sabato 27 giugno 2026

Abbiamo bisogno di alberi

In questo rovente finale di giugno con l'aria immobile appesantita dalla puzza di smog e rifiuti bolliti al sole, con l'asfalto molle e incandescente come un fiume di lava, con il cemento dei nostri palazzi che moltiplica il calore anche di notte, sento ancor di più la nostalgia per le "mie" foreste indonesiane. Il caldo nella giungla tropicale è intenso, ma lontanissimo dai 56 gradi a terra dei nostri marciapiedi assolati, nella foresta il panorama è verde, l'aria sa di natura e non di sporcizia.

Ci servono più alberi.

Lo capite quando il sole batte direttamente sulle finestre di casa senza il filtro di un bel fogliame rigoglioso. Lo capite quando non trovate un albero in tutto il quartiere sotto il quale parcheggiare l'auto e lasciarla al sole significa aprire la portiera sentendo Benedetta Parodi accogliervi nell'abitacolo al grido di "Dolci in forno!" e vi grigliate le mani sul volante arroventato. Lo capite quando siete costretti a portare fuori il cane alle cinque del mattino quando la temperatura è soltanto di trenta gradi. Lo capite perché ormai lo sanno anche i negazionisti che le nostre estati stanno diventando sempre più lunghe e bollenti.

Ci servono assolutamente più alberi. In tutto il mondo. Non solo per rinfrescare le città, non solo per ripulire l'aria dai nostri scarichi, non solo per proteggere la terra da troppo sole o troppa pioggia, non solo per darci frutti e fiori e legname e carta, non solo per preservare coste e pendii dall'erosione: le piante, terricole e acquatiche, fanno parte del ciclo vitale del nostro pianeta, senza di loro sarebbe un sasso disabitato che rotola nello spazio. Dobbiamo proteggere le piante che abbiamo, ripiantare quelle che usiamo e moltiplicarne la quantità ovunque.

E poi sono belle. Ogni pianta è affascinante sia nell'aspetto che nel funzionamento. Ho letto storie incredibili sulle strategie di sopravvivenza e riproduzione di semi, foglie, fiori, spine, rami e fusti. E ho letto le storie di chi, come me, per amore delle piante ha compiuto viaggi per i quali era fisicamente impreparato solo per godere della loro vista e scoprirne i segreti. Come la signora Jamaica Kincaid che si è imbarcata in un incredibile trekking sull'Himalaya in cerca di semi e come il botanico Chris Thorogood innamorato fin da bambino di un fiore che rischia di estinguersi per mancanza di habitat ed è andato a cercarlo nelle Filippine e in Indonesia per studiarlo e sperare di salvarlo.


Madre Natura non ha bisogno di noi, ma noi abbiamo bisogno di lei.