mercoledì 22 marzo 2017

Brutto post(o)

Seminyak è un paesino per turisti. È bruttarello, affollato anche in bassa stagione, pieno di negozi, bar, ristoranti che comprendono svariate trattorie italiane (un italiano che mangia italiano all'estero dovrebbe essere perseguito penalmente), mini market aperti 24ore. Per strada si incontrano solo stranieri, le insegne e i menù sono in inglese, le bancarelle vendono magliette con la scritta I love Bali. La spiaggia è infestata di ombrelloni e chioschi dove i servono cocktail con l'ombrellino. Insieme a Legian e Kuta Beach, Seminyak forma la triade del turismo di massa balinese. Esattamente il genere di località che evito come la peste. 

Allora perché mi trovo qui?
Perché è a soli trenta minuti dall'ufficio immigrazione di Denpasar e sto facendo le pratiche per il prolungamento del mio visto. Per i sette giorni lavorativi (minimo) necessari all'iter burocratico, ho scelto una sistemazione sul mare, ma dalla quale posso fare avanti e indietro senza spendere una follia in taxi. E dico “avanti e indietro” perché la procedura di rinnovo del visto sembra studiata dal più sadico dei burocrati, ma ve ne parlerò in un post dettagliato perché potrebbe essere utile ad altri viaggiatori.

Oggi, invece, voglio soffermarmi sul luogo dal quale non vedo l'ora di fuggire. Lo so, c'è di peggio e Seminyak evidentemente piace a migliaia di turisti, solo che io sono fatta in un altro modo. A me non interessano i negozi, preferisco i piccoli mercati locali; per me vita notturna sono i richiami degli animali nella foresta, non il rumore delle feste che durano fino all'alba; per me il mattino è un caffè con gli uccellini che cinguettano, non i clacson dei motorini; per me una spiaggia tropicale è semi deserta e devi portarti l'acqua da casa perché non c'è alcun bar nei dintorni e a Bali se ne trovano diverse – le avete conosciute nei miei viaggi precedenti – solo che bisogna allontanarsi dalle comodità per raggiungerle e i turisti sono pigri. 


Sono venuta in Indonesia per stare in mezzo alla natura, ma devo accettare questo intermezzo cittadino cercandone i lati positivi. Non ho ancora esplorato granché, forse allontanandomi dal centro scoprirò qualche ristorante tipico e angoli più caratteristici. 
Tra una visita e l'altra all'ufficio immigrazione, vado in spiaggia, la mattina presto, quando c'è poca gente e, anche se da queste parti la stagione del surf comincerà in aprile, c'è già qualche appassionato in azione tra le onde e orde di ragazzini che prendono le loro prime lezioni. Oggi, però, non vi mostro le foto che ho scattato in spiaggia perché per commentarle ho bisogno di un post intero.


Ho scelto un alloggio economico, privo di qualsiasi fascino, ma in fondo devo soltanto dormirci. Scriverò ben poco perché in camera non ho nemmeno un tavolino, sto seduta sul letto col pc sulle gambe oppure seduta per terra col pc sul letto. Non si può fare per più di un'ora. La potenza del wifi è scarsa, non so se riuscirò a caricare un album fotografico dedicato a Seminyak, ma non so neanche se merita lo sforzo di portarmi dietro la macchina fotografica (finora ho usato il cellulare). 
Per i balinesi questa non è Bali, però anche questa è Bali, seppure una zona dell'isola che ho sempre evitato nei viaggi precedenti, e ve la racconterò come la vedo. Oltretutto mi tocca trascorre Nyepi qui, dove si trasformerà in uno spettacolo per turisti perdendo il suo significato spirituale. Oh quanto sono depressa!


Mi auguro che questi sette giorni lavorativi (minimo) passino in fretta e so che lo sperate anche voi per leggere cronache più interessanti e avventurose delle mie lamentele, ma ultimamente, tra scrittori, si discuteva di verità e questa è una parte della mia verità al momento.

lunedì 20 marzo 2017

Malinconia

Quando ti trovi in Indonesia e senti un tuono, non guardi solo il cielo, ti volti verso le montagne ricordando che sono tutte vulcani e che nessun vulcano lungo la cintura di fuoco del Pacifico si può considerare completamente estinto. Comunque, da voi c'è l'Etna a dar spettacolo ultimamente, e non ha nulla da invidiare a quelli che mi circondano in questo momento.
Certo, se il cielo sembra macchiarsi d'inchiostro e un attimo prima stavi prendendo il sole, è più probabile che sia in arrivo un temporale, ma non è che i vulcani aspettino le belle giornate per eruttare. Sempre all'erta.


Qui è bellissimo anche sotto un acquazzone, ma oggi sono malinconica perché stamattina lascio l'Udayana Kingfisher Eco Lodge. A parte qualche cliente di passaggio rimasto un paio di giorni per fotografare la foresta, ho avuto il privilegio di essere l'unica ospite per quasi tutto il mio soggiorno. Non solo ho avuto a disposizione il giardino e la piscina e ho potuto scrivere e passeggiare indisturbata, ma sono anche stata "adottata" da uno staff sorridente e amichevole che, avendo poco da fare, ha passato volentieri del tempo con me. È stato meraviglioso, e quando dico meraviglioso mi viene sempre in mente la canzone di Lego Movie perché sono nerd nel midollo.
Stamattina, però, mi tocca salutare Kadek, Santos, le cameriere ninja, la giardiniera, la bravissima cuoca, la paziente Made che mi ha dato lezioni di guida in motorino mentre Asti ci riprendeva.

Parentesi - Quello del mio primo giro in motorino è un video che non renderò pubblico se non a fronte di un consistente bonifico, l'asta è aperta. Vi dico solo che mio fratello, tra i pochi eletti che l'hanno visto, ha commentato: "Tensione alle stelle. Prima la bambina che fugge tra i rovi, poi il cane salvato dal padrone che accorre allarmato... Ma non c'era un modello con le rotelle, per iniziare?" - Chiusa parentesi.

Mi mancheranno queste persone deliziose e anche le rane che mi cantano serenate ogni sera, le epiche battaglie tra insetti notturni nel mio bagno che intuivo dai cadaveri rinvenuti ogni mattina nei dintorni del lavandino. Mi mancheranno la mia scrivania e la vista sulla foresta. Non potevo desiderare accoglienza migliore sull'isola.


Mi sono goduta questo rifugio quieto e isolato da scrittrice, ora è tempo di rimettere i panni di viaggiatrice. Oggi pomeriggio mi trasferirò a Seminyak, ma, come si dice, questa è un'altra storia e ve la racconterò da là. Adesso, invece, vi saluto con la pioggia di Bali in due filmati ripresi dal mio cellulare nei giorni scorsi, così vi contagio con un po' di romantica malinconia.

Ogni tanto piove.


Ogni tanto piove forte.

sabato 18 marzo 2017

Dettagli

Vi è nota la mia passione per la birra e ovviamente ne bevo anche a Bali dove si trova la Bintang, stella in indonesiano. Ora, io sono stata viziata da amici tedeschi e questa qui è una bevanda passabile soprattutto se consumata ghiacciata, ma la birra, come la intendo io, è una cosa diversa. Indagando un po', ho scoperto che la Bintang non è altro che Heineken, è prodotta localmente dal 1929 da una filiale di Heineken. Pensandoci, è pure logico dal momento che l'Indonesia è stata a lungo una colonia olandese e deve il suo nome proprio alla contrazione di Indie Olandesi. In 88 anni di birrificio si poteva fare di meglio, ma la Bintang è leggera e costa poco, e poi fa parte dei miei ricordi di Bali fin dalla mia prima visita nel 2010. Mi piace sorseggiarla la sera a cena e poi finirla in veranda prima di andare a letto. 
Stamattina però ho dato un'occhiata alla mia pagina sul registro del bar self-service e confrontando le colonne di Bintang e acqua forse ho un principio di alcolismo, Non vi allarmate, è una falsa statistica perché compro le bottiglie d'acqua al supermercato, ricorro al lodge solo in caso di emergenza perché più costoso. Sarò anche alcolizzata, ma sono sempre brianzola e tengo d'occhio i prezzi. L'acqua conservata a temperatura ambiente nella mia camera è ancora bevibile, la Bintang proprio no, deve venire dal frigo del bar, meglio ancora, dal freezer.

Che brava, ne ho prese perfino due piccole!

Quando sono arrivata, ho mandato in lavanderia gli abiti che indossavo in aereo per eliminare la puzza di viaggio. Di solito però mi faccio il bucato da sola e stendo in giro per la camera. Il vantaggio di questo caldo umido è che se la mattina appendi all'aperto un abito, una maglietta o dei pantaloni, anche usciti stropicciati dalla valigia, la sera te li ritrovi perfettamente stirati dal clima, proprio senza una piega. Grazie, aria tropicale!

fresca di giardino

E niente, volevo appuntarmi questi due pensieri, anche se sono solo dettagli.



giovedì 16 marzo 2017

Birdwatcher ignorante


L'altro ieri sono andata in gita con Kadek ai settling pond di Nusa Dua, una distesa di stagni dove dimorano oltre 25 specie di uccelli.

Nusa Dua è un'aerea nel sud di Bali famosa per i lussuosi resort che, come sapete, non sono proprio cosa per me, ma per una volta i ricconi in vacanza hanno portato una piccola conseguenza positiva. Questi laghetti artificiali, oggi riserva naturale protetta, in origine sono stati creati per riciclare e depurare l'acqua di scarico dei resort e così irrigarne i giardini e i campi da golf. Col tempo, però, una gran varietà di uccelli acquatici e migratori ha preso a nidificare tra gli stagni, pescarne i pesci e i granchi, fino a trasformarsi in una grande attrazione per gli appassionati di birdwatching.

Per godersi lo spettacolo, bisogna arrivare intorno all'alba o poco prima del tramonto quando i volatili sono in piena attività. Il resto della giornata è troppo caldo anche per loro.
Quindi, sveglia alle 5.00, un caffè al volo e appuntamento con il signor Santos all'ingresso del lodge. Kadek si è fatta trovare puntuale lungo la strada, ma siccome era ancora buio, stavamo per caricare in macchina una donna che aspettava l'autobus. Sappiate che abbiamo riso un'ora per questo equivoco.

Imbracciati binocolo e macchina fotografica, io e la mia amichetta indonesiana abbiamo cominciato la lunga passeggiata sul sentiero che costeggia gli stagni. 
Il sole nascente gettava una bellissima luce sugli specchi d'acqua, credetemi, anche se non sono riuscita a catturarla nelle foto. L'aria era piena di cinguettii e frullare d'ali. I moli, gli isolotti, i rami degli alberi, i galleggianti ormeggiati, le sponde e le lingue di sabbia erano tutti ricoperti di uccelli che si posavano e poi si rialzavano in volo, si tuffavano a pescare e poi si agitavano per asciugare le ali. Pur scattando a casaccio, in ogni foto si inquadrano facilmente due o tre specie diverse di volatili. Non sono esperta e dei nomi pronunciati da Kadek quando indicava ricordo soltanto quelli che già conoscevo: la gru e il cormorano nero. Tutti gli altri, per me, si distinguono in becco giallo, piume marroni, becco a punta, uccello piccolo, ciuffo sulla testa, faccia da rapace, tipo anatra, e così via. 
Sono la birdwatcher più ignorante di sempre.
Nonostante le mie lacune in ornitologia, il luogo e i suoi abitanti alati mi sono piaciuti davvero tanto e questo è l'album dei loro ritratti.

A metà del percorso c'è un impianto per il compostaggio dei rifiuti organici che vengono utilizzati per fertilizzare, di nuovo, i giardini e i campi da golf. Accanto, si trova un vivaio che rifornisce di fiori e piante... Indovinate? Sì, i resort. Insomma, i settling pond sono ancora una proprietà privata, che per fortuna sfrutta le risorse in modo sostenibile, ma sono aperti al pubblico per il loro valore naturalistico che non si ferma all'avifauna tropicale. 

L'altro versante del sentiero si affaccia su una palude dove crescono ancora le mangrovie, i meravigliosi alberi che ho conosciuto in Cambogia anni fa. In realtà le mangrovie non sono proprio alberi, bensì agglomerati di alberi, ma non mi metto a fare la precisetta quando ho chiamato un raro esemplare di volatile quello con la cresta. Le loro caratteristiche radici si innalzano sopra il terreno e fuori dall'acqua per "respirare" anche quando si alza la marea. A me hanno sempre dato l'impressione che, su quelle lunghe e sottili gambe, le mangrovie potessero camminare, sollevarsi dalla palude e andarsene in giro. Magari, quando nessuno le guarda, lo fanno davvero. Dal versante dei settling pond la visuale è ostruita dalla fitta vegetazione, ma sono riuscita comunque a osservarle, mentre per le foto era troppo buio, ne ho fatta solo qualcuna nei punti più favorevoli. Però è stato bello rivederle, vecchie amiche.
Esiste un altro accesso per la foresta, sia a piedi per mezzo di passerelle, sia in barca, ma la visita mi è stata sconsigliata perché nessuno se ne prende cura ed è invasa dalla spazzatura e dalla plastica. Questo a Bali, nella ricca Nusa Dua che depura le acque di scarico per innaffiare i campi da golf. 
È un peccato perché al mondo rimangono pochissime mangrovie. Hanno subito un massiccio disboscamento allo scopo di liberare i litorali e sfruttarli come spiagge turistiche, allevamenti di crostacei, legname. Purtroppo, tale pratica non ha soltanto ridotto l'habitat di pesci, molluschi e uccelli, ma ci si è ritorta contro quando abbiamo scoperto che le mangrovie costituiscono una barriera naturale che protegge le coste dagli tsunami e dalle onde sollevate dai cicloni tropicali. Qualcuno nel 2004, da qualche parte nel sud-est asiatico, deve aver pensato: "Ops! Ecco a cosa servivano."

Torniamo sul sentiero. Volano, è proprio il caso di dirlo, più di due ore a passeggiare e comincia a far caldo. Gli uccelli diminuiscono, Kadek e io ci avviamo verso l'uscita, al lodge ci aspetta la colazione. Siamo quasi arrivate, quando mi fermo perché ho notato qualcosa che nuota a pelo d'acqua. È a pochi metri dalla riva, ma controluce, allora uso lo zoom per capire di che bestia si tratti. Kadek fa un balzo all'indietro: sembra un grosso serpente! Be', è questo qui sotto, ma secondo me è una specie di lucertola anfibia, anche perché mi pare che abbia le zampe. Che ne dite? Le altre foto nell'album magari vi aiutano a identificarlo, io devo prendere ripetizioni da Piero Angela.



Per non salutarvi soltanto con questo orribile dubbio, chiudo con un selfie sorridente. Buona giornata da Kadek e me!



domenica 12 marzo 2017

Bali lunare

La luna influisce tanto sulle maree quanto sulla vita dei balinesi.

Kadek e il suo carico eccezionale
Questa mattina, ho visto passare Kadek che, al posto della solita divisa del lodge, indossava camicia e sarong, tipico abbigliamento per le cerimonie induiste. Trasportava un vassoio a più piani alto quasi quanto lei e colmo di frutta e dolci. L'ha posato un attimo, doveva pesare parecchio, e si è fermata a salutarmi. Mi ha spiegato che stanotte ci sarà luna piena perciò, insieme alle altre donne che lavorano al lodge, era diretta al piccolo tempio nel giardino sul retro per portare offerte agli dei e pregare. Le ho chiesto il permesso di seguirla e scattare qualche foto che ho aggiunto all'album.
La signora che cura il giardino stava allestendo il tempietto per la cerimonia: disponeva cestini di riso e frutta, spargeva petali e fiori, accendeva bastoncini d'incenso e purificava l'area intingendo un mazzetto di foglie in acqua di cocco che poi spruzzava tutt'intorno. Come Kadek, anche le cameriere, che ci hanno raggiunto dopo essersi cambiate d'abito, hanno portato le loro offerte. Quando tutto era pronto per la preghiera, mi sono allontanata. Sempre gentili, mi hanno invitata a restare, ma sono tornata in camera perché a me darebbe fastidio essere osservata da una turista in certi momenti. Pudore mio.

Tempio in allestimento
Terminata la cerimonia, Kadek è tornata dal tempio con il suo carico e mi ha regalato un po' della frutta che io credevo destinata agli dei. «Oh non preoccuparti» mi ha detto «La mangerebbero gli uccelli. Prendi, prendi.» Mi sono limitata a pochi esemplari per tipo, ma avrei scalato molto volentieri quella montagna di delizie tropicali. Ho preso due banane, un mandarino e poi un grosso dragonfruit come quelli che mangiavo alle Hawaii e due piccoli frutti pelosi chiamati rambutan, tipici dell'isola, che hanno la polpa dolce e trasparente come acini d'uva.
Tornando alle usanze religiose balinesi, nel mese di marzo (quest'anno il 28) si celebra Nyepi, il Capodanno lunare. È noto anche come giorno del silenzio perché l'intera isola si ferma e zittisce. Secondo la tradizione, la sera prima bisogna fare un gran baccano e festeggiare, mentre grandi maschere raffiguranti demoni leggendari sfilano per le città. Tutto questo per attirare sull'isola gli spiriti malvagi che amano i bagordi. Il giorno seguente, scatta la trappola: quiete totale, silenzio assoluto. È severamente proibito circolare per la strada, i turisti devono restare negli hotel. A quel punto gli spiriti maligni, annoiati a morte, abbandonano Bali, lasciandola alle entità benevole per un altro anno. Non è affascinante? Naturalmente, parteciperò anche per voi e ve lo racconterò.

Vi saluto e vado a rimpinzarmi di frutta.

il mio bottino

venerdì 10 marzo 2017

Piccolo mondo, grande appetito


Cosa ci sarà mai di tanto interessante in un semplice giardino per una che ha girato il mondo? Tanto per cominciare, qui il “giardino” è trenta ettari di foresta. E poi io resto affascinata dalla natura anche quando è la piantina di basilico sul balcone perciò, rivolta a me, è una domanda senza senso. 
Ieri ho montato lo zoom sulla macchina fotografica e sono uscita con l'intento di osservare e documentare le piccole meraviglie a pochi passi dalla mia stanza. C'è tutto un mondo in quei pochi passi ed è un mondo nel quale la vita prende minuscole e splendide forme per manifestarsi. È un mondo di ali trasparenti, di ragnatele, di foglie prese a piccoli morsi, di zampette tra i fiori, di cerchi nell'acqua. La natura si fa creativa e astuta nella lotta per la sopravvivenza e allora vedo spine per difendersi, pollini per riprodursi, radici per nutrirsi. Per godersi lo spettacolo è sufficiente sedersi nell'erba e ammirare tutt'intorno la vita che vola, cammina, striscia, nuota, che mette in atto trappole e strategie. Io mi incanto davanti a tanto ingegno e bellezza e dimentico di fotografare perciò non ho molto da mostrarvi – dal National Geographic mi avrebbero già licenziata – e comunque, invece di chiedermi cosa ci sia da vedere in questo giardino, uscite a guardare bene nei vostri, nei parchi delle vostre città e perfino nelle aiuole della tangenziale. Avvicinatevi ai fili d'erba e ai rami degli alberi, mettete il naso nei fiori e osservate. Qualcosa si muoverà di sicuro e vi sorprenderà. I saggi l'hanno sempre detto che la felicità è nelle piccole cose. Non che io sia saggia, per carità, ma apprezzo, apprezzo tantissimo. Guardate qui.

arrosticini
Un'altra domanda che mi è stata rivolta spesso è tipicamente italiana: cosa mangi a Bali? 
In realtà me la facevano anche a casa perché quando confessi di essere vegana la gente pensa che ti nutra di polistirolo.
È assolutamente vero che la cucina italiana non ha rivali al mondo, pure per i vegani (spaghetti aglio, olio e peperoncino; polenta e funghi; orecchiette alle cime di rapa; maccheroni al pomodoro; porcini fritti; verdure e legumi ne abbiamo mille varietà e potrei continuare per dieci pagine, ma non ho voglia e non è questo il punto), ma l'Indonesia non è sul pianeta degli insetti fritti con salsa piccante, chiaro? Anzi, rispetto agli altri paesi asiatici che ho visitato, qui ho trovato una cucina più semplice, speziata con discrezione, condita con la giusta delicatezza per la lasciare intatto il sapore dei cibi. Pomodori gustosi come questi, ne ho mangiati solo in sud Italia e in Grecia. E poi la frutta. Ah, che buona la frutta tropicale! Trovo l'ananas a pezzetti nell'insalata con pomodori e cetrioli, solo sale e pepe per condire, ed è un contorno prelibato.


la colazione di oggi
Mangio così tanto e bene a colazione e cena che salto il pranzo perché non ho fame. Le signore che lavorano in cucina, ottime cuoche e donne gentilissime, mi chiamano "strictly vegetarian" – come in Kenya, Cavallette!  ma senza scandalizzarsi. Ogni mattina mi chiedono se sono sicura di non volere che mi preparino il pranzo e io penso che se non avessi trenta ettari di giardino dove passeggiare, sarei già ingrassata di trenta chili.
Spesso invio a Feddi le foto e le ricette dei piatti deliziosi che mi trovo sulla tavola perché anche lei è un'ottima cuoca. Vi cito solo arrosticini di tofu e tempeh, grigliati e croccanti, frittelle di verdura e una squisita crema di carote e pomodori al pepe, ma c'è un menù diverso ogni giorno. Per quanto riguarda le porzioni, le vedete nelle foto: tutti quei piatti sono solo per me.

Questa settimana scorre tranquilla, ma, anche se resterò al lodge fino al 20 marzo, vi anticipo che la prossima sarà ben più movimentata.

Insomma, non vi preoccupate: scrivo, esploro e mangio.


frittelle di verdura e tofu in salsa di soia con peperoni

P.s. Farfalle ovunque e ne avessi centrata una nelle foto! Sono pessima.

martedì 7 marzo 2017

A spasso con Kadek

La mia giornata comincia facendo colazione e due chiacchiere con Kadek, la simpaticissima responsabile della reception. Negli ultimi mesi ha risposto alle mie cento mail, aiutandomi con infinite pazienza e gentilezza a organizzare il mio soggiorno perché, dopo la settimana da scrittrice, abbiamo programmato insieme un paio di cose che per ora non vi svelo.
Tra colazione e scambio di battute con la cuoca (non ho ancora capito il suo nome, purtroppo) non passa più di mezz'ora, eppure quando torno in camera la trovo pulita, ordinata e con il letto rifatto. Così immagino una squadra di cameriere ninja che, appena imbocco le scale per il ristorante, scatta in azione con stracci per i pavimenti, spugne e piumini e sparisce prima del mio ritorno.
Stamattina ho chiesto a Kadek di accompagnarmi per uno dei sentieri che dal giardino si inoltrano nella foresta. In reception si annoia perché sono l'unica cliente ed è stata ben felice di venire con me. Con due bei bastoni da camminata e una bottiglia d'acqua siamo partite per l'escursione.

liana riccia
Il Kingfisher Walk è uno dei tre sentieri che prendono direzioni diverse per le colline – gli altri due sono Bulbul e Temple – e sono tutti ben segnalati con placche numerate appese agli alberi ogni trenta metri, impossibile perdersi. Il Kingfisher comincia piuttosto ripido, infatti ci sono delle funi tese tra gli alberi a fare da corrimano e sostegno per la risalita. Sapete bene che a Monza ho il fiatone dopo tre gradini, ma sapete anche dalle mie precedenti avventure, che se mi mettete in mezzo a una foresta vado spedita grazie a un incantesimo di Madre Natura. Non sento la fatica se sono distratta dal fascino degli alberi, dagli intricati ricami delle liane, dalle bizzarre forme e dimensioni delle foglie, e poi dalla vita che osservo a ogni passo. Non so quanti tipi di farfalle ho visto che apparivano e sparivano come lampi colorati ovunque volgessi lo sguardo. Alcune piccolissime, altre grandi come uccelli. In foto ne troverete solo un paio perché sono sfuggenti e soprattutto perché in quei momenti pensavo più a osservare che fotografare. Kadek imita i versi degli uccelli, mi parla di piante e animali e lo fa in modo divertente, è una donna spiritosa ed è piacevole scherzare con lei mentre camminiamo invece che seguire una guida saputella e noiosa.
conchiglie di lumaca
Sotto le scarpe sento scricchiolare rami spezzati dalle forti piogge delle ultime settimane che, insieme ai venti di tempesta, hanno perfino abbattuto alberi enormi. A scricchiolare, però, c'è anche qualcos'altro: gusci vuoti di lumache, bianchi e belli grossi, che ricordano le conchiglie su una spiaggia tropicale. Ho immaginato quanto fossero grandi le lumache che li abitavano, ma io ne ho avvistate solo di dimensioni comuni, sia al lodge che aggrappate al fogliame durante la passeggiata. Dopo un po', il sentiero prosegue nel letto di un fiume in secca e Kadek mi racconta che solo due settimane fa era in piena, gonfio di pioggia, e scorreva violento scavando la terra circostante, tanto che oggi vediamo scoperte le radici degli alberi che crescono sulle sponde. Quelle sponde sono alte due o tre metri perciò immagino quanta acqua ci fosse fino a poco tempo fa proprio dove sto camminando. Finite le piogge, il fiume si è ritirato fino a scomparire, ma si è lasciato dietro tantissima spazzatura e plastica che lo staff del lodge ha raccolto per giorni in modo da ripulire la zona. Vi ho detto che adoro queste persone?
Giunte in fondo al Kingfisher, invece che ripercorrerlo a ritroso, Kadek mi guida lungo un “fuori pista” che conduce al Bulbul sul versante sinistro della collina. Nel punto più basso del sentiero, una breve diramazione porta a una casetta di legno intorno alla quale razzolano una dozzina di galline. «Queste sono nostre» mi spiega la mia compagna di camminata «Ci danno le uova per il ristorante. Io però non le mangio perché sono allergica.»
«Io non le mangio perché sono vegana.»
«Oh, che brava! Io non mangio carne, ma il pesce sì.»
Vi ho detto che adoro Kadek?
Diventiamo ancora più amichette quando le domando se abita vicino al lodge e se le piace il suo lavoro. Lei mi racconta tutto: di suo marito, dei due figli adolescenti, di cosa le piace fare nel tempo libero, dei suoi problemi col motorino. Tutto, e sorride perché nessuno le chiede mai di lei, solo informazioni su Bali. Mi indica anche una scorciatoia per arrivare in paese attraverso il bosco – fa tanto Cappuccetto Rosso, eh? – anziché prendere la lunghissima e assolata strada asfaltata che gira intorno alla collina.


Rientrate al lodge, ci siamo salutate, promettendoci altre passeggiate. È stato proprio bello. Grazie, anzi, terima kasih, Kadek :) 

Kadek
P.s. Per le passeggiate ho creato un nuovo album. Non ho pensato a farmi fotografare anch'io e Kadek compare solo di sfuggita. Rimedierò la prossima volta. Intanto ho aggiunto foto del giardino e della piscina a quello sul lodge. 

sabato 4 marzo 2017

Bip

Avete presente la sala controllo della Nasa che si vede nei documentari e nei film di fantascienza? C'è un momento, durante le missioni spaziali, in cui si interrompono le comunicazioni tra la sala controllo e la sonda o l'astronave del caso. Tutti restano con il fiato sospeso ad attendere che si accenda una spia, aspettano un bip dallo spazio che segnali la ripresa delle comunicazioni e il buon esito della missione. Bene, questo post è il mio bip: la sonda Simona è atterrata sana e salva sul pianeta dei suoi sogni.

Sì, ma ci sono arrivata dopo un viaggio che mi è parso così lungo da sembrare interstellare sul serio. Quando mi sposto in compagnia, le ore di volo passano veloci e spensierate. Da sola, assolutamente no, anzi, si divertono a farsi appiccicose, lunghe e pesanti. Di solito dormo ovunque, pure in piedi, ma questa volta ho chiuso gli occhi più volte senza mai addormentarmi davvero. Il primo volo verso Bangkok è durato quasi undici ore, per me undici anni luce, con la voce di una signora thailandese nelle orecchie. Non ha smesso un secondo di parlare, non ha mai preso fiato, e anche con le luci spente ha continuato in sottofondo a stordire la sua vicina e me. Quando sono scesa per lo scalo, la sua voce mi è rimasta in testa come le canzoni degli spot pubblicitari, fastidiosa come quelle.
Ho sfruttato le tre ore di scalo per camminare e ridare vita alle gambe, anche se devo dire che la classe economica della Thai Airways è piuttosto comoda e spaziosa rispetto a molte di quelle che ho provato. Mi sarei sdraiata a dormire sul pavimento per quanto ero stanca, ma sapete che posso dormire serenamente sul fango nella giungla, mentre mi fa schifo dove passano le persone, così ho preferito tenermi sveglia e camminare. Mi ripetevo che mancava solo un altro volo di quattro ore e che dovevo rimanere lucida per fare il visto giusto all'arrivo in Indonesia. Ho affrontato gli ultimi quattro anni luce di volo pensando che avrei ucciso per una doccia, volevo togliermi di dosso il nervosismo e la puzza d'aereo, di aria viziata, di cibo in vaschette, di aeroporti affollati anche alle cinque del mattino. 

E poi l'ho vista. Una virata del pilota, uno sguardo al finestrino due sedili più in là e l'ho vista: la sagoma dell'isola di Bali. inconfondibile nei miei ricordi. Ciao, Indonesia, sono tornata!
Perfino l'architettura dell'aeroporto di Denpasar mi era familiare con i tetti spioventi e le sculture di pietra grigia e arancione tipiche balinesi. Con il sorriso sotto le occhiaie ho passato i controlli, fatto il visto e ritirato il bagaglio a velocità record. La mia fortuna è stata dover richiedere il visto a pagamento perché estensibile fino a sessanta giorni, mentre la massa di turisti sbarcata con me ha fatto la coda infinita per il visto turistico gratuito rilasciato per soggiorni sotto i trenta giorni. Per una volta nella vita, ero in corsia privilegiata.

il ristorante
Il signor Santos, l'autista inviato a prendermi dall'Ecolodge Udayana, mi ha accompagnata a prelevare e comprare un po' di frutta prima di portarmi a destinazione. Al mio arrivo c'erano 31 gradi e un tasso di umidità fuori scala, mi ci vorrà qualche giorno per acclimatarmi e la stagione delle piogge volge al termine in queste settimane. Oggi, per dirla come il meteo, è parzialmente nuvoloso.

Il lodge Udayana è bello come gli altri dove ho alloggiato nei viaggi precedenti, l'unico che mi mancava del gruppo. So che mi ripeto per chi ha seguito le mie precedenti avventure indonesiane, ma io amo questa compagnia, le sue strutture a impatto quasi zero dove si risparmia energia, si riciclano acqua e rifiuti, si dona parte dei ricavi alle associazioni per la conservazione dell'ambiente, la protezione degli animali e alle riserve naturali nelle quali il governo non investe abbastanza. 
Udayana si trova sulle colline di Kuta, a pochi chilometri dal mare, ma fuori dal caos del turismo. La vista dal piano superiore, dove si trovano reception e ristorante, è stupenda. Al piano terra, invece, ci sono le dieci camere, ognuna con due sedie e un tavolino all'esterno, affacciate su un giardino tropicale di diversi ettari dove fanno il nido uccelli rari, volano farfalle colorate e arrivano piccole ranocchie a gracidare quando cala il buio. C'è anche la piscina, da qualche parte tra gli alberi, più tardi andrò a fare un tuffo. Ho una bella camera spaziosa con tè e caffè a disposizione ogni giorno e bagno privato che è il tipico bagno indonesiano all'aperto. Adoro fare la doccia con il canto degli uccellini e i gechi sulla parete. 
la mia stanza

Per adesso ho da mostrarvi solo qualche foto del lodge per darvi un'idea di dove sto. Le ho scattate con il cellulare, ma ne aggiungerò altre dopo l'esplorazione del giardino gigante con la macchina fotografica bella. 
Ho deciso di dedicare questa prima settimana al relax e alla scrittura (così i fan di Legione smetteranno di preoccuparsi che li lasci senza finale) poi comincerò a organizzare la mia nuova vita.

Un abbraccio a tutti.
Bip.

mercoledì 1 marzo 2017

Io vado

Scrivo qui soltanto quando sono in viaggio, questo blog serve a raccontarvi dove mi trovo, cosa vedo, a mostrarvi le foto e i filmati delle mie avventure.

Questa volta parto da sola. Torno a Bali per scoprire se posso fare qualcosa per salvaguardare la natura che in Indonesia mi ha sempre dato tanto. Parto domani. Torno... chi può dirlo? 

Solitamente condivido il mio progetto di viaggio, vi spiego cosa farò e cosa mi aspetto, ma questa volta è diverso. Il destino ha in mano il timone e scoprirò insieme a voi quale rotta sceglierà per me. 

Vi farò sapere che sto bene, ma penso che scriverò meno del solito, pubblicherò più foto al posto dei racconti. Questo perché sarò così impegnata a vivere una nuova vita che mi prenderò tempo per il blog solo quando me la sentirò, senza impegno e senza scadenze.

Au revoir!


lunedì 20 febbraio 2017

Marta4kids gran finale

Di ritorno dall'ultimo weekend Marta4kids è naturale ripensare al percorso che ha portato Chris al traguardo con tutti noi dietro e intorno. È stato emozionante e commovente riavvolgere il nastro dei ricordi a ogni abbraccio, bacio, stretta di mano. Sto raccogliendo altre foto da aggiungere all'album e nei prossimi giorni potrete vederle. Scorrendole, vedo passare tutte le stagioni, tanti luoghi e volti che è dolce conservare e per me, che non amo la gente, è stato strano affezionarmi a qualcuno e sentirmi perfino in famiglia.


Tante storie si sono unite in questi mesi a quella di Chris, come tanti ruscelli che andavano a ingrossare un fiume che scorreva sempre più imponente e travolgente tappa dopo tappa. 
Chris ha reso Marta molto orgogliosa raccogliendo fondi per i malati di fibrosi cistica, ma è anche un uomo che abbiamo imparato a conoscere giorno per giorno. Un'avventura dopo l'altra, spente le luci degli eventi pubblici, è nato un gruppo di amici che non ha visto soltanto sorrisi. Siamo umani e nelle persone non si trova soltanto il bene. Non tutti simpatici, non tutti sinceri e gentili, siamo deboli e pieni di difetti, così momenti di sconforto e tensione, malumore e stanchezza, incomprensioni e ostacoli hanno avuto la loro parte, ma niente di tutto questo ha frenato il cammino e ogni mattina si ripartiva. Alla meta è arrivato solo il buono che Chris e tutti noi abbiamo raccolto per la strada, al di là delle donazioni, il buono personale che ci ha resi tutti più ricchi.

Arrivare fino in fondo, a Bassano del Grappa, e fermarsi è stato un trauma. Io e Sergio siamo partiti in coppia per le prime tappe, poi, per impegni diversi, ci siamo spartiti le tappe più lontane, incontrando persone e paesaggi diversi che poi abbiamo ritrovato e riconosciuto dai nostri racconti e da quelli che Chris pubblicava sul suo blog e sui social, tutti insieme per questo ultimo tratto di strada e poi una festa durata fino a sera. 
In ogni sguardo si leggevano insieme la gioia di aver partecipato e la domanda "E adesso?" che ci pizzicava il cuore. 

Adesso i ragazzi di Lateral Film monteranno le migliaia di ore che hanno girato in questi mesi per il documentario che ripercorrerà e diffonderà l'impresa. 
Adesso Chris racconterà in un libro tutto ciò che non vi abbiamo raccontato noi.
Adesso ognuno tornerà alla propria vita, alla propria città, e non è così semplice e scontato dopo quasi un anno a programmare ferie e weekend in funzione di dove si trovasse Chris sulla mappa, a prenotare treni e alberghi, a fare telefonate per incontrarsi, a camminare con il sole, la pioggia, la neve e la grandine, in salita e in discesa, al mare, in montagna, tra i campi, a pranzare, cenare e ubriacarci insieme, a prenderci in giro, a fare fatica, a spargere la voce con accenti diversi, a condividere foto e racconti.
Adesso penseremo a Chris ogni volta che infileremo le scarpe, ogni volta che tireremo fuori dalla lavatrice la maglietta e la felpa di Marta4kids consumate dall'esperienza, ogni volta che usciremo di casa a piedi perché abbiamo imparato che si arriva più lontano camminando che con qualsiasi altro mezzo. 

Adesso abbiamo paura di perderci, voglia di tenerci in contatto e continuare a vederci perché abbiamo incontrato tante persone, ma con alcune si è creato un legame importante, qualcuno è diventato un amico, dopo essere stato uno sconosciuto che ci camminava accanto con la stessa maglietta. 
Adesso vi assicuro che, vicini o lontani, quelli che sentite di poter chiamare amici non andranno perduti.