavare le scarpe impolverate dai safari e ha insistito per lavare anche quelle di Sonia e le mie. -Devo tenermi occupata- ha detto -se faccio un pisolino poi non dormo la notte.-
Alle 16 avevamo appuntamento alla reception con Lois per la famosa passeggiata. Abbiamo lasciato le scarpe leggere appena lavate ad asciugare e indossato quelle da trekking. Con noi è venuto anche Samson, un membro dello staff del lodge. Pensavamo di fare una camminata lungo il vicino fiume a guardare scimmie e uccelli, ma Lois ci ha spiegato che non avremmo avvistato animali, ma attraversato i campi dietro il villaggio fino a risalire una collina da cui godere il panorama al tramonto. Ero un po' delusa, ma poteva essere comunque interessante, quindi siamo uscite dal cancello del lodge, dove ogni volta ci chiedevano chi eravamo e un fiorino, ci siamo incamminate per un sentiero sterrato. Salomon ci informa che la camminata da lì alla vetta della collina e ritorno durerà circa due ore. Che? Con questo caldo, due ore sotto il sole? Vabbè, vediamo quanto è impegnativa, un po' movimento fa sempre bene e se ci stanchiamo torniamo indietro. Cominciamo costeggiando i campi appena seminati che verranno annaffiati dalla stagione delle piogge in arrivo e dalle capanne dei contadini escono bambini che ci osservano sorpresi di vedere due donne bianche addentrarsi nelle loro terre. Alcuni ci guardano con gli occhi sgranati, altri salutano e sorridono, altri ci chiamano Mzungu, la parola con cui si indicano i bianchi. Dopo una svolta vediamo in lontananza la collina che dovremmo scalare, a forma di piramide e piuttosto ripida. Mi viene da ridere: non arriverò mai in cima. Lois ci fa foto e video, fa la guida per il parco nazionale, ma vorrebbe un giorno mettersi in proprio. Per evitare il fango creato dalla pioggia della note prima, tagliamo per un terreno incolto dove ci vorrebbe un machete per passare, poi guadiamo un ruscello dove la gente del villaggio prende l'acqua per uso domestico, mentre più a valle si abbeverano mucche e capre. Arriviamo ai piedi della collina già stanche per il caldo e guardiamo il sentiero ripido che si inerpica sulle rocce rosse. Facciamo che vediamo il tramonto da metà collina? Cominciamo a salire sudando e sbuffando. Non ci eravamo portate abbastanza acqua perché non immaginavamo di andare così lontano, ma pian piano procedevamo. Raggiunto un punto abbastanza alto e aperto per guardare il panorama, abbiamo deciso che non avremmo proseguito oltre. Il tempo di riprendere fiato e scattare qualche foto alla campagna circostante, poi abbiamo cominciato la discesa. Sonia è salita e scesa con l'agilità di una capretta dell'Himalaya, Peris lentamente ma senza intoppi, io... io non sono fatta per i dislivelli, io posso fare chilometri in piano, ma salite e discese non fanno per me. Lois ci precedeva per filmarci e io, in un tratto particolarmente scivoloso, ho deciso di scendere con i piedi a spazzaneve. Tutti sono scoppiati a ridere, Lois piegata in due dalle risate ha interrotto il filmato perché se la stava facendo addosso. Sono lo zimbello della contea di Meru e diventerò anche il vostro non appena guarderete il video nell'album che caricherò. Intanto sono arrivata a valle senza incidenti, quindi la mia tecnica ha funzionato. Purtroppo, però, dopo aver riattraversato il ruscello mi sono accorta che la suola di una scarpa si era completamente aperta. Pure i bambini che stavano riempiendo taniche d'acqua da portare a casa hanno cominciato a ridere di me. Fortuna vuole che passasse di lì anche un contadino che aveva con sé dello spago, ne ha tagliato un pezzo col coltello e l'ho usato per legare la suola alla scarpa e poi intorno alla caviglia. Quanto bastava per tornare al lodge. Grazie mille, signore.Quando siamo rientrate, ancora ridendo della mia performance, abbiamo salutato Lois perché il giorno dopo saremmo partite per il monte Kenya. È stata una brava guida, ci ha insegnato molte cose sul parco e sugli animali che ci abitano. Lei ci ha ringraziate per la compagnia e a me ha detto che avrebbe sempre ricordato le risate di quel giorno. Ci siamo scambiate i numeri per restare in contatto, baci e abbracci.
Tornate in camera, Peris ha consegnato le mie scarpe rotte (nel frattempo anche l'altra suola ha cominciato ad aprirsi) a Samson perché le portasse in paese al calzolaio per farle riparare. Le avrei anche buttate via visto che comunque erano consumate dagli anni, ma mi servivano almeno per il trekking sul monte Kenya. Dopo cena, me le ha riconsegnate con le suole ben incollate e assicurate con una cucitura. Il tutto per 1 Euro e 37 centesimi.
A cena è stato un po' triste bere l'ultima birra al lodge Ikweta, ci sentivamo ormai a casa nella nostra tenda da genitori divorziati, con la doccia non sempre calda e le poltrone nel patio (dove Sonia ovviamente si è addormentata), con i gatti che spuntavano dappertutto, Musa e gli altri ragazzi e ragazze dello staff sempre gentili, gli uccellini che cantavano al mattino e anche i rospi che gracidavano nella notte. Checché ne dicano i turisti snob.
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