martedì 24 aprile 2012

Il mare e le isole a ovest di Flores

Questo mare è vivo.
Tra Flores e Komodo ci sono decine di isole e isolotti alcuni brulli, altri verdissimi, altri circondati da file di mangrovie. Mentre ieri sera tornavamo da Angel Island tre delfini hanno affiancato la nostra barca e questa mattina presto quando siamo salpati per Rinca abbiamo incrociato una foca. Snorkelando ieri intorno alla piccola Angel Island, che ha una bellissima barriera corallina, abbiamo incontrato uno squaletto e Sergio è riuscito a riprenderlo in un breve video con la macchina fotografica subacquea. Ve lo caricherò sul blog appena sarò tornata a Ubud.

lunedì 23 aprile 2012

Paperoga Airlines per Labuan Bajo


Per leggere un fondo di caffè balinese ci vorrebbero giorni, si fa come quello greco, lasciando depositare il caffè nella tazza di acqua bollente. È dolce e pastoso come cioccolata.
Pensavo queste boiate nella notte e sono arrivate subito le 5.00 del mattino, ora in cui il taxi ci avrebbe portati all’aeroporto di Denpasar per volare a Flores. Splendido percorrere all’alba quelle strade nel sud di Bali che durante il giorno sono intasate di traffico.
Arrivati al terminal delle partenze nazionali cerchiamo il nostro volo TransNusa sugli schermi. Non esiste.
Cominciamo a sudare visto che abbiamo gestito tutto troppo facilmente via mail con la gentilissima signorina Vera di TransNusa, chiesti orari e percorsi, pagato con bonifico estero e ricevuti strani e-ticket con timbri apposti a mano e scansionati. Ma ci siamo fidati.
Dopo qualche minuto di perplessità davanti all’elenco delle partenze che non ci includeva, cerchiamo l’ufficio della compagnia, ma apre alle 9 e il nostro volo dovrebbe decollare alle 8. Entriamo allora nell’area dei check in e ci passano tutti i bagagli ai raggi x prima ancora di arrivare ai banchi. Chiedono di vedere il cavalletto della mia macchina fotografica, poi ci fanno passare. Non sappiamo bene come fare visto che il nostro volo ancora non esiste sugli schermi. Ci dirigiamo allora a casaccio verso i banchi dei check in e ne vediamo uno con scritto “Labuan Bajo” che era la nostra meta, ma con il logo di un’altra compagnia aerea. Chiediamo comunque alla signorina del desk che ci fa capire che non ci sono problemi: il nostro biglietto va bene lo stesso anche per la AviaStar. Tutto molto napoletano. Non ci chiede nemmeno i passaporti, bastano i nostri e-ticket scansionati. Pesa la nostra valigia condivisa (il resto dei bagagli resta a Bali in deposito gratuito dove abbiamo prenotato le stanze per il giorno del ritorno), poi pesa noi.
Sì avete letto bene, ci fa salire uno per uno sul nastro pesa-bagagli con in spalla i nostri zainetti e ci pesa! Tutto ok, possiamo passare.
Ancora perplessi arriviamo al passo successivo, lo sportello per la tassa aeroportuale: la tizia guarda i biglietti, ci fa pagare 4$ a testa e ci fa passare. Ancora nessuno ci ha chiesto i passaporti, potremmo essere chiunque. Al controllo bagagli, di nuovo con i raggi x, nemmeno. Al gate nemmeno. Ci portano in pullman fino all’aereo e ancora nessuno sa chi siamo! Però ci hanno fatto tre volte i raggi x al bagaglio.
Decolliamo con questo piccolo quadrimotore pilotato, credo, dalla hostess perché il tipo vestito da capitano è salito dirigendosi verso la coda dell’aereo. Il volo dura un’oretta, ci danno un bicchiere d’acqua e una brioche mentre sorvoliamo un mare così bello che mi dimentico di essere sulla Paperoga Airlines.
Isole, isolotti, scogli, secche e mille sfumature di blu scorrono sotto il nostro quadrimotore rumorosissimo e in un attimo atterriamo a Labuan Bajo. Una pista, un salone che fa da terminal arrivi e una panca sotto il cartello “baggage claim” che consiste in due omini che scaricano le valigie dall’aereo e praticamente per ognuna chiedono “Di chi è questa?”. Che scena!
Fuori dall’aeroporto avrebbe dovuto esserci un incaricato dell’hotel venuto a prenderci, ma visto che avevamo più di un’ora di ritardo forse se n’era andato. Quindi Sergio contratta con un tassista un prezzo inferiore a quello che ci avrebbe fatto l’hotel. Ottimo, partiamo per la città che dista pochi minuti.
Ora dovete sapere che Labuan Bajo è un paesino brutto e sporco che si accalca sui due lati di una via circolare che sale sulle colline e ridiscende fino al porto. Il giovane tassista ci porta sotto un albergo e noi gli facciamo presente che non è il nostro. Lui va, comincia a disperarsi perché non lo trova. Si ferma a chiedere ad un amico che fa una faccia preoccupata e gli indica poi una strada, sempre quella, l’unica del paese. Rifacciamo il giro un’altra volta e mezza finché finalmente arriviamo! Il ragazzo tutto contento ci fa scendere ridendo un po’ di se stesso.
Con il gestore dell’alberghetto organizziamo subito la gita per domani a Rinca e per questo pomeriggio ci fa portare in barca sulla spiaggia di una delle tante isolette qui attorno. Labuan Bajo è un continuo cantiere (piacerebbe tanto ai vecchi) con relativa polvere e rumore, qui dicono che sia un paese in crescita, a noi sembra una mezza discarica. Comunque è tanto brutto il paese quanto son belli i dintorni che si raggiungono con pochi minuti di barca.
Spettacolare barriera corallina ovunque, l’incontro con un cucciolo di squalo e i delfini che sono spuntati accano alla barca ci hanno fatto dimenticare il viaggio sgangherato, ma divertente e la bruttezza del paesino di Labuan Bajo che ha l’unico pregio di essere la porta per queste isole meravigliose e selvagge.
Spero di trovare presto una connessione veloce per caricarvi le foto e i video perché così potrete farvi un'idea di quali bellezze naturali vi sto parlando.
Baci!

domenica 22 aprile 2012

A spasso tra scimmie e risaie

Bali è bella come la ricordavo.
Ieri mattina ci siamo alzati con calma per recuperare la stanchezza del viaggio. Poi abbiamo fatto un primo giro del mercato di Ubud, colorato e incasinato, interessante e labirintico. Ho fatto un paio di acquisti, ma ci tornerò la prossima settimana.
Nel pomeriggio abbiamo portato Marco al Monkey Forest Sanctuary che con le sue centinaia di scimmiette è sempre divertente da vedere. Certo i macachi più grossi mettono un po' soggezione perchè potrebbero aggredirti per un gesto sbagliato e tu non puoi farci niente perchè sono più che protetti: sono sacri. Quindi, se vogliono ucciderti, tu devi stare lì a morire per rispetto!

sabato 21 aprile 2012

Siamo arrivati


Dopo un viaggio pesante come prendere la Salerno-Reggio Calabria a Ferragosto, eccoci a Bali!
Devo comunque fare i complimenti alla Qatar Airways perchè finora la sua classe economy è la migliore che abbia provato, sia per spazio vitale che per servizio.
Alla prenotazione, sul sito, permettevano anche di scegliere il tipo di menù preferito. Al primo pasto, la hostess si avvicina e chiede -Are you Mr Sergio?- e il TdC conferma, lei tira fuori dal carrello un vassoio contrassegnato e glielo porge dicendo che ha un pasto speciale per lui.
Sergio si era dimenticato di aver selezionato “low cholesterol” sul sito e così si è ritrovato per tutto il viaggio (14 ore esclusi gli scali) con questi tristi piatti di carotine e panini integrali. Che ridere! Non che io abbia mangiato benissimo, nella norma per i pasti aerei, ma faceva ridere lo stesso!
Una cosa bellissima invece è stata osservare un temporale dal cielo. Eravamo quasi arrivati dopo lo scalo tecnico a Singapore, ormai stavamo già sorvolando l'Indonesia verso Bali e mi sono messa al finestrino (nella fila da tre eravamo soli) per guardare il tramonto.
Che spettacolo le nuvole incendiate sopra il mare e le isole! Ad un certo punto, come se l'ala dell'aereo me lo indicasse, ho visto in lontananza un enorme ammasso di nubi scure e mentre passavamo a distanza ho potuto vedere i fulmini illuminarlo dall'interno! È rimasto visibile fin dopo il tramonto perchè lampi e fulmini lo facevao risplendere nel buio. Wow!
Atterrati, oltre alla stanchezza del volo (non fai nulla per un giorno intero eppure arrivi distrutto) ci siamo ritrovati nella afosa notte di Bali sud alla quale non eravamo più abituati. Sbrigate le formalità (al controllo immigrazione mi hanno fatto gli auguri leggendo la data del mio compleanno sul passaporto), abbiamo prelevato in moneta locale, perchè cambiare non conviene, e preso il taxi per Ubud. Che bella sensazione riconoscere le strade, rivedere gli sciami di motorini, ritrovare i vecchi punti di riferimento.
Tranne uno. Volevamo tornare a dormire nella guesthouse del 2010, economica e caratteristica, così Marco, che è arrivato a Ubud nel pomeriggio, è andato a cercarla con le mie indicazioni autistiche. L'ha trovata, ma non aveva posto e neanche quella vicina che era la seconda opzione. Così ha girovagato un po' e alla fine ha trovato Nick's Homestay un posto molto bello anche se un po' costoso perchè avevano libera solo la “superior”. Avevamo bisogno di riposare ed era già buio (qui fa buio alle 18) quindi va bene. La stanza è esagerata, una suite per famiglie e noi tre ci stiamo ben larghi. Ha una doccia gigante con i sassi (ciottoli suggerisce Marco) al posto delle piastrelle per terra.
Sì, le ore di volo sono tante, bisogna ri-abituarsi al clima tropicale, e stamattina a colazione ho esordito con -Ma questo melone non sa di niente!- al che Sergio e Marco in coro -Per forza, è una papaya.-, ma... sono strafelice di passare il compleanno a Bali!!

giovedì 19 aprile 2012

Arrivi e partenze

Franceso è arrivato ieri a Edimburgo! Grandissimo!
Le notizie sono state frammentarie dopo il suo intervento sul blog perchè, tra le altre cose, ha perso il cellulare. Come dico sempre, però, senza imprevisti non sarebbe un'avventura. Se troverà il tempo vi aggiornerà lui stesso su queste pagine.
Intanto oggi finalmente parto anch'io!
Marco è già a Bali da martedì e dice che fa caldissimo. Io e Sergio abbiamo il volo oggi alle 16 da Malpensa e, dopo uno scalo stanotte in Qatar, domani sera ci scaricherà alla nostra meta. Evviva!
Il prossimo post sarà da Ubud.
Ciao a tutti!

giovedì 5 aprile 2012

Psicopatia da viaggio

Ma c'è anche un altro odore nell'aria, odore di fuochi lontani, con un vago sentore di cannella: è il profumo dell'avventura!
da Le tredici vite e mezzo del Capitano Orso Blu di Walter Moers

Mentre aspettiamo che Francesco trovi un internet cafè dal quale aggiornarci, io non vedo l'ora del 19 aprile per imbarcarmi nella nuova avventura indonesiana. Come al solito ho preparato un programma autisticamente completo che ovviamente rispetteremo poco. Il viaggio comincia da casa, ma poi prende vita da solo strada facendo e a me piace anche farmi trasportare dalle soprese del momento. Quindi quello che sto per riferirvi è il piano a grandi linee.

giovedì 29 marzo 2012

Viaggiare con la fantasia e non solo...

Ormai sapete tutti quanto mi piaccia viaggiare, anche con la fantasia, leggendo e scrivendo. Ho appena pubblicato su Amazon il mio primo ebook ed è acquistabile qui. Si tratta di un racconto che ho scritto anni fa, ma che trovo ancora bellissimo (ogni scarrafone...). Non ha nulla a che vedere con i viaggi, ma, se avete voglia di leggerlo lo stesso, sapete che mi piace condividere tutto quello scrivo!
Ho intenzione di auto-pubblicare allo stesso modo altri racconti e romanzi e sto lavorando anche ad una versione ebook del Viaggione 2010 che, oltre a raccogliere la maggior parte dei post di allora, sarà arricchito da parecchi retroscena che sul blog non compaiono.

Tornando un attimo alla realtà (ma solo un attimo!), il ritorno in Indonesia si avvicina e questa volta il TdC e io avremo un compagno di viaggio: Marco (per ora solo Marco, poi troverò un soprannome anche per lui).
Sergio ha conosciuto lui e la sua fidanzata Claudia diversi anni fa quando tutti e tre erano volontari al canile Enpa di Monza (quello dove lavora mio fratello che, invece di un bel cagnolino, un giorno mi ha portato a casa il TdC, ma questa è un'altra storia...). 
La passione per gli animali ci lega tutti e ora anche un viaggio. Peccato che Claudia sia terribilmente impegnata sul lavoro in questo periodo e non possa partire con noi, ma forse riuscirà a raggiungerci per l'ultima settimana.
Marco arriverà a Bali qualche giorno prima di noi poi si unirà alla nostra avventura sulle isole di Rinca e Flores.

Dunque, mentre aspettate di leggere le cronache della National GeoBarbi, ammazzate il tempo leggendo i racconti che caricherò su Amazon nelle prossime settimane.

lunedì 26 marzo 2012

Dedicato a un viaggiatore


Questa volta vi parlo di un viaggio non mio, ma degno di un post perché si tratta di una grande avventura.
Francesco (che è il fratello di Feddi che è la fidanzata di mio fratello) ha deciso di raggiungere la sua ragazza che sta studiando a Edimburgo. Fin qui tutto normale, pensate voi, ma in realtà non lo è per nulla perché ci sta andando IN BICICLETTA!!
È partito a metà della settimana scorsa, barando perché ha superato le Alpi in treno, ma ha inforcato la bici a Berna dato che tutti pensiamo che da lì sia tutta discesa. Mi arrivano di lui poche informazioni frammentate dagli sms che scambia con la famiglia, comunque l’ultimo bollettino di viaggio lo dava nei pressi di Strasburgo. Prima della partenza è stato sommerso di consigli da chiunque, immagino lo stress, però adesso è là fuori a pedalare con poche cose essenziali e un contagioso entusiasmo.
Ora, sorvolando sul fatto che a me viene il fiatone anche per andare da casa mia al parco che saran dieci minuti in piano, l’impresa ha tutti gli ingredienti di un romanzo d’avventura: il nostro eroe parte in solitaria per un lungo e faticoso viaggio spinto dal desiderio di rivedere la sua bella. Ancor più affascinante è il fatto che il nostro eroe non è Chuck Norris, ma un personaggio ben più interessante… sì, beh, pure un anziano che guarda il cantiere è più interessante di Chuck Norris… e pure il cantiere… ho sbagliato esempio.
Insomma, tra le poche cose che fanno parte del suo ridottissimo bagaglio, ci sono un ukulele e qualche oggetto di scena perché Francesco è un artista! Mezzo clown, mezzo acrobata, mezzo attore e un sacco di altri mezzi perché i veri artisti non hanno solo due metà.
Chi ha avuto la fortuna di vedere i suoi spettacoli ne è sicuramente rimasto colpito, come me, perché quando ci troviamo davanti un vero talento ci rendiamo conto che la maggior parte degli altri spettacoli simili che abbiamo visto non sono all’altezza. Coinvolgente, ironico, originale, divertente, come si dice: quando uno è bravo, è bravo! Si vede dalla foto, no? Nel nostro mondo, purtroppo, la bravura spesso non basta ed è il motivo per cui tanti talenti restano nell’ombra e squattrinati.
Fare spettacoli durante il viaggio servirà a pagargli le spese e se una volta alla meta non avrà più voglia di pedalare potrà sempre vendere la bicicletta (sarebbe un peccato perché è bellissima) e pagarsi un volo per il ritorno… sempre che decida di tornare!
Evviva l’avventura!
Questo è lo spirito che ammiro nell’affrontare la vita. Ci sarà anche un pizzico d’incoscienza, ma sono i piccoli e coraggiosi slanci di follia che alla fine ci fanno guadagnare più di quello che abbiamo da perdere, o che crediamo di avere.
Buon viaggio a Francesco e a tutti quelli che hanno scoperto che partire è sempre una buona scelta perché per tornare c’è sempre tempo.

sabato 24 marzo 2012

Dlin dlon

Comunicazione di servizio: ora mi trovate anche qui, un nuovo blog per la scrittrice che è in me, condiviso con Gluria.
Semm de Passacc comunque resta aperto perchè sto per rimettermi in viaggio.
Cercherò anche di seguire, per quanto sarà possibile, il viaggio particolare di un amico particolare. Restate lì che presto ve ne parlo.

Buon weekend!

domenica 4 marzo 2012

Danza della pioggia

Semm de passac è principalmente un blog di viggio, ma tra un viaggio e l'altro mi vien voglia di scrivere qualche articolo su altri argomenti. Le mie opinioni e i miei interessi fanno comunque parte del bagaglio invisibile che mi porto dietro. Influenza le direzioni che prendo ed è utile in tante occasioni, quindi va bene condividere anche questo. I pensierini sul rugby, per esempio, vi torneranno in mente quando vi racconterò emozionata di aver condiviso magari un volo aereo con Wilkinson (racconto che finirebbe con il TdC che lo fa rotolare giù dalla scaletta dell'aereo...).
Insomma il blog è mio e ci scrivo quello che mi pare. 
Oggi mi va di parlare della pioggia che mi affascina come tutti gli altri fenomeni naturali.
Tutto comincia con il ciclo dell'acqua, quella pagina del sussidiario delle elementari con l'immagine del mare che evapora, le nuvole che si raccolgono su una montagna, la pioggia che riempie un fiume che riporta l'acqua al mare. A sette anni questa era una delle prime rivelazioni scientifiche ad intrigare il mio giovane cervello. Oggi quando piove tendo a pensare al traffico in tangenziale e questo è male. È proprio questo tipo di pensieri che voglio eliminare quando dico che cambierò vita.
Voglio pensare alla pioggia come alle goccioline trasparenti che scivolano lungo i fili d'erba andando a dissetare il terreno, risvegliando fiori e insetti. Non vorrei abituarmi alla pioggia inquinata che lascia aloni marroni al passaggio dei tergicristalli, ma a quella che fa risuonare le foglie degli alberi come strumenti musicali, che ingrossa i fiumi, che fa risplendere le rocce e forma anelli sulla superficie dei laghi e dei mari. Voglio pensare alla stagione delle pioggie tanto attesa dagli animali e dalle piante che vivono in climi estremi.
Alcune tribù di pellerossa del nord America praticavano la danza della pioggia, un cerimoniale che, oltre a riportare l'acqua dopo un periodo di siccità, serviva alla purificazione della terra dagli spiriti maligni perchè credevano che la pioggia contenesse gli spiriti dei valorosi combattenti morti in passato durante le battaglie.
La pioggia è anche nei miei ricordi del Viaggione 2010. Quella osservata dal ristorantino deserto sul lago Toba, la stessa che cadendo per migliaia di anni ha riempito il cratere del vulcano. Quella che ci sorprendeva durante l'esplorazione di Bali in motorino. Quella durante la traversata verso Kangaroo Island.
Non dimentichiamo poi il fascino evocativo della pioggia: dal famoso "Era una notte buia e tempestosa" di Snoopy ai detective dei romanzi gialli che girano con l'impermeabile in città bagnate e misteriose, dal tipico temporale horror (che dà la vita anche a Frankenstein) al giorno di pioggia con cui comincia l'avventura dei Goonies.
Quindi la pioggia è fondamentalmente una cosa bella.
Certo c'è anche quella violenta di temporali e uragani, ma tutto fa parte dell'equilibrio naturale e sarebbe saggio che l'uomo non interferisse. Nella lotta tra uomo e natura non c'è possibilità di vittoria per l'umanità, l'unica cosa da fare è adattarsi, non tentare di piegare ai nostri interessi forze che nemmeno conosciamo del tutto. Meno presunzione, più rispetto, questo ci salverebbe dall'estinzione, ma visto come va il mondo...
Comunque, per finire, ecco qualche moderna danza della pioggia, alcuni modi per far piovere da me sperimentati con successo:
  • lavare la macchina
  • lavare il pavimento del balcone
  • stendere il bucato all'aperto
  • uscire senza ombrello pensando “Tanto è solo nuvoloso”
  • organizzare una gita con pic nic
Buona pioggia a tutti.

giovedì 16 febbraio 2012

Rugby e dinosauri


Con questo post vorrei solo condividere alcuni pensieri sparsi come foglie in autunno nel giardino del mio cervello. La parte poetica termina qui.

Siccome per me il calcio è finito con Van Basten, m'interesso di rugby. Complice anche il periodo in cui il TdC ha giocato nel Rugby Monza, così mi ha illuminato sulle oscure regole del gioco, ho cominciato a seguire questi bei ragazzoni che lottano fino all'ultimo minuto, corrono, saltano, si feriscono, ringhiano, s'infangano e sanguinano, ma restano eleganti e disciplinati. All'inizio pensavo si trattasse di una gran rissa con una palla strana in mezzo. A ben guardare, invece, il rugby è un gioco con regole prima morali e poi sportive. C'è un incredibile spirito di squadra e grande rispetto per l'avversario e l'arbitro. Se nel placcaggio sollevi in aria il giocatore, poi lo devi accompagnare a terra nella sua caduta. Nessuno si azzarda a contestare la decisione di un arbitro e gli si rivolgono come impiegati al direttore generale. Poi c'è quella simpatica tradizione del terzo tempo che in pratica si traduce nel farsi una birra con gli avversari (e un piatto di pasta quando frequentavamo il Rugby Monza) e quattro risate perchè l'importante è divertirsi e uscire dal campo a testa alta che si sia vincitori o vinti.
Nel film Invictus si diceva: “Il calcio è un gioco da gentiluomini giocato da selvaggi. Invece il rugby è un gioco da selvaggi giocato da gentiluomini” e la trovo una buona descrizione.
Sarà che il calcio, soprattutto in Italia, ormai è troppo annebbiato da soldi e interessi perchè s'intraveda lo spirito sportivo, ma più seguo il rugby più ci trovo elementi positivi. Anche il pubblico è molto diverso. Qualcuno mi ha detto che dipende proprio dal tipo di gioco: più la violenza si sfoga in campo, meno ci si arrabbia in tribuna, anche se questa mi sembra una scusa dei tifosi violenti perchè non mi pare di aver mai visto il pubblico del nuoto sincronizzato prendersi a sprangate.
Comunque, se ne avete l'occasione, seguite qualche partita e fatevi un'idea di quello che intendo per atmosfera agguerritissima ma pur sempre positiva. Le squadre italiane non sono all'altezza delle straniere, proprio no, ma il fatto che il torneo 5 Nazioni abbia accolto la nostra nazionale diventando 6 Nazioni ha dato modo al rugby di conquistare un po' di spazio anche qui. Tanto che l'anno scorso siamo andati a vedere negli stadi veneti i mondiali under 20 ed è stato fantastico.
Adesso è periodo di 6 Nazioni e guardo le partite con commento in spagnolo da un sito argentino perchè in Italia se non hai Sky non le vedi. Dato che preferisco spendere i soldi in libri che abbonarmi a qualsiasi tv, mi accontento delle partite su Internet e devo dire che mi sono pure affezionata ai commentatori argentini, alle loro battute, ai modi di dire e alle loro appassionate cronache della pelota oval.

Un altro pensierino riguarda invece la scienza. Sempre facendomi una cultura di documentari di ogni genere da Internet e leggendo libri poco pubblicizzati, mi sono convinta che ci sono tante teorie che diamo per scontate, ma in realtà sono sbagliate. Un esempio è la faccenda dell'estinzione dei dinosauri. State tutti pensando al famoso asteroide caduto sullo Yucatan, vero? Teoria smontata proprio dai paleontologi anche se tutti ci credono ancora. 
Si dice che il colpevole dell'estinzione sia stato quell'asteroide perchè dallo strato di sedimenti del periodo in cui cadde risalendo agli strati più recenti non si trovano più fossili di dinosauri. Questo è vero ed è vero che l'asteroide è caduto causando enormi catastrofi con ripercussioni su tutto il pianeta. Quando è precipitato nello Yucatan, però, probabilmente avrà trovato sì e no quattro dinosauri smagriti e tristi perchè erano già quasi estinti. Gli strati di sedimenti sottostanti quello del meteoritone erano già poveri di resti fossili. Questo perchè l'era dei dinosauri era comunque vicina al capolinea per via dei cambiamenti climatici periodici cui è soggetta la Terra per natura. Questi cambiamenti del clima globale hanno avuto effetto prima sulle piante che sono morte e scomparse in gran quantità lasciando senza cibo i dinosauri erbivori. Scarseggiando gli erbivori anche i loro predatori carnivori si sono ritrovati a morire di fame. Il terribile tirannosauro era ridotto a una modella anoressica quando gli è piombato in testa l'asteroide dando il colpo di grazia alla razza che ha dominato il pianteta per milioni di anni.
Perciò, quando sentite dire da un geologo che la Sfinge presenta segni d'erosione da acqua e quindi è molto più antica di quanto ci racconti l'egittologo (che offeso nell'orgoglio cerca di mummificare vivo il geologo) non storcete il naso, ma leggete qualche libro in più, di autori diversi e fatevi una vostra opinione (senza tirare in ballo gli ufo per cortesia!). In ogni caso è tutta cultura che fa solo bene, come le vitamine.

Quindi vi lascio con una perla di saggezza da Topolino n. 2932:
Se si muove, salutalo!
Se non si muove, raccoglilo!
Se non puoi raccoglierlo, vernicialo!

A noi, come sempre, piace ignorante...

sabato 21 gennaio 2012

Dancalia: un sogno finito subito

Guardo un sacco di documentari che m’ispirano per i viaggi futuri e mi raccontano la storia di quei luoghi lontani. I documentaristi poi hanno il privilegio di essere ammessi dove un normale turista non può arrivare e di questo sono sempre stata invidiosa. Così ho scoperto tante rotte poco conosciute verso le quali dirigermi.
In uno degli ultimi che ho visto, il buon Piero Angela (eroe dei pomeriggi delle elementari con i suoi fantastici Quark) mi ha fatto scoprire una terra incredibile: la Dancalia. Si tratta di una regione nella depressione dell’Afar, un triangolo compreso tra Gibuti, Etiopia ed Eritrea, dove si può assistere letteralmente alla creazione del pianeta. Qui affiora in superficie la giunzione fra tre placche tettoniche in espansione continua e questo fa della Dancalia un paesaggio al tempo stesso infernale e affascinante. Ci sono laghi acidi di colori stupefacenti, cristalli e minerali dalle forme più strane, sentieri di sale e ferro, e appena sotto c’è il magma del mantello, praticamente l’interno del pianeta. C’è anche uno dei vulcani più attivi del mondo, l’Erta Ale che era famoso per il suo lago dilava, purtroppo occultato da un crollo durante un’eruzione nel 2010. L’unico altro punto nel mondo dove si può osservare una dorsale oceanica in superficie è l’Islanda.
Inoltre, lungo la via per la Dancalia da Addis Abeba ci sono altri luoghi stupendi da visitare, come gli scavi dove sono stati rinvenuti diversi fossili di ominidi, elefantini, coccodrilli e ippopotami; i mercati di Senbete e di Bati dove si trovano merci di ogni tipo provenienti da diverse regioni dell’Etiopia; Lalibela dove si trovano chiese monolitiche scavate nella roccia; Axum La città dell'Arca dell'Alleanza. Insomma un viaggio favoloso. Ora, visto che anni fa ho aderito ad un’iniziativa di Greenpeace giurando per iscritto che non sarei andata in Islanda finché il suo governo non avesse bandito la caccia alle balene, sono stata ben felice di scoprire nella Dancalia un’altra fucina del dio Vulcano da andare a vedere. Questa felicità è durata solo un paio di giorni, il tempo di fare una piccola ricerca in internet dopo che il TdC mi aveva detto: -Vuoi andare in Etiopia? Ma non è dove hanno appena rapito quei turisti?-
Eh sì! Maledizione! Vado a vedere nel web e vien fuori che nell’Afar capita spesso che i turisti vengano rapiti e uccisi. Come al solito, però, visto che di certe zone del mondo non importa a nessuno, non si sa bene quali siano i motivi reali di questi assalti. Terroristi, predoni, pirati, ribelli, tutti questi appellativi senza un vero significato che usano i giornalisti per accusare senza prendere le parti di qualcuno, per spaventare senza spiegare, forse perché nemmeno loro sanno bene quali siano le parti e cosa stia accadendo, laggiù e in tutti gli altri posti del mondo considerati “pericolosi”.
Ma io dico: Porco cazzo! (citazione da…?) Possibile che non si possa smetterla di ammazzarsi a vicenda e di ammazzare gli animali? Grazie! Ora non posso andare né in Islanda né in Dancalia, non vedrò mai una dorsale oceanica in superficie, non vedrò mai un sacco di animali che abbiamo portato all’estinzione, non vedrò mai un sacco di bellezze naturali che abbiamo devastato o inquinato, non vedrò mai siti archeologici che abbiamo depredato e distrutto, non conoscerò mai le usanze di tante tribù sterminate o sottomesse. Il volo per Addis Abeba costava pure poco! Merda! Avrei fatto delle foto meravigliose e voi non le vedrete mai.
Mi piacerebbe un mondo dove ognuno potesse vivere liberamente secondo le proprie tradizioni e si potesse viaggiare senza paura per conoscere i diversi ambienti e le diverse culture. Sarebbe bastato un po’ di rispetto, un po’ di umiltà e semplice educazione per preservare tante cose ormai perdute. Eppure conoscere è la parte migliore della vita, imparare, scoprire, esplorare. Sarebbe davvero bellissimo, ma impossibile. Perché l’uomo è così: dove arriva s’impone, che sia sulla natura o su altri uomini, lui arriva e piega tutto al proprio interesse.
Tutto questo cosa m’insegna? Che devo sbrigarmi, viaggiare più che posso prima che non resti più nulla di puramente bello da vedere.

martedì 27 dicembre 2011

Canzone per noi

Micia e Luna sono andate in un posto migliore, con Belle, Winnie e Marvin. Mentre noi siamo rimasti qui con i ricordi e i fantasmi. Semm de passacc...


Pulènta e galèna frègia e un fantasma in sôe la veranda
barbèra cume' petròli e anca la lôena me paar che sbanda
cadrèga che fa frecàss e buca vèrta che diis nagòtt
dumà la radio sgraffigna l'aria e i pensee fànn un gran casòtt
L'è mea vèra che nel silenzio dorma dumà la malincunìa
l'è mea vèra che un tuscanèll l'è mea bòn de fa una puesìa
in questa stanza senza urelògg bàla la fata e bàla la stria
in questu siit senza la lüüs che diis tücoos l'è duma' l'umbrìa
E scùlta el veent che pìca la pòrta cun in cràpa una nìgula e in bràsc una sporta
el diis che g'ha deent un el regàal me sa che l'è el sòlito tempuraal
E scùlta i spiriti e scùlta i fulètt che ranpèghen sôel müür e sòlten fôe di cassètt
g'hann sôe i vestii de quand sèri penènn i ne vànn e i ne vègnen cun't el büceer del vènn
E la candela la sta mai ferma e la se môev cumè la memoria
anca el ràgn sôe la balaüstra ricàma el quadru de la sua storia
la ragnatela di mè pensèe la ciàpa tütt quèll che rüva scià
ma tanti voolt la g'ha troppi bôcc e l'è tüta de rammendà
La finestra la sbàtt i all, ma la sà che po' mea na' via
e i stèll g'hann la facia lüstra cumè i ôcc de la nustalgìa
in questa stanza senza nissôen, vàrdi luntàn e se vedi in facia
in questa stanza de un òltru teemp, i mè fantasmi i làssen la traccia

Davide Van De Sfroos

(Polenta e gallina fredda e un fantasma sulla veranda, barbera come petrolio e anche la luna mi sembra che sbandi... seggiola che fa rumore e bocca aperta che non dice niente, solo la radio graffia l'aria e i pensieri fanno un gran casino... non è vero che nel silenzio dorme solo la malinconia, non è vero che un toscanello non è capace di fare una poesia, in questa stanza senza orologi balla la fata e balla la strega, in questo posto senza la luce che dice tutto è solo l'ombra.... E ascolta il vento che picchia alla porta con in testa una nuvola e in braccio una borsa dice che ha dentro un bel regalo mi sa che è il solito temporale.... E ascolta gli spiriti e ascolta i folletti che si arrampicano sul muro e saltan fuori dai cassetti indossano i vestiti di quand'ero piccolo e vanno e vengono con il bicchiere del vino.... E la candela non sta mai ferma e si muove come la memoria, anche il ragno sulla balaustra ricama il quadro della sua storia, la ragnatela dei miei pensieri prende tutto quello che arriva ma tante volte ha troppi buchi ed è tutta da rammendare... La finestra sbatte le ali, ma lo sa che non può andar via e le stelle hanno la faccia lucida come gli occhi della nostalgia, in questa stanza senza nessuno guardo lontano e mi vedo in faccia, in questa stanza di un altro tempo, i miei fantasmi lasciano la traccia...)




mercoledì 7 dicembre 2011

Eolie, una piccola Indonesia

Lo so: millenni son trascorsi dall'ultimo post.
È che avevo creato questo blog per quello che ancora tutti chiamano “il Viaggione” e, quando sono tornata, l'ho abbandonato, era finito. Avrei ripreso solo al prossimo viaggio, ma poi si è messa di mezzo la solita vita e insomma...
Sì, ho ritrovato le poche cose che mi sono mancate in quei mesi (la Micia, papà e Sté, gli amici), ma anche tutto quello che mi aveva spinto a scappare. Dunque l'obiettivo è rimasto: partire di nuovo, partire in continuazione. Non facile, certo, ma assolutamente non impossibile e ne sono la prova vivente.
Cerco un modo di tornare felice viaggiando che, essenzialmente, significa mettere da parte anche i centesimi di rame per poter comprare quello che è diventato il bene più prezioso e raro: il tempo.
Trascorro la maggior parte del mio tempo a lavorare, mi stanco, mi deprimo, dormo e torno al lavoro. Il progetto, però, prevede di risparmiare tutto il possibile, vendere tutto quello che possiedo e partire ancora, per sempre. Risparmiare non è sempre facile quando le entrate sono poche e devi pur mantenerti, ma non mi pesa rinunciare a una cena fuori, a un cappotto nuovo, al parrucchiere o tenere il riscaldamento al minimo. Non mi pesa, se penso che in cambio di queste piccolezze vedrò l'Africa, il Sud America e tornerò in Indonesia. Ecco, l'unica spesa extra che mi concedo, anche se molto meno di prima, sono i libri. Libri di avventure e catastrofi, biografie di viaggiatori, gialli, scienza e fantascienza, archeologia.
A me non pesa, ma agli altri pare di sì.

Gli altri: -Andiamo al cinema?-
Me: -No.-
Gli altri: -Ma dai, è un film fighissimo.-
Me: -No, leggo un libro e mi tengo i soldi.-
Gli altri: -Su, cosa vuoi che siano 10 euro?-
Me: -Ho detto di no.-
Gli altri: -Barbona!-
Me: -Si dice Barbuna...-

Inoltre, sempre cercando le soluzioni più economiche, mi regalo qualche breve vacanza ovviamente fuori stagione. Così a maggio sono stata alle Eolie con il TdC. Che meraviglia!
Mare splendido, passeggiate nella natura, cibo indimenticabile e soprattutto vulcani!
Come base abbiamo scelto l'isola di Salina dove abbiamo affittato una camera da un tizio incredibile, Emanuele, che poi scopriremo essere soprannominato “il Principe di Salina”. Il tizio fa un sacco di mestieri, dal regista teatrale alla guida di trekking e ci ha dato diversi consigli su come esplorare le isole nei dieci giorni che abbiamo a disposizione. 
La mattina ci svegliamo sempre all'alba per le nostre escursioni e facciamo colazione nel piccolo bar  di Nino dove sorprendiamo tutti per due cose: perché diavolo ci alziamo così presto se siamo in vacanza? e veramente andiamo a piedi fin laggiù?
Al bar a quell'ora ci siamo solo noi e Simone, altro personaggio da fumetto. Bresciano autentico trapiantato a Salina per lavorare nelle vigne, appassionato di rugby (così hanno legato lui e il TdC), sogna di trasferirsi in Nuova Zelanda con la fidanzata tedesca Annika che lavora in un albergo di lusso sull'isola. Le birre e gli aperitivi con loro sono stati momenti di sguaiatissime risate!
Oltre ad aver girato Salina in lungo e in largo, dalle montagne gemelle alle bellissime spiaggette, un giorno abbiamo preso l'aliscafo e siamo sbarcati a Vulcano. La salita non è affatto impegnativa e arrivando la mattina presto, come noi, si può godere della vista del cratere senza nessuno intorno a guastarne il fascino. Che spettacolo le fumarole e i blocchi di zolfo gialli sullo sfondo di terra nera! Che impressione i massi giganti che hanno lasciato scie sui fianchi del cratere, quando sono stati stati scagliati fuori dall'ultima eruzione! Tutto questo circondato da un mare tremendamente blu. 
Pare che Vulcano eruttasse regolarmente ogni 100 anni, ma dall'ultima volta ne siano già passati 120. Parlavamo una sera con il Principe di come Stromboli sia sempre attivo e quindi, in fondo, meno pericoloso perché sfoga continuamente la sua energia, mentre Vulcano stia accumulando forza sotto un tappo di terra. A questo proposito il Principe ha detto: -Se eruttasse Vulcano ci ritroveremmo tutti in Liguria!- Umorismo da catastrofe, credo sia indispensabile se vivi in luoghi come quello o lungo la cintura di fuoco del Pacifico.
In quei giorni anche l'Etna era in eruzione e si dice che le fontane di lava di Stromboli siano più belle quando anche l'Etna è sveglio. Quindi la gita successiva è stata appunto Stromboli, dove abbiamo anche passato una notte perché le escursioni migliori si fanno di sera, quando la lava luccica. 
Ero emozionatissima: il mio primo vulcano attivo! Siamo arrivati in un giorno piuttosto nuvoloso, ma il mare era di un blu profondo contro la spiaggia nera di lava. 
Siamo andati da Beatrice, amica del Principe, che fa parte di un gruppo di guide autorizzate per il trekking sullo Stromboli. C'è un sentiero lungo la costa che si può fare in autonomia, ma per la salita vera e propria è obbligatoria una guida esperta. Con le montagne non si scherza, sopratutto se sputano fuoco. Quando ci siamo presentati la mattina da Beatrice ci ha spiegato che, a causa delle nuvole, la partenza non era sicura perché una volta arrivati in cima non avremmo potuto vedere il cratere e le bocche sotto di noi. Ci ha dato un pacchetto di regali per il Principe che era diventato papà da poco e ci ha dato appuntamento per il pomeriggio. Abbiamo mangiato una pizza favolosa in un ristorante gestito da autentici e orgogliosi napoletani, poi abbiamo passeggiato sulla spiaggia e per i vicoli del paese e infine siamo tornati da Beatrice perché fortunatamente il cielo si era aperto!
Ci siamo presentati alle 17.30 attrezzati per la salita: scarpe da trekking, zaino con cena al sacco, giubbotto, cappellino ed elmetto di protezione fornito da Beatrice, maglietta di ricambio e pile. Il giorno prima a Salina il Principe mi aveva preso in giro perchè mi ero portata solo una felpa: -Eh sì, dalla Brianza credi che in Sicilia sia sempre estate. Guarda che sullo Stromboli di sera ci sono 5 gradi!-. Quando siamo arrivati all'aliscafo per Stromboli, il ragazzo della biglietteria mi ha detto che il Principe aveva lasciato un pacco per me. Era un sacchetto con scritto sopra “Brianza” e dentro c'era un maglione di pile che mi dava in prestito per l'escursione. Grande!
La nostra guida per la salita sullo Stromboli era un simpatico veneto che ci raccontava dell'isola e del vulcano ad ogni pausa. La camminata è durata tre ore e mezza. Prima si percorre un sentiero nella vegetazione, poi comincia il sabbione e diventa dura, sempre più ripido e franoso. Mentre ci si avvicina alla cima si sente il fragore delle esplosioni, sono come tuoni di un temporale, ma sapere che provengono dalle bocche del vulcano mette una certa inquietudine.
Il sole tramonta sulle nuvole che abbiamo superato e comincia a farsi buio. Ci fermiamo ad ammirare una fessura laterale nella montagna che lancia getti di lava brillanti. Saliamo ancora e, dopo una pausa per mangiare e riprendere fiato, finalmente arriviamo sulla cima. All'inizio ci avevano detto che avremmo fatto solo un breve passaggio sopra il cratere perchè in quei giorni c'era un po' di movimento sismico e non era sicuro che troppe persone si fermassero lì. Noi, però, eravamo l'ultimo gruppo della serata e la guida ci ha permesso di restare parecchi minuti. Ci ha fatto indossare le mascherine perchè c'erano sbuffi di gas nell'aria.
Eccoci lassù al buio e al freddo che ormai non sentiamo più per l'emozione. Osserviamo la camera magmatica riempirsi di lava e poi sentiamo un fischio come quelli dei fuochi artificiali e all'improvviso da una delle cinque bocche esplode una fontana di lava alta 200 metri. Wow! Riusciamo a restare affacciati sul cratere il tempo di vedere ben sette spettacolari fontane. Sono lì, che guardo l'inferno e mi sento in paradiso. La natura non smetterà mai di sorprendermi con le sue bellezze.
La discesa alla sola luce delle torce frontali è stata divertente. Abbiamo superato il sabbione scivolando giù nel profondo strato di cenere come fosse stata neve. Alla fine siamo arrivati in paese sfiniti, ma soddisfatti. Le stradine erano deserte e silenziose così andando a dormire ci siamo goduti in pace il ricordo di quello che avevamo appena visto. Splendido.
Alla fine della vacanza abbiamo ripreso il volo da Catania e dall'aereo abbiamo visto anche l'Etna in eruzione. Meglio di così non poteva andare. Ed ecco qualche foto.

Adesso sono qui che cerco di risparmiare (niente regali per nessuno a Natale) per comprarmi il tempo di viaggiare, il tempo di vivere facendo quello che mi piace. Sono qui ad aspettare la tredicesima per prenotare il volo per Bali ad aprile perchè per il mio prossimo compleanno voglio essere a Flores. Sono qui ad aspettare che il mercato immobiliare si riprenda per vendere la casa, anche se gran parte del ricavato andrà alla banca per coprire il mutuo. Sono qui ad ammazzarmi di documentari e sognare sui libri.
Ogni giorno faccio un passo per cambiare definitivamente la mia vita perchè "Se fai le cose che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre avuto".
Sono qui e vorrei essere altrove.

P.s. I soldi che volevo spendere per i vostri regali di Natale sono andati alle cure veterinarie per Marmitta, l'orso della luna che mi ha adottato il TdC l'anno scorso tramite http://animalsasia.org/?it

P.p.s. Ho scoperto che hanno letto questo blog anche persone che non conosco, hanno apprezzato e commentato, volevo solo dir loro... grazie mille!




sabato 26 giugno 2010

La miglior sbronza della mia vita (finora)

Questo viaggione è stato una follia, una meraviglia e una sbronza che lascia postumi incancellabili. C'è così tanto là fuori e il nostro mondo quotidiano è troppo piccolo per contenere tutte le bellezze della vita: aprite le finestre e saltate oltre le finestre!

Primo impatto

Sabato scorso a Dubai c'erano 43 gradi, quando siamo decollati, a 1700 mt di altezza ce n'erano ancora 26, a Malpensa sono scesa dall'aereo in pantaloncini e sandali e ne ho trovati 15! Ad aspettarmi il Papy e Viviana (grazie) abbronzati quanto me, ma come fanno?? Mi raccontano com'è andata qui mentre non c'ero, la Micia, la casa, le vacanze, i colleghi di papà che seguivano il blog appassionati come a una telenovela.

La cosa più strana è stata tornare a vivere in casa. Per quattro mesi la mia casa è stato lo zaino, tutto quello di cui avevo bisogno era lì, autisticamente sistemato nelle tasche. Ho avuto paura dell'armadio! Non mi serve tanta roba, non mi serve quasi niente e questa casa è enorme e si perdono le cose. Ho fatto un sacco di vestiti e li ho dati via.

Per fortuna c'è la Micia, la parte più selvatica della mia vita in città. Con il suo passo calmo e il suo miagolìo insistente mi ha guardata pensando: -Ah, finalmente è tornata la cameriera! C'è da cambiare la sabbietta, darmi una pappa decente e acqua fresca. Poi, se ne avrò voglia, ti farò un po' di fusa.- ...Non è fantastica?

Gente che ho visto, cose che hanno detto

Ho rivisto Sergio (sembra un ragazzino senza barba!) e stiamo già parlando del prossimo viaggio anche se per adesso si sfoga al lago con il windsurf. Ho rivisto sua mamma e un po' di zie e zii che sembrava Natale. Ho rivisto un po' di amici e ne ho ancora tanti da incontrare. Giretto in centro Monza con Elisa con tappa in libreria che è una bella tradizione. Merenda in voliera con Sergio, Gluria, Elena (una compagna di forchetta persa!), Ale, Mauro, Biella e una partita dell'Italia scandalosa, ma non era ancora il tracollo finale. Una festa si fa stasera con tutti (compresi Gigi&Altea e Altea, Diego e Yuri che non ho ancora visto) e poi ne faremo un'altra quando ci saranno anche il mio fratellino e il Berna. Magari poi metterò le foto delle feste come gran finale per il blog.

Non è stato difficile riprendere a guidare, a parte ritrovare il senso della misura nei parcheggi, ma il traffico mi ha messo un po' d'ansia la prima mattina in tangenziale. Quante auto! Quanti deficienti! Eppure sono arrivata sana e salva al lavoro dove ho rivisto i colleghi.

Nicoletta mi aspettava al bar... con le stampelle, disastro! Bellissima la Garau (come sempre da quando ha cambiato ufficio e non si presenta più in ciabatte e bigodini) e i Blues Brothers Simone e Giovanni promettono di indossare contemporaneamente le camicie tamarre che ho portato da Bangkok, a Fabio ho raccomandato di non attaccare i magneti al bancomat. Aisha, che è senegalese, ha avuto il coraggio di dirmi: -Come sei nera!-. Marco, il sostituto che mi ha permesso di fare questo viaggio, non si è fatto trovare perchè ha approfittato del mio rientro per prendere ferie. Lorenzo ha già cominciato a paccarmi per pranzo, ma ha detto: -Cos'è questa minaccia di chiudere il blog??-

In generale i colleghi sono comprensivi perchè è normale che io mi senta spaesata e poi è estate e sono tutti in aria di vacanze. Mi trovano diversa e ammettono che questa esperienza mi ha fatto un gran bene, qualcuno mi invidia, qualcuno non si è accorto che sono stata via, qualcuno mi dice che rientrerò nella routine e questa sì che è una minaccia. Non voglio proprio che mi passi questa sbronza da viaggio. Molte cose sono cambiate (Antonella, come sei magra!), altre sono rimaste terribilmente uguali.

Ci sono tanti amici che devo ancora rivedere (tranquilli, c'è tempo, non riparto così presto) e inviti da amici di Sergio che vogliono conoscermi e amici miei che vogliono conoscere lui dopo aver letto le nostre avventure e amici come Carlo per cui dobbiamo prenderci un weekend e andare a trovarlo in Toscana e The Sedlmaiers a Monaco. Spendo un bacio per PanNokia che ci ha sempre seguito, ci vediamo presto con Franchina. Sarà un'estate intensa, ma il gelato aiuta.

Per finire

Volevo stupirvi con un finale speciale, ma cosa posso dirvi di più bello di quello che vi ho raccontato in questi mesi? Solo grazie di averci aiutati a partire, di averci seguiti e di averci aspettati al ritorno. Adesso abbiamo bisogno di qualche mese per rimetterci economicamente, poi cominceremo a programmare il prossimo viaggio e se qualcuno di voi si vorrà aggregare o partire per i fatti suoi vi assicuriamo che esperienze come questa sono le migliori sbronze che si possano prendere. Se avete bisogno di consigli o chiarimenti sapete dove trovarci. Non pensateci troppo, andate e godetevi la vita. Ricordatevi sempre che alla fine semm de passacc!

martedì 22 giugno 2010

Penultima puntata

C'è tutto un mondo dietro questo blog. Ci sono i lettori assidui e quelli sporadici, ci sono i maniaci del commento e quelli che invece ci scrivevano mail private, ci sono gli sms e gli incontri su skype. Poi ci sono le cose che non ho scritto e vi dirò di persona, ci sono le cose che ho dimenticato in qualche angolo e mi torneranno in mente in momenti strani, ci sono gli amici stranieri che hanno guardato solo le foto e aspettano di sentire i racconti, ci sono persone che non conosciamo che hanno cominciato a leggerlo per sentito dire da amici di amici.
C'è tutto un mondo di persone e storie che si intrecciano con la nostra e sono contenta che molti si siano sentiti davvero in viaggio leggendo queste cronachette.
Questo è il penultimo post perchè per l'ultimo ho bisogno di più tempo per tirare le somme di questi 4 mesi lontano lontano (e poi ci vuole un po' di suspance per l'ultima puntata della serie!). Intanto ho preparato questi riassunti fotografici che ripercorrono i ricordi nostri che ormai sono anche i vostri.








sabato 19 giugno 2010

Ultimo scalo

Aeroporto di Dubai. Meno di tre ore al volo per Malpensa, una volta su quell'aereo sarà davvero finita. Per questo ho le vertigini.
Sul serio, sento l'avventura finire da qualche parte intorno al mio stomaco.

Una volta a casa scriverò qualche post conclusivo e di consigli pratici per chi volesse fare la stessa stupenda follia che abbiamo fatto noi.

"Our grand collaborator Bertoni is partit just quest mattin with the motorin. In the portapack he has mess the journalet you want. Au revoir." era più o meno così... mi fa sempre ridere! In qualunque modo comincino le avventure, partire è fantastico, andare, muoversi, su su, via!

Io però sto tornando e contrariamente al classico modo di dire, per me, "tornare è un po' morire" quindi vediamo di ridere un po' perchè pensieri brutti e stressanti ne ho avuti abbastanza stanotte.

Ora faccio un giro in questo aeroporto spaziale e ovviamente cerco da mangiare!
Au revoir.

giovedì 17 giugno 2010

Bangkok, di nuovo

Dopo il gelido passaggio a Sydney e un paio d'ore a Melbourne per cambiare aereo, eccomi di nuovo dove tutto è cominciato: Bangkok.
La prima e l'ultima fermata del mio giro su questa giostra coloratissima (a parte Dubai, ma è solo lo scalo in aeroporto e non conta), fino all'ultimo era rimasta in forse per via dei disordini, ma alla fine sono contenta di essere tornata qui. Altro fuso orario, mentre scrivo questo post qui è appena passata mezzanotte, ma stamattina a Melbourne ero tre ore avanti mentre voi siete sei ore indietro. Altra temperatura, è mezzanotte e ci sono 31 gradi con un'umidità oltre la soglia di sopportazione umana!
L'alberghetto è sempre quello e se vi capita di venire da queste parti ve lo consiglio. Mi sono fatta venire a prendere in aeroporto perchè ho tenuto da parte parecchi baht dall'altra volta e posso fare la signora, infatti la mia stanza doppia uso singola con bagno in camera aria condizionata frigo e tv 520 baht a notte (13 euro) colazione compresa. Poi visto che sono sola e sperduta ho preferito non affidarmi ad un qualunque tassista, è anche vero che nessun thailandese è più alto di me, ma di sera mi son sentita più tranquilla così. Domani andrò al mercato e poi a mangiare dalla signora dove andavo con Sergio.
Vi aggiorno anche sui due disgraziati, Stè e il Berna, che ho lasciato soli e sperduti nella selvaggia Australia del nord. Con la bella temperatura di 34 gradi al mattino e un freddo fottuto la notte, i due temerari sono partiti da Darwin per una gita di tre giorni nel parco nazionale di Kakadu dove secondo il programma dormiranno sotto le stelle. Mi dispiace essermelo perso perchè è uno dei luoghi per cui vale la pena andare fino in Australia. Il parco di Kakadu è un concentrato di storia aborigena, animali strani, piante e paesaggi sorprendenti. Le prossime notizie riguardo i nostri due esploratori saranno sul sito della voliera non appena torneranno alla civiltà.
Da Bangkok è tutto, a voi studio.

Homeless


Arrivando da Cairns a Sydney alle 21.15 e avendo il volo per Bangkok via Melbourne la mattina presto, decido di rimanere a dormire in aeroporto perchè non vale la pena di spendere soldi per taxi e ostello solo per poche ore. Mi sistemo con gli zaini sulle poltrone al piano delle partenze. Nessuno in giro tranne una ragazza di Londra che ha fatto il mio stesso ragionamento. Quattro chiacchiere e poi ci mettiamo comode ognuna a leggere il proprio libro.
Alle 23.30 arriva un tizio della sicurezza che ci dice che l'aeroporto chiude fino alle 4 di mattina e non possiamo restare. Siamo sorprese e perplesse, ci guardiamo chiedendoci se sia serio oppure oppure dobbiamo ridere. Perfino Orio al Serio resta aperto tutta la notte! Possibile che a Sydney ci sbattano fuori? Il tizio dice che gli dispiace, chiudono tutti i terminal, ma possiamo passeggiare nel parcheggio se vogliamo. Lo fissiamo ancora più perplesse: Bello, fuori ci sono 5 gradi!
Al tizio viene un'idea: possiamo sistemarci tra le porte scorrevoli, lì saremo un po' più al coperto. Allora non scherzava. 
Io e la londinese ci trasciniamo nel box a vetri dell'ingresso, ancora non ci pare vero. La porta per entrare resta chiusa, ma quelle per uscire continuano ad aprirsi ad ogni nostro movimento e l'unico modo per non fare entrare il freddo è sistemarci agli angoli opposti. Ho dei sacchetti di plastica vuoti e li usiamo come tappetini per sederci tra gli zaini. Più barbuna di così!
Tempo cinque minuti vediamo arrivare un'altra disgraziata cacciata dal terminal vicino, una ragazza tedesca. A lei rimane il posto sfigato tra le due uscite e ci mettiamo un po' a trovarle una posizione che non faccia scattare continuamente le fotocellule. Ridiamo di questa assurda situazione e ci facciamo anche le foto con l'autoscatto (da sinistra la londinese, la tedesca e me mentre si apre di nuovo la dannata porta scorrevole!).
L'inglese, studentessa, è in giro da sei mesi, quattro in Sud America, poi Nuova Zelanda e adesso Australia. Sta andando a nordest da dove arrivo io.
La tedesca, in giro dallo scorso ottobre in cerca di lavoro, è stata in Thailandia, Vietnam, Cina, Hong Kong, Indonesia e adesso l'Australia che le sembra troppo facile, quasi noiosa.
Io racconto i miei quattro mesi e come al solito sono quella in viaggio da meno tempo, pure la disoccupata mi batte! Le chiacchiere si smorzano e cominciamo ad apoggiarci agli zaini, coprirci con le felpe e sonnecchiare. Ogni tanto la tedesca si gira e la porta si apre. Che notte!