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sabato 16 marzo 2024

Assortimento di sventure

Dopo i luoghi peggiori in cui ho dormito, ecco un elenco delle disavventure che mi sono capitate in giro per il mondo. Alcune sono attribuibili alla sfortuna, altre me le sono più o meno cercate, altre erano disgrazie prevedibili perché viaggiando in povertà spesso la sicurezza è una scommessa. 

Disavventure mediche

Un dente del giudizio ha pensato bene di fare la sua comparsa mentre ero in Thailandia nel 2010, proprio all'inizio di un viaggio di quattro mesi lontanissima da casa. Mi faceva tanto male che faticavo ad aprire la mascella per mangiare e tutti sapete quanto io ami mangiare. Era una tortura: riuscivo ad aprire la bocca di appena un centimetro per infilarci dentro il cibo a forza. Alla fine sono andata in farmacia dove mi hanno venduto degli antidolorifici in pillole sfuse che mi hanno fatto superare la settimana (ho poi tolto il dente una volta tornata a casa e, per la cronaca, non me ne sono mai spuntati altri.)

Lo stesso anno, io e il TdC stavamo salutando la splendida Bali esplorata in motorino per spostarci in Australia. Il giorno del volo Denpasar - Perth abbiamo lasciato la nostra stanza a Ubud e, carichi di bagagli, ci siamo diretti alla fermata dell'autobus per l'aeroporto. Avevo lo zaino grande sulla schiena e quello piccolo davanti, quindi non vedevo dove mettevo i piedi. I marciapiedi di Bali sono altissimi perché sotto passano i canali di scolo, indispensabili durante le abbondanti piogge, e la manutenzione non è delle migliori, ma è stata la mia imprudenza di camminare alla cieca a farmi mettere un piede in fallo e sono caduta stortandomi la caviglia destra. Me ne stavo per terra con un dolore tremendo e il TdC che mi sgridava: "Ma non hai visto il buco??" Per nulla al mondo, comunque, avrei perso l'aereo, quindi, usando l'ombrellino comprato al lago Toba come stampella, mi sono rimessa in piedi e siamo arrivati in aeroporto. Lì ho preso del ghiaccio da un bar e l'ho tenuto sulla caviglia fino alla partenza. Il TdC spingeva il carrello con i bagagli e io lo seguivo reggendomi sull'ombrellino, corto come il bastone da passeggio di Frankenstein Jr. Arrivati a Perth, visto che riuscivo ad appoggiare il piede e dunque non avevo fratture, ho tirato avanti con pomata antinfiammatoria e antidolorifici fino a guarigione completa.

Sempre in Australia, ad Adelaide per la precisione, sono stata costretta a ricorrere al pronto soccorso. Ci siamo fermati in questa graziosa cittadina dopo aver esplorato per dieci giorni la costa ovest e saremmo rimasti il tempo di fare il bucato prima di partire per Kangaroo Island. Da un po' avvertivo dolori addominali e un pomeriggio, mentre passeggiavamo per il delizioso centro città, sono diventati così forti che non potevo camminare eretta. Così il TdC mi ha portata in pronto soccorso. Immaginatemi all'accettazione: piegata in due dal dolore davanti a un'infermiera che mi faceva domande con l'accento australiano che mi era incomprensibile anche da lucida. È stata costretta a uscire dal banco e farsi capire a gesti, mimando: "Il dolore sembra più un pugno o una coltellata?" Non so bene come, le ho dato le informazioni sul mio stato e ho anche chiesto se dovessi contattare l'assicurazione prima di farmi visitare, ero preoccupata di trovarmi un conto di migliaia di Euro. Mi ha rassicurata che, grazie agli accordi internazionali, in Australia avevo diritto alle stesse cure mediche gratuite che avrei avuto in Italia. Mi ha accompagnata in reparto dove un giovane medico di origine asiatica mi ha fatto altre domande e un esame delle urine istantaneo. Intanto il TdC aspettava ansioso in sala d'attesa dopo avermi vista sparire dietro una porta da oltre un'ora. Il medico giovane, tornando con i risultati del test, mi dice che ho un'infezione, mi prescrive antibiotico per una settimana e mi dimette dopo avermi somministrato un antidolorifico. Ormai ne avevo provati in ogni nazione. La cosa bella e sbalorditiva è che una settimana dopo, mentre eravamo a Melbourne dalla cara Erin, il pronto soccorso di Adelaide mi ha telefonato per sapere se l'antibiotico avesse funzionato e se avessi bisogno di altro. Che servizio meraviglioso!

Curiosità: un mese dopo, mio fratello ha dovuto portare il Berna nello stesso pronto soccorso perché aveva la schiena bloccata.

Disavventure con l'acqua

Sudata, infangata, accaldata, sfinita da una giornata di trekking durissimo nella giungla del Gunung Leuser National Park nel nord di Sumatra, ho raggiunto la riva del fiume al tramonto. Con me c'erano il TdC, la guida Mbra con un assistente, l'irlandese Paul e il californiano John. Avevamo lottato con sentieri impervi, alberi crollati, scivolate nel fango e arrampicate sulla roccia tutto il giorno in una foresta fitta e meravigliosa che valeva ogni fatica. Sull'altra sponda del fiume, ci aspettava uno scoppiettante falò con la cena e un riparo per la notte, ma restava da attraversare il fiume. Mbra ha caricato i nostri zaini e scarponi su una grande camera d'aria legata a una fune, ci è salito e si è fatto trainare fino alla spiaggia. Mi aveva chiesto se volessi andare con lui, ma stupidamente ho preferito optare per la nuotata pensando di ripulirmi da fango e sudore. Col senno di poi, avrei potuto comodamente lavarmi una volta arrivata a destinazione, ma sul momento, sragionavo per la stanchezza e volevo attraversare a nuoto come tutti gli altri. L'assistente di Mbra ci aveva avvisati che, seppure in quel punto l'acqua non era profonda, la corrente era molto forte, quindi bisognava tuffarsi il più possibile a monte della spiaggia. Il TdC, Paul e John ce l'hanno fatta senza problemi, io ero rimasta per ultima. Maledico ancora la mia imprudenza, non sono mai stata una sportiva e ne ero consapevole, ma a guardare gli altri non mi era sembrata una prova troppo impegnativa. Invece, un attimo dopo il tuffo, ho visto la spiaggia schizzare via davanti ai miei occhi. La corrente era tremendamente potente! Sul momento, però, non mi sono spaventata, ho solo pensato di aver fallito il tuffo. Mentre la corrente mi trascinava a valle, mi sono guardata intorno e ho visto un gruppo di rocce al centro del fiume, così mi sono girata con i piedi in avanti, ci sono andata contro e mi ci sono arrampicata facilmente. Il TdC era nel panico e tutti mi seguivano con sguardi preoccupati gridando istruzioni che non potevo sentire a quella distanza. Sulle rocce, ero stranamente tranquilla perché creavano una sorta di ponte fino alla riva e sapevo di poter saltare da una all'altra senza difficoltà. Ed è proprio ciò che ho fatto. Solo una volta atterrata sulla ghiaia della spiaggia mi sono resa conto del pericolo che avevo appena corso: oltre le rocce, il fiume correva impetuoso verso rapide e vortici. Quell'episodio mi ha insegnato a riconoscere i miei limiti, a dire di no se non mi sento all'altezza della prova e a non prendere decisioni affrettate quando sono stanca.

L'acqua è protagonista di un'altra peripezia, ma questa volta veniva dal cielo sotto forma di abbondantissima pioggia. Era il 2013 e, con il TdC, mi trovavo nel Borneo indonesiano. La stagione delle piogge non era ancora terminata, ma abbiamo sempre preferito viaggiare nei periodi meno turistici per evitare la folla e risparmiare un po'. Avevamo deciso di trascorrere due notti a campeggiare in tenda nella giungla con la guida Poncho, un ranger e un giovane assistente/cuoco. Ci siamo incamminati tra piante e animali bellissimi, però faceva molto caldo e l'umidità sotto la volta degli alberi era soffocante, così, quando ha cominciato a piovere, ne siamo stati felici perché ci avrebbe dato un po' di sollievo. Peccato che abbiamo ringraziato il cielo troppo presto: in pochi minuti, la pioggia leggera si è tramutata in un violento acquazzone e il sentiero si è subito allagato. Dal camminare siamo passati al nuotare in un metro e mezzo d'acqua ed eravamo così impegnati a raggiungere un luogo asciutto che non pensavamo a cosa ci fosse sotto la superficie del lago che aveva improvvisamente inondato il panorama in ogni direzione. Gli alberi spuntavano come isole e la pioggia riduceva la visibilità a pochi metri. Il TdC aiutava Poncho che era un ottimo conoscitore di flora e fauna, ma decisamente poco agile. Io, intanto, cercavo di star dietro al ranger e all'assistente che ci precedevano per portare le tende e il resto dell'attrezzatura da campeggio all'asciutto. Confesso che, malgrado il disagio e la fatica, trovavo la foresta allagata davvero affascinante, un paesaggio da film. Dopo un tempo che ci è parso infinito, finalmente abbiamo raggiunto la piattaforma dove montare la tenda per la notte e il buio è calato rapidamente. Per gran parte della notte ha continuato a piovere e uscire con le torce per fare pipì significava affrontare tutti gli insetti del creato, ma è stato stupendo pensare a dove ci trovavamo e ascoltare i suoni della natura e gli spiriti della foresta prima di addormentarci. Il giorno dopo è spuntato il sole e ci siamo rimessi in marcia con le scarpe ancora umide per continuare l'avventura.

Disavventure meccaniche

Come dicevo, viaggiare al risparmio ha i suoi svantaggi, come utilizzare mezzi vecchi e scassati che possono lasciarti a piedi nei momenti peggiori. 

Sono stata su treni e autobus che stentavo a credere mi avrebbero portata a destinazione senza andare in pezzi, ma mi hanno stupita e perfino il Wicked camper, pur consumando chili e chili d'olio, ha fatto il suo dovere fino a Port Douglas.

Nel 2016 ero in Kenya con le Cavallette, quando il nostro pulmino si è fermato in un punto imprecisato e sperduto del parco Aberdare. Eravamo gli unici visitatori quella mattina, il bellissimo Aberdare è meno conosciuto dei parchi solitamente inclusi nei tour organizzati e oltretutto era periodo di bassa stagione. Ci eravamo già inoltrati parecchio con Fred alla guida, seguendo gli elefanti che risalivano le splendide colline boscose, mentre la foschia del primo mattino si disperdeva rivelando un panorama da togliere il fiato. A un tratto il motore del van si è surriscaldato e siamo stati costretti a fermarci nel bel mezzo della riserva. Metà della nostra scorta d'acqua è stata usata per raffreddare il radiatore e Fred, che era responsabile di ben sei passeggere, era abbastanza nervoso perché eravamo ben lontani dall'ingresso e dai ranger che avrebbero potuto soccorrerci. Per fortuna, l'acqua è stata sufficiente a permetterci di ripartire e proseguire quel meraviglioso viaggio.

L'anno scorso, sempre in Kenya, con Fra & Fra, Peris e Junior alla guida abbiamo avuto una serie di incidenti: insabbiati al parco Samburu, impantanati sulla strada per Ol Pejeta e infine il van ha esalato l'ultimo respiro sulla via del ritorno a Nairobi con tanto di geyser di vapore esploso dal radiatore nell'abitacolo. Se per i primi due ci siamo fatti una risata, l'ultimo ci ha costretti ad abbandonare Junior e il van per rientrare in autobus, dopo aver atteso per ore a bordo strada. Era pure il mio compleanno.


Ci sarebbero tanti altri piccoli aneddoti da includere in questa lista, come quando un macaco ha rubato gli occhiali da vista al TdC e se non fosse stato per il provvidenziale intervento di un uomo che glieli ha fatti mollare scambiandoli con una banana, non avremmo saputo come tornare a Ubud visto che lui era cieco e io non so guidare il motorino. Viaggiare comporta sempre dei rischi, ma tutto sommato non mi sono mai trovata in situazioni tanto gravi da rovinare l'esperienza o scoraggiarmi dal partire di nuovo. Anzi, quando ne esci indenne, sono proprio le disavventure quelle che racconti più spesso agli amici.

giovedì 17 giugno 2010

Bangkok, di nuovo

Dopo il gelido passaggio a Sydney e un paio d'ore a Melbourne per cambiare aereo, eccomi di nuovo dove tutto è cominciato: Bangkok.
La prima e l'ultima fermata del mio giro su questa giostra coloratissima (a parte Dubai, ma è solo lo scalo in aeroporto e non conta), fino all'ultimo era rimasta in forse per via dei disordini, ma alla fine sono contenta di essere tornata qui. Altro fuso orario, mentre scrivo questo post qui è appena passata mezzanotte, ma stamattina a Melbourne ero tre ore avanti mentre voi siete sei ore indietro. Altra temperatura, è mezzanotte e ci sono 31 gradi con un'umidità oltre la soglia di sopportazione umana!
L'alberghetto è sempre quello e se vi capita di venire da queste parti ve lo consiglio. Mi sono fatta venire a prendere in aeroporto perchè ho tenuto da parte parecchi baht dall'altra volta e posso fare la signora, infatti la mia stanza doppia uso singola con bagno in camera aria condizionata frigo e tv 520 baht a notte (13 euro) colazione compresa. Poi visto che sono sola e sperduta ho preferito non affidarmi ad un qualunque tassista, è anche vero che nessun thailandese è più alto di me, ma di sera mi son sentita più tranquilla così. Domani andrò al mercato e poi a mangiare dalla signora dove andavo con Sergio.
Vi aggiorno anche sui due disgraziati, Stè e il Berna, che ho lasciato soli e sperduti nella selvaggia Australia del nord. Con la bella temperatura di 34 gradi al mattino e un freddo fottuto la notte, i due temerari sono partiti da Darwin per una gita di tre giorni nel parco nazionale di Kakadu dove secondo il programma dormiranno sotto le stelle. Mi dispiace essermelo perso perchè è uno dei luoghi per cui vale la pena andare fino in Australia. Il parco di Kakadu è un concentrato di storia aborigena, animali strani, piante e paesaggi sorprendenti. Le prossime notizie riguardo i nostri due esploratori saranno sul sito della voliera non appena torneranno alla civiltà.
Da Bangkok è tutto, a voi studio.

giovedì 25 marzo 2010

Guinness dei Primati

Avvertenza: questo post e' scritto da un internet cafe' con la tastiera thai quindi senza lettere accentate e altre amenita'.

lunedì 22 marzo 2010

Abbandonare la via principale

...ed eccomi qui a riassumere l'ultima settimana, un po' a parole, un po' con le foto.
Abbiamo lasciato il piccolo, ma stupendo resort di Jason (pronunciate Ciaison come si presenta lui), questo inglese che ha girato il mondo prima di scegliere Ko Kong in Cambogia come sua residenza. Al muro della capanna principale, dove ci sono la reception e il ristorante, sono appese le foto dei suoi viaggi avventurosi in vari continenti. Da giovane era una specie di Rambo biondo (tipo il suo amico Mark che ci ha accompagnato alle cascate), oggi ha la panzetta e se la gode dal bordo della piscina. Ha vinto!
Questa parte della Cambogia è un po' fuori dalle normali rotte turistiche ed è per questo che ci è piaciuta tanto. Non bisogna avere sempre paura di lasciare la strada principale, a volte perdersi è la cosa migliore che possa capitare.

domenica 21 marzo 2010

Ripresa delle trasmissioni

Scusate se negli ultimi giorni non ho scritto, ci siamo spostati molto e non ho trovato a volte il tempo, a volte il modo. Inoltre sto prendendo antidolorifici come il dottor House (ma non sono ancora dipendente) perchè mi è spuntato il dente del giudizio superiore sinistro, quello che mi mancava e ha deciso di farsi vivo proprio adesso...
Dopo la splendida parentesi cambogiana siamo tornati in Thailandia: prima a Koh Chang, poi una sosta obbligata a Bangkok, poi il lungo viaggio verso il sud. Ora ci troviamo a Khao Lak, finalmente il mare da cartolina.
Domani prometto di raccontarvi i particolari, appena torniamo dalla gita alle isole Similan. Intanto ecco qualche foto della gita con Mark/Tarzan alle cascate.
Continuate a mandarci i vostri commenti perchè a noi piace sentirvi vicini in questa avventura!

martedì 9 marzo 2010

Qualche foto

Finalmente la connessione è buona e possiamo pubblicare qualche foto per i vari post:

BKK

COSE CHE ACCADONO IN THAILANDIA

BARBI, TDC E GLI EFELANTI

GITA DELLA DOMENICA

Le maghe di Oz

Se vi capitasse nella vita di trovarvi a Chiang Mai, vi consigliamo di fare una passeggiata nella città vecchia. All'interno delle mura troverete tanti piccoli templi molto caratteristici e antichi dove è possibile fare anche quattro chiacchiere con i monaci. Nel caldo e nel caos, i giardini dei templi sono un rifugio perfetto. Qui la gente cammina lentamente e parla piano. La sera non è possibile entrare nei templi, ma si può comunque passeggiare nei loro giardini e ammirarli da fuori.
Durante il weekend ci sono stupendi mercatini di prodotti artigianali provenienti da tutta la regione, oltre al Night Bazaar che c'è ogni sera oltre il fiume (si trova di tutto a buoni prezzi, ma c'è troppa confusione per i miei gusti).
La zona di Chiang Mai che più ci è rimasta nel cuore, però, è una strada nella città vecchia dove si trova il carcere femminile. Il quartiere è tranquillo e pieno di alberi ombrosi e dopo aver scarpinato fin qui entriamo nel Prison Shop. Non si tratta solo del negozio dove si vendono i ricami prodotti nel carcere di fronte, ma è anche un centro di massaggi thai. Sono proprio le detenute (quelle arrestate per reati minori o alla fine della pena) a fare i massaggi ai clienti e con questo progetto riescono ad imparare una professione per quando usciranno. Sergio e io ci siamo regalati un'ora a testa di massaggio ai piedi (che comprende le gambe) con tazza di tè a 120 baht, meno di 3 euro. Non è finita. Dopo il massaggio siamo andati a pranzo nel ristorante accanto, sempre gestito dalle ragazze del carcere, e abbiamo mangiato e bevuto benissimo, in un giardino rilassante e profumato. Vi consigliamo vivamente di provare, queste donne sono gentilissime e davvero brave sia nei massaggi che in cucina!
E poi c'era questo:

Gita della domenica

Su consiglio di una viaggiatrice italiana incontrata di ritorno dalle grotte, io e Sergio siamo partiti all'alba di domenica per una gita tra ChiangRai, Tha Ton e Fang. Andrebbe fatta in due giorni, ma l'abbiamo concentrata in uno solo perchè la guest house di Chiang Mai non ci avrebbe rimborsato la notte fuori.
Dunque alle 6.15 siamo al terminal degli autobus, ma scopriamo che quello delle 7 è già al completo e dobbiamo aspettare le 7.45. Con quello arriviamo a ChiangRai dopo 3 ore e prendiamo un taxi dal terminal al molo dove partono le barche per Tha Ton. 

sabato 6 marzo 2010

Barbi, TdC e gli Efelanti

Non c'è un errore nel titolo, è una citazione.
Oggi abbiamo visitato il Thai Elephant Conservation Center, un parco fuori Chiang Mai dove accolgono gli elefanti anziani o malati che vengono abbandonati a loro stessi dopo essere stati sfruttati per i turisti per il lavoro nei campi. Quando diventano inutili, finiscono qui.
In questo centro è possibile fare un corso di mahout (che non è un muratore bergamasco) ma è la persona che si prende cura dell'elefante e sa comunicare con lui attraverso gesti e ordini. Ci sono liste d'attesa molto lunghe per accedere a questo corso che dura poi solo alcuni giorni, ma serve per raccogliere fondi a favore dell'ospedale degli elefanti. Gli studenti fanno ogni giorno una specie di saggio di fine corso, una dimostrazione per i turisti di quello che hanno imparato con il loro elefante.

venerdì 5 marzo 2010

Cose che accadono in Thailandia

Il treno per il nord
A Bangkok, quando un treno entra in stazione, parte una squadra di omini armati di secchi e spazzoloni che lavano i finestrini e i fanali di ogni carrozza.
Sul treno per Chiang Mai, un viaggio durato 12 ore che ho voluto far di giorno per godermi il paesaggio, in seconda classe ci hanno servito colazione, pranzo e merenda compresi nel prezzo del biglietto, cioè l'equivalente di 14 euro. Inoltre un altro omino passava dopo ogni spuntino a lavare il pavimento.
L'uomo delle 20 birre
La sera al ristorante del nostro ostello di Chiang Mai abbiamo conosciuto un anziano soldato australiano che, vantandosi di avere 78 anni e riuscire ancora a bere 20 birre al giorno, ci ha parlato per oltre un'ora delle cose importanti della vita e di quando è stato in Calabria e tutti gli regalavano i pomodori. Mentre John ci raccontava dei suoi figli di razze diverse, mi ha telefonato la banca sul cellulare! L'avevo acceso per controllare i messaggi e un impiegato della mia banca mi telefona allarmato per comunicarmi che qualcuno ha tentato di prelevare con il mio bancomat in Thailandia. Gli ho detto di stare tranquillo, che io sono effettivamente in Thailandia e il bancomat, per ragioni di sicurezza a quanto pare, non ha funzionato così ho dovuto usare la carta di credito. Grazie di essere così apprensiva, banca.
Cacca di pipistrello
Oggi (tenete presente che Eee-pc ha ancora l'ora italiana, ma io vi scrivo da 6 ore nel futuro) siamo stati in gita alle grotte di Chiang Dao. La cosa interessante di questo posto è che le caverne non sono illuminate come da noi, non sono messe in sicurezza per i visitatori in modo che non cadano negli strapiombi o non sbattano la testa, non c'è un percorso agevole per il pubblico. Qui si entra accompagnati da una tizia grassottella con una lampada a gas che ti fa passare attraverso pertugi che nemmeno un ragno si sognerebbe attraversare e ti porta a guardare dentro lo strapiombo dicendoti in continuazione "calful slippeli!" (pronuncia thailandese di "be careful it's slippery" che significa "attenzione è scivloso"). Ancora più bello è il momento in cui la tizia ti mostra quanta cacca di pipistrello c'è sul pavimento, poi illumina il soffitto che è nero da quanti ce ne sono e li chiama facendo un verso tipo quello per chiamare i gatti. Signora, li lasci pure dormire... Durante l'ultimo tratto di caverna verso l'uscita, sento una goccia colpirmi la spalla dall'alto: acqua dalle stalattiti?
Mezzi di trasporto e gentilezza
I thailandesi sono persone davvero gentili e solidali. Mentre io e Sergio aspettavamo l'autobus che ci riportasse a Chiang Mai dopo la gita, abbiamo assistito a una scena che non ho potuto non fotografare: un tizio che chiede al conducente di un taxi collettivo di caricare lui, la fidanzata con la spesa e il suo scooter! Pronti. Gli altri passeggeri danno una mano a sollevare il motorino, il conducente lo lega sul tetto e per la durata dell'operazione nessuno si è lamentato del tempo perso. Questo è davvero un altro mondo.

p.s. Qui in montagna internet non funziona benissimo quindi aggiungerò le foto martedì prossimo quando torneremo a Bangkok.

mercoledì 3 marzo 2010

BKK

Bangkok, vista dalla Barbuna, è un po' Napoli e un po' Gardaland (e ovviamente un po' orsomaiale).
Per la maggior parte del tempo si sente una gran confusione, un gran caldo, una gran puzza di cibo e motorini. Attraversare la strada è una sfida, c'è uno svincolo infernale per andare verso il Grand Palace che abbiamo impegato almeno 20 minuti ad attraversare tutto, è stato come passare a piedi in mezzo all'autostrada. I semafori degli incroci più grossi hanno un display che fa il conto alla rovescia così si sa quanto manca al verde o al rosso o alla tua morte.
Ci sono però anche oasi di calma, come la via dove alloggiamo noi. Il Roof View Place, scoperto e prenotato in internet, è un posto carino, pulito, a due passi dalle mete più interessanti della città vecchia, ma abbastanza appartato da essere tranquillo. Soprattutto c'è internet wireless gratis in camera e la signorina con gli occhiali della reception è davvero gentile nel darci informazioni, consigli, indicazioni su come andare dove vogliamo andare.

martedì 2 marzo 2010

Questione di class

Eccoci a Bangkok (di cui vi parleremo in un post appost perchè io e Sergio stiamo ancora esplorando). Stiamo bene, state tranquilli, e pronti a cominciare il diario!
Il viaggio di andata è stato già una piccola avventura. Il volo Emirates parte da Malpensa con solo mezz'ora di ritardo (ci abbiamo messo più noi con Sté e il Berna ad uscire in auto da Monza, tra lavori in corso, deviazioni, distrazione da arcobaleno, confusione di tangenziali).

Milano-Dubai:
va bene che non abbiamo chiesto posti particolari al check-in, va bene che viaggiando in economy non si può pretendere il massimo della comodità e comunque la classe turistica di Emirates è più che dignitosa , va bene che sono solo 5 ore di volo, MA visto che i posti sono messi così 2 a destra- corridodio- 4 in mezzo- corridoio- 2 sinistra, come cacchio è venuto in mente alla signorina di Malpensa di assegnarci i 2 posti centrali della fila da 4? E' ovvio che ogni volta che abbiamo avuto bisogno di alzarci siamo stati costretti a svegliare uno dei due sconosciuti ai nostri lati. Così è con una certa ansia (e il solito mal d'aria per me) che abbiamo dormicchiato male fino allo scalo.
Dubai-Bangkok:
L'aeroporto di Dubai è stato costruito dagli alieni, è la prima cosa che ci viene in mente quando atterriamo. Per di più si tratta di alieni con gravissime manie di grandezza. Dall'aereo al terminal facciamo mille chilometri in bus navetta, all'interno del terminal facciamo altri mille chilometri a piedi per arrivare all'imbarco del volo per Bangkok. Mentre siamo in attesa al gate, mi preoccupo di controllare quali posti ci avesse appioppato la signorina di Malpensa per il secondo volo. Scopro che al posto di fila e numero c'è scritto Standby, cioè ci verrà assegnato direttamente al gate. Io vengo colta dal panico di trovarmi nella stessa scomoda situazione del volo precedente, quindi faccio la lamentosa preventiva e stresso il TdC per buona parte dell'attesa. Finalmente hanno imbarcato quasi tutti e noi ci facciamo avanti ora la fila è diminuita. Consegno la carta d'imbarco della signorina di Malpensa alla signorina di Dubai e lei mi restituisce il tagliando di un posto in Business class con il mio nome. Perplessa aspetto che passi Sergio, anche per lui Business class (eppure aveva la maglietta bucata! Maria, butta via tutto dai suoi armadi!).
Quindi, grazie all'overbooking, la signorina di Dubai ci ha fatto fare il miglior viaggio aereo mai provato finora. Intanto si passa davanti a tutti saltando la fila, poi abbiamo: poltrone letto massaggianti, un sacco di spazio per le gambe, un sacco di tecnologia a disposizione per distrarsi, aperitivo, brunch, cioccolatini, pochette con prodotti di profumeria in omaggio (in foto).
Insomma siamo arrivati a Bangkok da veri signori, poi il taxi ci ha fregato sulla tariffa per portarci all'ostello, ma con il cambio il danno era di 2 euro e per la prima sera l'abbiamo sopportato.