martedì 30 aprile 2013

Hey hey hey, na na na na

Meno di dieci giorni alla partenza (per rispolverare l'itinerario leggete qui) e mi son venuti un po' di pensieri.

Abitiamo un piccolo pianeta frutto di fortunatissime coincidenze, praticamente abbiamo vinto alla lotteria cosmica. Siamo protetti da una sottile atmosfera che permette la vita e da un campo magnetico che devia i mortali venti solari, ci troviamo alla giusta distanza dal sole perché l'acqua mantenga lo stato liquido e un sacco di altre belle cose.

L'universo là fuori è un luogo estremamente violento e noi siamo terribilmente fragili. Se ti teletrasportassi su un pianeta alieno non avresti nemmeno il tempo di bestemmiare, prima di essere polverizzato. Stelle lontane potrebbero morire da un momento all'altro e non lo sapremmo perché il cielo che osserviamo è il passato, la luce che vediamo ha impiegato migliaia di anni ad arrivare ai nostri occhi, dunque il luogo da cui è partita potrebbe già non esistere più. Una stella che esplodesse a un milione di anni luce da noi potrebbe colpirci, e se una scarica di raggi gamma ci investisse (no, non diventeremmo tutti Hulk) spezzerebbe la barriera di ozono che protegge il nostro pianeta dalle radiazioni solari e friggeremmo come patatine.

Passeggiamo sul filo del rasoio sorretti da uno straordinario equilibrio di forze, ma l'uomo è in grado di modificare anche una sola delle condizioni che consentono la vita, anche di una misura infinitesimale, provocando un disastro planetario. Siamo una razza di sciagurati e al tempo stesso dovremmo avere l'intelligenza di capirlo.

La natura ha i suoi cicli, i suoi modi di riparare ciò che si rompe o che non funziona, muta, si evolve, si rigenera e cancellerà anche noi che non siamo altro che un istante nelle ere geologiche, ha le sue leggi, superiori alle nostre, precise e infallibili. Riuscirà anche a digerire i danni che le arrechiamo, ma ci sono cose che abbiamo distrutto per sempre, per esempio non rinasceranno gli animali che abbiamo sterminato fino all'estinzione.

La natura, però, ha generato anche noi, quindi non possiamo essere un errore nonostante ci comportiamo da figli ingrati. Non riesco ancora a capire il nostro ruolo nel quadro generale.

Me: “Scusi Signora Natura, perché ha creato gli esseri umani?”

Natura: “All'inizio mi sembravano carini.”

Me: “E poi?”

Natura: “Guardi, ho provato di tutto: la peste, gli uragani, il Vesuvio... ma se ti distrai un attimo son sette miliardi, manco i bacherozzi! La prossima volta provo con gli zombi...”

Ormai siamo diventati troppi perché il pianeta sopporti il nostro modo di vivere, quindi, in un modo o nell'altro, ci estingueremo, che si tratti di una catastrofe naturale, di una malattia o dell'esaurimento delle risorse, non possiamo durare ancora molto in queste condizioni.

La Terra è la nostra casa. Per secoli e secoli l'abbiamo sporcata, consumata e rovinata. Ora che sta cadendo a pezzi sotto i nostri occhi siamo di fronte a una scelta: ristrutturarla o cercarne una nuova.

Ristrutturarla implica parecchio lavoro e la collaborazione di sette miliardi di inquilini. Ognuno dovrebbe spolverare, riparare, pulire e mantenere in buone condizioni la propria stanza perché la ristrutturazione funzioni, ma tutto questo comporta un impegno che la pigra umanità non ha voglia di assumersi.

L'alternativa di cercare una nuova casa, d'altra parte, è troppo costosa. Non possiamo permetterci viaggi interstellari per tutti, non solo economicamente, ma non siamo pronti nemmeno a livello tecnologico, e non sapremmo nemmeno dove dirigerci di preciso. Colonizzare altri pianeti è fuori dalla nostra portata e, onestamente, non penso nemmeno che lo meritiamo.

Se la vita di un uomo durasse duecento anni, questo curerebbe l'ambiente per se stesso. Invece è egoista verso le future generazioni. A nessuno importa dei figli e dei nipoti che erediteranno un mondo sempre più povero e sporco, all'uomo importa solo di godersi la sua breve vita. Questo è il risultato: non puoi bere l'acqua del fiume perché è inquinata, non puoi mangiare un frutto senza lavare via i pesticidi, non puoi vedere le stelle se vivi in città, non puoi giocare per strada, non puoi camminare scalzo.

Poi c'è la nostra prerogativa migliore: la guerra. Fondamentalmente è una boiata, anche se nella storia ha fatto progredire la tecnologia più di ogni altra motivazione, tutto ciò che è stato inventato a scopi militari ha poi trovato utilissime applicazioni nel quotidiano, ma serve per forza una guerra per farci aguzzare l'ingegno? Dovrebbe bastare una sana sfida, tipo a chi arriva primo sulla Luna o chi diventa indipendente dal petrolio prima degli altri, con lodi al vincitore e condivisione dei vantaggi con il vinto. Perché siamo, invece, così stronzi? A parte le ovvietà per cui i conflitti fanno vittime innocenti, impoveriscono i popoli e ingrassano i ricchi e tutte le altre belle parole, non mi viene davvero in mente una guerra giust. Ci scontriamo per ignoranti rivalità, ognuno vuole prevalere sull'altro e dimostrare che la sua bomba è più potente, la sua religione più giusta, il suo portafoglio più gonfio, la sua maglietta più bella e piscia più lontano. Infine, ma non meno importante dal mio egoistico punto di vista, a causa delle guerre io non posso viaggiare in un sacco di Paesi che vorrei visitare.

Oh siam proprio una bella razza! La razza superiore, quella intelligente! È davvero intelligente concepire amenità come la guerra, la schiavitù o lo stupro, gettare i neonati nei cassonetti e privare interi popoli delle libertà più elementari, tollerare la crudeltà, lo sfruttamento, la spazzatura che riempie il mondo, la distruzione della natura. Un essere intelligente non è questo, perciò l'uomo è scemo, o perlomeno lo è maggioranza degli uomini e, senza dubbio, sono scemi gli uomini di potere.

Tutto questo per dirvi che non dovrete stupirvi se non farò ritorno dal viaggio che sto per cominciare: preferisco stare con gli orangutan ad aspettare la fine del mondo.


Hey hey hey, na na na na
When the universes collide
Hey hey hey, na na na na
Son, don't get caught on the wrong side
   - Gogol Bordello

martedì 9 aprile 2013

Viaggiare pellavvero

I viaggiatori sono tutti legati tra loro come membri di una bizzarra famiglia. Hanno in comune la lontananza da casa e il desiderio di scoperta non solo di luoghi, ma anche di esperienze e persone. Appena ci si trova intorno a un tavolo si fanno un sacco di domande, si scambiano consigli e si raccontano avventure e disavventure incrementando la reciproca curiosità e alimentando la voglia di viaggiare ancora. Quando due motociclisti si incrociano per la strada alzano la mano per salutarsi. Sono estranei, indossano i caschi, vanno in direzioni opposte eppure si salutano perché fanno parte della stessa tribù, condividono qualcosa che gli automobilisti accanto a loro non conoscono. Questo accade anche ai viaggiatori: raramente ne incontrerai uno che non ti sorrida e non abbia voglia di parlarti. Così abbiamo conosciuto Alison, Nicola, Erin, Paul, John, i ragazzi della gang australiana west coast, Hannes, Bodhi, Mario (che ride come una scimmia) e tutti gli altri diventati amici speciali perchè hanno condiviso con noi momenti indimenticabili.
Viaggiatori, non turisti.
I turisti sono cafoni perché considerano il viaggio un investimento per cui devno essere trattati come ospiti di riguardo e pretendono che tutto si adatti alle loro esigenze personali. Il viaggiatore invece si adatta al luogo e alla cultura che incontra, possiede lo spirito positivo degli antichi esploratori, è aperto alle novità e alle diversità, agli imprevisti e agli incontri.
Il viaggiatore sa anche apprezzare la solitudine: si lascia andare alle maree dei pensieri, si rifugia in un libro al sicuro, scrive e fotografa per conservare i momenti importanti, contempla un paesaggio ridimensionando la percezione di sé.
Gli indigeni, e con questo non immaginate dei tizi in gonnellino di paglia con un osso tra i capelli, ma semplicemente gli abitanti del luogo, in genere mal sopportano i turisti limitandosi ad essere educati perché portano guadagni. Hanno, invece, una sorta di istinto materno nei confronti dei viaggiatori e sono ben disposti ad aiutarli e consigliarli. Sul serio l'ho provato di persona più di una volta.
Cresciamo con questo planisfero appeso in classe alle elementari, con l'Europa al centro. Quello è il tuo mondo: tu al centro e il resto troppo lontano. Lontano, diverso e quindi pericoloso. Le notizie che ci arrivano dagli altri Paesi sono spesso distorte, l'immagine che abbiamo in testa di luoghi mai visitati è piuttosto diversa dalla realtà, sia nel bene che nel male. Quando nella vetrina di una cartoleria australiana ho visto appeso il loro planisfero, quasi non riconoscevo il mondo con l'Oceania al centro. Mi sono resa conto di quanto il punto di vista influenzi la nostra percezione delle cose. Allora ho pensato che vale per tutto: cambiare il punto di vista ci fa vedere altri aspetti di ciò che crediamo di conoscere. 
Non basta una vita intera per vedere e imparare tutto, ovviamente, ma mantenere la mente aperta ci permetterà di vedere più cose. Ho cominciato tardi a viaggiare perché per molto tempo non me lo sono potuto permettere, quindi mi ritengo ancora una principiante. Dalle mie parti è già strano partire in un periodo che non sia il convenzionale mese di agosto ed è quasi impensabile stare via più di tre settimane soprattutto all'estero. Quando però girovagavo tra il sud-est asiatico e l'Australia ho incontrato viaggiatori che erano giro da mesi o anni e lo trovavano perfettamente normale.
Oggi è facile andare ovunque in aereo e in macchina, ma penso a quando ci volevano mesi di navigazione e non c'erano strade. Avrei dovuto nascere in un'altra epoca, tanti luoghi sono stati rovinati o addirittura distrutti da allora e io non potrò più vederli. 
Si viaggiava seguendo le stelle e le stelle, un tempo, si vedevano perfettamente a occhio nudo. Io mi stupisco quando mi trovo sotto un cielo stellato come nel Deserto Bianco in Egitto o come ad Arlie Beach in Australia. Vedevo ogni cosa, la Via Lattea chiara come la scia di una barca e vedevo pianeti colorati e stelle cadenti. Ero ipnotizzata. Pensa che invece era normale ai tempi degli Egizi e dei Maya: vedevano una volta celeste completamente limpida e potevano usarla per orientarsi, per calcolare il tempo, per prevedere le piene dei fiumi, quando seminare e quando raccogliere, quando partire e come ritrovare la via di casa.
Quando viaggio, osservo senza lasciare impronte, cerco di stare con le persone del posto facendomi guidare da loro, ascolto le loro storie e i suoni della natura, voglio immergermi nello spirito del primo ospite. Prediligo le destinazioni meno frequentate, più difficili da raggiungere, più isolate perché non voglio trovarmi nessuno intorno mentre uso il mio superpotere dell'immaginazione. Riesco a viaggiare nel tempo e provare sensazioni antiche. 
Ah, l'era delle grandi esplorazioni! Mi sarei imbarcata su uno di quei velieri in rotta verso l'oceano sconosciuto. Probabilmente sarei morta per qualche malattia dovuta alla scarsa igiene e al cibo mal conservato, ma se fossi sopravvissuta avrei vissuto avventure così fantastiche che si fatica a raccontarle.
Immaginate come ci si sente ad avvistare un'isola che non era su nessuna mappa, ad essere il primo a mettere piede su quella spiaggia di borotalco e osservare il pennacchio di fumo che si leva dall'alto vulcano al centro della foresta. 
Immaginate di attraversare la giungla africana a piedi senza sapere quello che si nasconde tra la vegetazione e sentire un rombo lontano e andare in direzione di quel suono per poi trovarvi davanti le gigantesche Cascate Vittoria. 
Immaginate le tempeste nello stretto di Magellano, le onde che sollevano il vascello e la pioggia che vi sferza il viso e miracolosamente evitate le scogliere taglienti in mezzo a fulmini e schiuma di mare e finalmente raggiungete l'altro oceano mentre le nubi si diradano e il sole fa scintillare la nave bagnata. 
Immaginate di aprire un sentiero tra le montagne himalayane lottando con il gelo e l'altitudine. Immaginate di risalire il grande Rio delle Amazzoni inoltrandovi nella foresta più estesa del mondo abitata da insetti enormi e serpenti velenosi. 
Immaginate di essere il primo a vedere un ghepardo, un koala, un pinguino, immaginate di scoprire Macchu Picchu o Angkor o la tomba di Tutankamon.
Patty, la mia amica messicana, dice che quando è stressata va a Teotihuacan, solo mezz'ora in auto dalla sua casa a Città del Messico, sale sulla Piramide del Sole e pensa. Mi ha portato là nel 2004, dalla cima si vede tutta la piana circostante con i templi, gli osservatori astronomici di pietra e gli alberi. Ci va al tramonto, quando i turisti se ne sono andati, si siede su quelle pietre millenarie e pensa alle sue radici azteche.

martedì 26 marzo 2013

La distrUzione del mese

Son qui che tiro avanti in attesa che arrivi il maledetto 9 maggio per prendere di nuovo un aereo e andare lontano, cerco di non farmi uccidere dall'attesa distraendomi con letture di vario genere (sul comodino un libro sull'esplorazione della Dancalia -vedi post di gennaio 2012- e uno sui serial killer), documentari sulla storia dell'universo e film di catastrofi (che fan sempre ridere come leggete qui). Inoltre, durante il giorno, lavoro anche! Non che vada in miniera, lo so, ma quello che mi stressa è dovermi alzare alle 6 del mattino per lasciare Monza e affrontare il traffico di Milano, poi rinchiudermi otto ore nel mio cubicolo e rifare il percorso al contrario ogni schifoso giorno. Penso sempre che non mi paghino abbastanza per questo e lo pensa anche la mia banca. Io dovrei fare la scrittrice a tempo pieno e intanto viaggiare, ecco, così sarebbe giusto!
Eppure tutto questo, sogno o lavoro, è destinato a finire in un casino apocalittico perchè, come gli amici della Voliera ben sanno, è solo questione di tempo: gli zombi stanno arrivando! 
La foto di halloween in Voliera 2006 qui a fianco dimostra che ci stiamo preparando da diversi anni e, come dimostrano le librerie nelle nostre case, stiamo studiando l'argomento. Noi, però, non abitiamo negli Stati Uniti dove anche i bambini vanno in giro con la pistola e per diritto costituzionale sparano a tutto quello che gli pare compresi i compagni di scuola come all'epoca della conquista del west. Noi dobbiamo organizzarci con dei piani astuti e armandoci di quello che possiamo.
A casa mia il piano prevede... ehm, non ve lo posso svelare perchè altrimenti tutti quelli che lo leggono "ci rubano il lavoro". Abbiamo i mezzi per realizzarlo, ma anche questo, come insegnano tutti i libri, fumetti, film e serie tv, non posso scriverlo perchè la segretezza è una questione di sopravvivenza; comunque, come diceva Tomba, chi ci conosce lo sa.
La morale è: se arrivano gli zombi mentre sono in viaggio, ASPETTATEMI!!!

P.s. Buona Pasqua, se non è un segno Gesù che esce dalla tomba...


mercoledì 6 febbraio 2013

La distrazione del mese

Finito di organizzare il viaggio in Indonesia con Nyoman, non ci resta che aspettare il 10 maggio per partire che visto dai primi di febbraio sembra lontano anni luce. Bisogna far passare questi mesi e il lavoro non aiuta, anzi, ha il potere di allungare orribilmente le giornate, quindi le distrazioni diventano vitali. A febbraio per fortuna c'è sempre il torneo 6 Nazioni di rugby.
Come promesso alla Garau (e con lei non si scherza che è sarda e mi fa paura), vi racconto le prime tre partite dal mio personalissimo punto di vista, cioè la quasi totale ignoranza tecnica, ma grande entusiasmo. Intanto un elogio all'impagabile telecronaca argentina che accompagna i file scaricabili di tutte le partite di rugby, per gli straccioni come me che non possono permettersi Sky.
E la pelota se vaaaaaaa dentro!!!

Galles vs Irlanda
Ho sempre avuto un debole per gli irlandesi, nei nostri viaggi ne abbiamo incontrati diversi, tutti gran compagnoni, e da quando seguo il rugby mi sono anche affezionata alla squadra. Così mi ha fatto piacere vederli dominare il primo tempo come un treno in corsa, una meta dopo l'altra, un calcio dopo l'altro, trenta punti puliti.
Il mio primo idolo è stato l'inglese Johnny Wilkinson, ma ora che ha fatto il suo tempo, il mio nuovo Johnny preferito è irlandese e si chiama Sexton (!!), l'erede di Ronan O'Gara rivale di Wilkinson che pure mi piaceva parecchio.
Questa però è una partita così bella che non si può parteggiare per una sola formazione. Nel secondo tempo il Galles si rialza con fierezza e determinazione. Il rugby si gioca fino all'ultimo istante, non è finita finché non è finita, maledizione! La tensione si taglia con la mannaia, attacco contro difesa, senza pietà, senza paura, avanti strisciando nel sangue, nel sudore e nella fatica. Si vedono passione e orgoglio schiantarsi contro le regole, ferro contro ferro e ne escono scintille.
Il giovanissimo Halfpenny del Galles è un torello che si fa la meta e se la calcia, anche se fallisce questo unico calcio. Pianta la palla oltre la linea appena una frazione di secondo prima di essere scaraventato fuori dal campo da due placcatori. Che numero!
A volte riescono queste prodezze, altre volte le cose più semplici non girano e un passaggio sbagliato diventa un disastro, ma i professionisti non perdono la concentrazione e anche quando s'incazzano (e quando capita fan perfino più paura della Garau) poi riprendono il controllo o accettano di pagarne le conseguenze: la disciplina fa parte del gioco, devi saper usare la rabbia per vincere altrimenti ti si ritorce contro.
Man of the match e uno dei migliori giocatori del mondo è Brian O'Driscoll, per descriverlo si può solo dire che è un guerriero dalla classe infinita e con quella bella faccia da irlandese che vien voglia di stringergli la mano e dargli un bacio in fronte brindando con la Guinness.
Vince l'Irlanda, ma il Galles ha colmato l'abisso di punti che li separava alla fine del primo tempo. Bellissima partita, bravi tutti.

Inghilterra vs Scozia
Veder giocare l'Inghilterra è sempre uno spettacolo. È una squadra piena di nuovi giocatori con la faccia da quindicenni che pestano come martelli, porta avanti un'antica tradizione e ci tiene a non lasciar espugnare lo stadio di Twickenham. Sto parlando di ragazzi che pochi mesi fa hanno asfaltato gli All Blacks su questo campo, dunque fatti non pugnette.
Un'altra cosa che mi piace è la divisa bianca su cui spiccano il sangue e il fango dopo cinque minuti di gioco, quella viola non fa lo stesso effetto, ammettiamolo.
La Scozia è una squadra da cui non so mai cosa aspettarmi, è capace di perdere con una squadra di zoppi come di affondare senza pietà avversari temibili. È sempre una sorpresa perché alterna fasi di alti e bassi tremendi. 
Questa partita appare piuttosto equilibrata all'inizio, sembra un video-manuale di rugby ben fatto, ma poco emozionante. Le squadre poi si scaldano e l'Inghilterra comincia a far lievitare il punteggio come una torta. Gli scozzesi lottano, ma con altalenante convinzione e alla fine non ce la fanno.
Man of the match è Owen Farrel, a proposito di facce da quindicenni, che migliora ad ogni partita mentre il preferito della Fra, Toby Flood praticamente non si è visto (forse l'ha ammaccato un Dany geloso? Perché il TdC era pronto a tagliare la gola a Wilkinson ai bei tempi!)

Italia vs Francia
Il giorno dopo questa partita ho ricevuto una mail dal mio amico francese che cominciava così: “Putain! Non ci credo!” ed è un perfetto riassunto del match.
Ci si aspettava la solita sconfitta: la Francia è sempre tra le favorite, la Francia è cattiva, veloce e gioca bene, i francesi se la tirano, ma non si può dir niente perché sono forti. Hahahahaha! (Scusa, Thibaut, ma è troppo bello!)
L'Italia sta crescendo, però il rugby da noi è ancora uno sport di serie b ed è difficile allevare campioni. Eppure domenica a Roma si vede una partita vera, non la solita pioggia di punti a zero come una nazionale contro l'oratorio feriale. L'Italia ha giocato sul serio mettendo in campo giovani leve di talento contro una Francia confusa. Al contrario di quanto accade nel calcio, nel rugby l'arbitro è il boss, non si contesta, non si insulta, si tratta con rispetto e si abbassa la testa. In questo caso l'arbitro era un precisetti non poco irritante, ma nonostante questo è andata abbastanza liscia.
Certo non siamo stati all'altezza per tutta la partita, facciamo ancora un sacco di cagate, eppure accidenti abbiamo vinto! E non abbiamo vinto con un colpo di fortuna: abbiamo fatto 2 mete, abbiamo piazzato calci tra i pali, abbiamo difeso il punteggio fino all'ultimo istante mentre i francesi lottavano per attraversare la linea di meta perché un calcio non sarebbe bastato a raggiungerci.
È giusto fare spazio ai giovani che stanno giocando bene e hanno voglia di lottare, il nuovo allenatore l'ha capito e i risultati pian piano arrivano. Un giorno guarderemo le nostre partite senza aspettarci per forza un'umiliazione. Speriamo di continuare a migliorare perché finora si perdeva con onore, ma vincere ha tutto un altro sapore e contro la Francia non ha prezzo!

domenica 20 gennaio 2013

Prossimamente

Vi anticipo il programma del prossimo viaggio per darvi un'idea di cosa ci e vi aspetta. Qatar Airways offriva biglietti scontati fino a metà gennaio, così abbiamo trovato un volo andata e ritorno per Jakarta a meno di 500 euro. Dunque si torna in Indonesia per spingerci in aree sempre più remote. 
Per il 2013 hanno vinto Kalimantan e Sumatra.
Ci fermeremo la prima notte a Jakarta e il mattino dopo voleremo subito verso il Kalimantan. E' la parte indonesiana del Borneo, la terza isola del mondo per estensione e uno dei luoghi più ricchi di biodiversità con la sua natura rigogliosa e selvaggia. La sua foresta pluviale è uno degli ultimissimi habitat per i meravigliosi orangutan e oltre a questo ci sono centinaia di strani di fiori e alberi, comprese affascinanti piante carnivore, elefanti e incredibili uccelli dai colori spettacolari. Qui ogni tanto si scoprono ancora nuove specie. C'è anche il leopardo nebuloso del Borneo, un vero enigma perché non si sa ancora bene quanti esemplari ce ne siano e le sue abitudini sono praticamene sconosciute, è molto schivo e solitario quindi difficile da studiare ed è per questo che è stato filmato per la prima volta solo nel 2009.
Beh, difficilmente incontrerò il leopardo nebuloso, ma durante il soggiorno in Kalimantan visiteremo due centri di protezione degli orangutan, un campo di riforestazione dove potremo piantare un albero personale e faremo bird watching. 
Alloggeremo al Rimba Eco Lodge che si trova immerso nella foresta pluviale ed è raggiungibile solo via fiume partendo dal porto fluviale a due ore d'auto dall'aeroporto. Lì faremo base per le escursioni, ma trascorreremo anche una notte campeggiando direttamente nella giungla. Abbiamo scelto di prenotare lì dopo essere stati all'Eco Lodge Kelimutu l'anno scorso dove abbiamo potuto apprezzare la qualità di questa catena, ce ne sono sei in tutta l'Indonesia.
Gli Eco Lodge sono strutture per il turismo sostenibile che supportano la conservazione degli ambienti in cui sorgono, fuori dalle consuete rotte turistiche. Usano energia pulita, riciclano l'acqua, impiegano lavoratori del posto, hanno poche stanze, devolvono parte dei guadagni a progetti di conservazione ambientale e protezione degli animali, organizzano visite ed escursioni con guide indigene alla scoperta di luoghi poco conosciuti e ai centri gestiti da associazioni ecologiste.
Dopo cinque giorni a Rimba ci sposteremo sull'isola di Sumatra in un altro Eco Lodge nella provincia meridionale di Lampung. Qui resteremo una settimana esplorando la foresta del parco nazionale Way Kambas a dorso d'elefante (gli elefanti salvati dal centro hanno bisogno di sgambettare un po' nella natura) e in barca lungo il fiume sperando di avvistare la rara tigre di Sumatra, i gibboni che si dondolano tra gli alberi, le scimmie con la proboscide e altri fantastici animali. Visiteremo il centro di protezione degli ultimi rinoceronti di Sumatra e faremo una passeggiata di notte con una guida che ci illustrerà la vita delle creature notturne.
Per la mia gioia perversa faremo anche una gita in barca fino all'isola del vulcano Anak Krakatau nata dagli abissi dopo la devastante esplosione del famoso Krakatoa nel 1883 (il suo nome significa appunto "figlio del Krakatoa") e, se le condizioni lo permetteranno, potremo sbarcare sull'isola e scalare il vulcano. La storia dell'eruzione del Krakatoa è una delle mie catastrofi preferite di sempre quindi sono molto emozionata all'idea di andarci.
Ho steso il programma via mail con il supporto di Nyoman che lavora per gli Eco Lodge, non ho ancora capito se sia uomo o donna, ma è un corrispondente estremamente gentile ed efficiente.
Come sempre vi porterò con me raccontandovi l'avventura sul blog ogni volta che avrò accesso a internet, ma visto che il "livello di selvaticità" dei nostri viaggi aumenta ogni volta, sarà sempre più difficile trovare connessioni. Comunque, tranquilli, non vi farò mancare storie e fotografie.
La partenza sarà il 10 maggio e il ritorno il 25 quindi avete tutto il tempo di fare un giro nel web per farvi un'idea di dove siamo diretti.
Sarà una grande esperienza anche questa volta!

giovedì 17 gennaio 2013

Evviva!

Ho appena ricevuto questa mail. Grazie anche a voi che avete firmato la petizione, Marmitta è salva!

"Ciao Simona,
E’ con immensa gioia (e con le farfalle nello stomaco) che ti scrivo per annunciare la decisione del Primo Ministro del Vietnam, Nguyen Tan Dung, di salvare il santuario di Animals Asia in Vietnam dallo sfratto che ne minacciava la chiusura. Siamo appena stati informati da membri del Governo che il Primo Ministro ha deliberato in nostro favore, onorando l’accordo firmato nel 2005 con Animals Asia. Il santuario potrà quindi continuare a operare e la seconda fase dei lavori di costruzione può avere inizio.
La decisione permetterà ai 104 orsi che vivono nel centro di avere una casa sicura, e ai 77 cittadini vietnamiti che operano nella riserva di non perdere il proprio posto di lavoro. Animals Asia, che gestisce e ha interamente finanziato il santuario, potrà finalmente portare avanti il suo progetto e ampliare il centro. Siamo certi che il Governo del Vietnam manterrà l’impegno preso con Animals Asia per mettere fine alle fattorie della bile.
A nome mio e di Animals Asia, desidero ringraziarti dal profondo del cuore per essere rimasta al nostro fianco in questa battaglia. La tua voce e il tuo supporto ci hanno condotto alla vittoria.
Il nostro impegno per porre fine a questa barbara industria in Vietnam è oggi più vivo che mai, ma per salvare gli orsi che continuano a soffrire negli allevamenti abbiamo ancora bisogno del tuo aiuto.

Con infinita gratitudine e abbracci d’orso,
Jill

Jill Robinson Dott. Med. Vet. h.c.
Fondatrice e CEO "

domenica 16 dicembre 2012

Auguri de passacc


Per augurarvi buone feste ho fatto un collage in ordine sparso delle foto con gli amici vicini e lontani. Se non siete nel video vuol dire che non ho vostre foto oppure mi state sulle palle.
Notate come nella maggior parte dei casi stiamo mangiando, bevendo o maneggiando oggetti contundenti vestiti da deficienti. 
Un abbraccio a tutti dalla vostra Barbuna Natale!


giovedì 13 dicembre 2012

Natale a casa Colombo

Nel mio Natale non c'è molto di religioso, quello che mi piace sono le luci, il cibo, gli elfi, i regali riciclati, il cibo, la neve, le canzoni, il cibo, i film, le storie su Babbo Natale e il cibo.
A casa Colombo il presepe si faceva da piccoli, con fiumi di carta stagnola e specchi in fondo alle grotte di carta pesta, con statuine tipiche e casette con luci che si accendevano davvero. Tutto molto classico. Venne poi l'era della Micia e, dopo stragi di pecorelle e ciuffi di muschio che si ritrovavano negli angoli più impensati fino a Pasqua, ci siamo arresi. Ha vinto lei, come sempre, e il presepe si è ridotto a una capanna con i personaggi principali allocata dove lei non potesse raggiungerla. Nel frattempo abbiamo accumulato ogni sorta di decorazione per l'albero e il gioco è diventato: far stare tutto, ma proprio tutto, sui rami. Comprese le palline rotte e i pupazzi decapitati dalla Micia. In suo onore l'abero è rimasto così per tradizione, ci piace ignorante.
 

 Ancor più ignorante è il nostro presepe 2012, un capolavoro di dettagli che vi prego di osservare con attenzione in queste foto. Prima una panoramica per la visione d'insieme nella libreria che lo incornicia e potete anche notare le palle di vetro con la neve nel ripiano sotto.

Sulla sinistra trovate sullo sfondo "Disegnare Vampiri e Zombie", le storie di fantasmi di Paperino e la Villa Reale di Monza. Ospiti del presepe: Buddha, un angioletto, diverse tartarughe, Stitch, elefanti e cagnolini, gufi, una gallina, una capanna per riti voodoo fatta di lava che mi ha portato Sergio da Capo Verde.

 
Al centro Giuseppe, Maria e il bambinello scaldato da una mucca e un maiale e sorvegliato da un troll.







A destra sullo sfondo il libro sulla spedizione antartica di Scott (durante la quale sono tutti morti compreso lui) con appeso un angioletto e il dizionario di dialetto sorretto da un altro gufo e una campanella. C'è un piccolo aereo a molla dietro la famiglia di pinguini e la mini-pentola marocchina per la tajine, un gatto grosso quanto il pastore e la sua pecorella, un vasetto e un carillon che suona "Yesterday" dei Beatles.

Siamo artisti e figli di artigiano!

lunedì 3 dicembre 2012

Amici, nemici e famiglia...

...è il vostro momento!
Il racconto che ho scritto per il concorso di cui vi ho parlato qualche tempo fa è pronto ed è online QUI
I lettori di Semm de Passacc ritroveranno spezzoni dei miei veri viaggi adattati alla storia, il resto è fantasia. Se vi piace, votatelo e forse vincerò un viaggio da raccontarvi ancora su queste pagine.
Grazie a tutti!

venerdì 9 novembre 2012

Voglia di ripartire...

I am the passenger and I ride and I ride
I ride through the city's backsides
I see the stars come out of the sky
Yeah, the bright and hollow sky
You know it looks so good tonight

I am the passenger
I stay under glass
I look through my window so bright
I see the stars come out tonight
I see the bright and hollow sky
Over the city's ripped backsides
And everything looks good tonight
Singing la la la la la.. lala la la, la la la la.. lala la la

Get into the car
We'll be the passenger
We'll ride through the city tonight
We'll see the city's ripped backsides
We'll see the bright and hollow sky
We'll see the stars that shine so bright
Stars made for us tonight

Oh, the passenger
How, how he rides
Oh, the passenger
He rides and he rides
He looks through his window
What does he see?
He sees the sign and hollow sky
He sees the stars come out tonight
He sees the city's ripped backsides
He sees the winding ocean drive
And everything was made for you and me
All of it was made for you and me
'Cause it just belongs to you and me
So let's take a ride and see what's mine
Singing la la la la.. lala la la 
Oh the passenger
He rides and he rides
He sees things from under glass
He looks through his window side
He sees the things that he knows are his
He sees the bright and hollow sky
He sees the city sleep at night
He sees the stars are out tonight
And all of it is yours and mine
And all of it is yours and mine
So let's ride and ride and ride and ride
Oh, oh, Singing la la la la lalalala

Iggy Pop

giovedì 1 novembre 2012

Ultime, ma non ultime, dall'Africa

Come promesso, anche se un po' in ritardo, ecco il video con le foto da Cape Town e dalla Penisola del Capo. Siamo arrivati al punto più a sud dell'Africa e siamo solo all'inizio dell'esplorazione di questo magnifico continente. State certi che vi racconterò altre storie da laggiù... appena avrò messo da parte abbastanza soldi!

venerdì 26 ottobre 2012

Hell's bells

Vi ricordate Marmitta? Il mio orso della luna adottato? Lei e i suoi compagni rischiano di essere sfrattati dal parco che ospita l'associazione che si occupa di loro salvandoli dalle terribili "fattorie della bile". Vi chiedo di aiutarli rispondendo a questo appello di Animals Asia, leggete le istruzioni QUI, si tratta per noi di mandare una semplice mail, ma per Marmitta e i suoi compagni si tratta della salvezza. Il sito dell'associazione è www.animalsasia.org (quello italiano www.animalsasia.org/?it), dove vi ho comprato i regali di Natale qualche anno fa. 
In un mondo perfetto non ci sarebbe bisogno di associazioni come questa perchè vivremmo rispettando la natura, in armonia con le altre creature. In un mondo perfetto probabilmente noi saremmo estinti.
Sono appena tornata dall'Africa dove ho incontrato i bellissimi elefanti che vengono ogni giorno minacciati dai bracconieri che guadagnano sul mercato dell'avorio perchè ci sono ancora tante persone di merda che lo acquistano. Tornata a casa ho trovato nella posta il nuovo numero di National Geographic che ha in copertina proprio questa faccenda. Nell'articolo di Bryan Christy leggo:
"In Camerun, nel gennaio del 2012, un centinaio di uomini a cavallo provenienti dal Ciad ha fatto irruzione nel parco nazionale di Bouba Ndjida e ha ucciso centinaia di elefanti. E' stata una delle stragi più efferate da quando, nel 1989, è entrato in vigore il trattato internazionale che vieta il commercio dell'avorio. Armati di kalashnikov e lanciarazzi, i bracconieri hanno sterminato intere famiglie di elefanti con precisione militare.[...] Vista dal basso, ogni carcassa di elefante è un monumento all'avidità umana.[...] Anche a osservarli dall'alto, quei corpi sparsi qua e là compongono una scena insensata nella sua crudeltà: si capisce che alcuni animali stavano fuggendo, che le madri hanno tentato di proteggere i loro piccoli e che in un punto è stato abbattuto un branco di 50 animali. Sono gli ultimi, in ordine di tempo, delle decine di migliaia di elefanti uccisi ogni anno in tutta l'Africa."
Sapendo certe cose, penso ai soldati che ho incontrato sparsi per il parco Chobe che sparano ai bracconieri e credo che facciano bene, ma finchè c'è gente che paga per l'avorio, gli assassini di elefanti non si fermeranno. Nel mio piccolo posso dare un contributo a qualche associazione e se vi becco a comprare oggetti in avorio vi ammazzo!
D'altra parte siamo una razza che getta i propri neonati nei cassonetti quindi figuriamoci se possiamo rispettare gli animali.

giovedì 25 ottobre 2012

Ricordi dell'Africa

Un riassunto in musica delle meraviglie del parco Chobe e di Victoria Falls a Livingstone con tutte le storie e i personaggi di cui vi ho raccontato. Sogni d'oro!




Prossimamente un video per il Sudafrica.

lunedì 22 ottobre 2012

Atterrata, ma non tornata

Eccomi di nuovo a casa.
La lavatrice gira togliendo la terra rossa del parco Chobe dai miei vestiti ed è così triste. Un viaggio tanto bello e tanto breve che la voglia di tornare subito in Africa quasi supera la gioia di esserci stata. 
Vi ho fatto un album con qualche scatto della giornata con le balene anche se, come vi ho anticipato, le foto non sono niente di che, il bello sta nel vederle dal vivo e non è facile catturare i momenti in cui saltano fuori dall'acqua. 
La fotina qui accanto, invece, è per darvi un'idea del tempo tremendo che c'era l'ultima sera a Cape Town. Dalla spiaggia non si vedeva più Table Mountain e il vento era gelido. 
Il viaggio di ritorno è stato lungo e malinconico senza contare che mi fanno così schifo i bagni degli aerei (mentre dormirei tranquillamente sotto l'ascella di un leone) che tenevo la pipì fino a star male. Odio la gente, soprattutto quella che non sa centrare la tazza del wc.
Beh, per un po' mi tocca restare qui per mettere da parte i soldi per un nuovo viaggio. L'unico pensiero consolante è appunto cominciare a progettare i viaggi 2013. Di sicuro ci sarà il Messico perchè sono otto anni che prometto a Christian di tornare a trovare lui e Patty. Potrebbe starci anche il ritorno in Africa con la guida di Hannes per tre settimane. In lista, poi, ci sono sempre Kalimantan e Sumatra sud che avevo cominciato a studiare prima di innamorarmi anche del continente nero. 
Diavolo! Mancano sempre soldi e tempo per fare tutto: se non divento ricca, divento pazza!!
Grazie a tutti per averci seguito ancora, ci vediamo di persona nei prossimi giorni per i particolari sfuggiti al blog.

La vostra Barbuna che ovunque si trovi vorrebbe essere altrove...

sabato 20 ottobre 2012

La tempesta arriverà domani

Questo è quello che ho scritto ieri sera
“Cape Town è carina, ma non è Africa. Cape Town è carina, ma se Monza avesse l'oceano sarebbe meglio. Eh sì, l'oceano è bellissimo e pieno di vita, l'oceano ha personalità. 
L'ho visto a Capo di Buona Speranza dove salta oltre gli scogli, a Cape Point dove l'Atlantico e l'Indiano si incontrano con le loro correnti inverse, qui sulla spiaggia che va da Marine Circle a Big Bay dove passiamo ogni mattina per prendere l'autobus e ogni sera quando torniamo da un'escursione.
Qui non è Africa anche perchè oggi fa un freddo terribile e, ovviamente, proprio oggi che piove come nei nostri autunni peggiori, siamo andati a Hermanus a vedere le balene. Comunque non m'importava quanto potesse piovere: sono venuta per le balene e vado a vedere le balene!
Il pulmino per Hermanus ci aveva dato appuntamento in centro Cape Town perchè nessuno viene mai a prenderci al Surf Hostel che è troppo fuori città (ok, ma qui abbiamo la spiaggia più bella della costa!). Con mezz'ora di ritardo arriva il pulmino guidato da un francese che vive qui da due anni e parla tantissimo. Il resto dei passeggeri sono una coppia canadese e cinque tedeschi. Mentre andiamo verso Hermanus il francese ci parla di qualsiasi cosa, dai lavori in corso sulle autostrade al vino sudafricano, dalle township alle abitudini dei babbuini. A proposito dei babbuini ci ha raccontato un aneddoto: i surfisti si sono sempre lamentati del fatto che i babbuini di queste parti danneggiano le loro auto in cerca di cibo (perchè qualche idiota ha dato loro da mangiare la prima volta e ora ne cercano in continuazione senza paura delle persone), così un giorno un surfista ebbe l'idea di ricoprire la sua auto di serpenti di gomma sapendo che i babbuini ne hanno paura in modo che stessero alla larga; beh, tornato dalla surfata ha trovato l'auto devastata perchè, per scacciare i serpenti, i babbuini l'avevano presa a sassate!
Tra storielle come questa, statistiche sui vari tipi di balene e un'inutile sosta in un giardino botanico (dove l'unica cosa interessante era un ruscello con l'acqua colorata dal ferro e da altri minerali che sembrava un fiume di coca cola), finalmente raggiungiamo il paesino di Hermanus famoso per essere l'unico luogo dove le balene si possono ammirare dalla scogliera senza uscire in barca. Comunque oggi il tempo era talmente orribile che le barche non uscivano in mare. Sfidando il vento freddo e la pioggia battente, ci siamo avventurati sulla scogliera e sul vecchio molo cercando di avvistare qualcosa. Vi dico già che non sono riuscita a fare un granché con le foto, cercatele sul vero national geographic, non mi interessa. L'importante è che noi le abbiamo viste dal vivo ed è stato incredibile! Prima si notano gli spruzzi in lontananza poi, tra le enormi onde di questa tempestosa giornata, affiorano i corpi scuri e lucidi e si comincia ad avvistarne più di uno. Mamme con i cuccioli, coppiette e ballerine che saltano fuori dall'acqua quando meno te l'aspetti. Fanno “ciao” con la pinna poi spariscono e poi spunta una gigantesca coda a pochi metri da noi. Noi e la coppia canadese, come quattro deficienti avvolti in k-way troppo leggeri, siamo rimasti oltre un'ora sotto la pioggia a contemplare incantati questo teatro di vita oceanica con un sipario di onde altissime e le balene che si rubavano la scena l'un l'altra. Fa niente se non siamo riusciti a fare belle foto, fa niente se ci verrà la polmonite, fa niente se c'è stato il sole fino a ieri e fa niente se i nostri ultimi vestiti puliti sono fradici: abbiamo visto le balene!!
Sulla strada del ritorno, il francese guidava in una pioggia così fitta che si vedevano appena le auto accanto a noi e ci raccontava delle township che Hannes ci ha sconsigliato di visitare. Le township sono quartieri di baracche tipo le favelas sudamericane dove vivono i neri. Una volta i neri potevano lavorare nelle città, ma non gli era permesso abitarci con i bianchi quindi sono state costruite le township, praticamente dei ghetti. Sia qui che a Johannesburg organizzano addirittura dei tour per visitarle. Secondo il francese vale la pena andarci perchè è un'esperienza culturale e tanti ci vivono per scelta e con orgoglio, ci si può andare anche per provare la cucina locale. Secondo Hannes è come andare allo zoo a vedere i poveri passeggiare nell'immondizia. In effetti il discorso del francese mi pareva un po' da hippy, come se fosse l'ultima moda degli “alternativi” andare a cena nella baracca del fratello nero che vive sotto due lamiere incrociate perchè ne è orgoglioso, non perchè povero. Come no! Va beh, potremmo parlarne per ore, ma lasciamo stare.
Fuori il vento ulula e spazza le strade con turbini di sabbia rubata alla spiaggia e spruzzate di pioggia fredda. Di solito da qui si gode di una splendida vista su Cape Town e Table Mountain, ma stasera sono scomparse dietro le nuvole e ora che è buio sembra di galleggiare, sembra che l'oceano sia arrivato sotto la finestra. Meno male che, diceva il francese, secondo il meteo la tempesta arriverà domani.”
Ora è mattina, c'è un gran vento e... un bellissimo sole.

giovedì 18 ottobre 2012

Post Veloc

Questo è solo per dirvi che oggi, come da programma, abbiamo visto Mirko e Sarah ed è sempre un piacere!
Intanto eccovi un album con varie foto di Livingstone, dell'ostello e dei personaggi di cui vi ho parlato fin qui. Coming soon le foto dal Sudafrica!

LIVINGSTONE

mercoledì 17 ottobre 2012

Nuove bestie dall'Africa e Cape Town

Ecco un nuovo album per voi con le foto al parco nazionale Chobe in Botswana e un aggiornamento sul viaggio fin qui.

Durante il volo verso Cape Town ho visto dal finestrino un grosso temporale. Era già successo mentre andavamo a Bali, ma questa volta con il buio. Era incredibile: in alto la notte stellata, poi una striscia più chiara, una scia di tramonto e sotto le nubi illuminate da lampi e saette. Che spettacolo! In città ci aspettava un vento da tornado che ha soffiato per tutta la notte, ma grazie a questo ci siamo svegliati con il sole e il cielo limpido.

martedì 16 ottobre 2012

Prime foto dall'Africa

Non stiamo fermi un attimo e solo ora sono riuscita a riordinare qualche foto da farvi vedere.
Per adesso ne ho caricata qualcuna della passeggiata con i leoni e un album sulle cascate viste da ogni angolazione, dal parco, dalle pozze sottostanti, dalla Devil's pool, babbuini compresi.
Dovrei avere un po' di tempo giovedì pomeriggio per gli altri album. Pazientate che ne vale la pena!

A SPASSO CON I LEONI

VICTORIA FALLS

Fatemi sapere se funzionano i link.

Luoghi magici, persone speciali

Su questo blog ho scritto che il viaggio comincia con le nostre aspettative. Bene, poi continua con i luoghi che visitiamo, i paesaggi che vediamo e le persone che incontriamo, poi continua ancora con le foto e i ricordi. Raccontandovi le ultime storie su Livingstone ne ho già nostalgia, ma questa volta non solo per il fascino dei luoghi e le emozioni per lo spettacolo della natura, questa perfino per alcune persone.
Vi avevo lasciati con un appuntamento per cena con Alison, la sua compagna di viaggio Emma, l'australiana Shirley (che però se n'è andata presto) e il sudafricano bianco Hannes che, tra le altre cose, fa la guida privata in lungo e in largo per l'Africa nera. Le strade dei viaggiatori continuano ad incrociarsi seguendo strani disegni sulle mappe del destino.

venerdì 12 ottobre 2012

Due giorni, mille avventure

Superquark speciale Barbi & TdC
Il Chobe National Park in Botswana è uno dei più bei parchi africani. Ne avevamo tanto sentito parlare che alla fine siamo riusciti ad includerlo in questa breve vacanza. In realtà ne abbiamo scoperto anche un altro che però è troppo lontano da Livingstone per poterci andare in questi giorni.
Comunque tra qui e il Chobe ci sono 90km di strada in buone condizioni, due frontiere con relativa burocrazia e gente che tenta di saltare la fila, un tratto da fare in barca e qualche chilometro di Botswana. 

mercoledì 10 ottobre 2012

Prime avventure tra leoni, birra e cascate

In due giorni lo Zambia ci ha conquistati e l'atmosfera di vera Africa ci sta avvolgendo sempre di più. Mi dispiace che la connessione debolina non mi permetta di mostrarvi le foto di queste piccole fantastiche avventure, ma appena possibile le caricherò.
La prima piccola avventura è cominciata ieri mattina con sveglia alle 6 perchè alle 6.45 vengono a prenderci e perchè è bene riprendere il naturale ritmo di alba-tramonto che ci hanno insegnato le escursioni nella natura. Usciamo da Livingstone in minibus e attraversiamo un vecchio binario ferroviario dove un gruppo di elefanti attira la nostra attenzione, anche loro passavano di lì. 
Da quel momento ho pensato: ecco l'Africa che stavamo cercando. Il minibus ci porta in una zona del parco Mosi-oa-Tunya dove l'associazione Alert ha i suoi uffici e le piccole case dove vivono il fondatore e i volontari. Qui recuperano i leoni dalla cattività e lavorano per reintrodurli in natura attraverso un progressivo distacco dall'uomo.

lunedì 8 ottobre 2012

Appena arrivati

Il viaggio è andato bene anche se l'economy di Ethiopian Airlines non è certo quella di Qatar o Emirates. Comunque siamo arrivati a Johannesburg insieme ai bagagli e questo si chiama cominciare bene. Ci son venuti a prendere dal Moafrika Lodge dove abbiamo passato una notte super riposante nel silenzio della campagna fuori Johannesburg. Un luogo davvero tranquillo e ospitale anche se qui hanno la fissa della sicurezza: il proprietario, un tizio palestrato di nome Anthony, ha ben tre rottweiler e il valletto che ci ha accompagnati in camera ci ha mostrato un telecomando con pulsante da premere in non ben specificati casi di emergenza security.

venerdì 5 ottobre 2012

In valigia

Con in mente Beppe Maniglia che suona Africa dei Toto sul lungomare di Cattolica, ho preparato la valigia. Non è stato facile scegliere cosa portare perchè a Livingstone ci sono 37 gradi mentre a Cape Town ce ne sono 15. Con una tale escursione termica in due sole settimane mi sa che la malaria sarà il rischio minore. Dunque una canotta e un maglione, pantaloni lunghi e corti, sandali e scarpe da trekking, crema solare e cappellino di lana (del Rugby Monza) e altra roba lasciando più spazio possibile per gli acquisti sul posto. Nel bagaglio a mano la macchina fotografica bella, eeepc, gatto da viaggio, un cambio d'abiti completo nel caso tutto il resto rimanga allo scalo di Fiumicino e il libro che ho scelto per questo viaggio.
Wave watching è venuto a casa con me dalla libreria perchè mi ricordava un altro libro letto di recente, Gelo di Bill Streever, che mi è piaciuto tantissimo. Sono libri che mescolano curiosità scientifiche e avventura, storia e quotidianità di fenomeni naturali affascinanti e indomabili. Wave watching mi pareva adatto visto che tutta la penisola da Cape Town a Capo di Buona Speranza è regno di grandi onde e in questo periodo potrei anche trovare un bel temporale da contemplare e fotografare insieme all'imperdibile passaggio delle balene e alle colonie di pinguini.
Soprattutto, però, sono emozionata perchè finalmente incontrerò dal vivo i favolosi animali africani che mi hanno fatto tanto sognare nei documentari fin da quando Piero Angela era un giovanotto. Il viaggio sarà lungo e incasinato: partenza da malpensa domani sera alle 21.45, scalo a Roma e poi ad Addis Abeba prima di arrivare a Johannesburg domenica alle 13.30. Una notte lì e il mattino dopo alle 10.40 volo per Livingstone: finalmente la vera Africa! Ho desiderato tanto questo viaggio e ora, connessioni permettendo, vi porterò con me e Sergio in una nuova strabiliante avventura! Evviva!
A questo punto, come si dice in Voliera: tanti saluti a voi e alle vostre famiglie.

P.s. Grazie a Sté che ci accompagnerà in aeroporto domani e a Marco che verrà a riprenderci il 22 ottobre.

giovedì 27 settembre 2012

Animals

Manca poco più di una settimana all'inizio di "Barbuna & TdC missione Africa" così, in attesa di incontrare nuove strane bestie, la vostra National GeoBarbi vi regala un piccolo video con le foto delle strane bestie incontrate finora... almeno quelle che sono riuscita a fotografare.
Au revoir.

martedì 25 settembre 2012

Scrivere per viaggiare e viceversa



n.b. di nuovo un post in stereo sui due blog, pare che la mia doppia personalità non sia poi così doppia

Tra i diversi motivi della mia blog-latitanza c’è il lavoro per questo concorso http://www.goaroundtheworld.it/
Sembra fatto apposta per me, ma in realtà ho perso in partenza. La prima selezione dei racconti avverrà tramite i “mi piace” di facebook che è una boiata perché significa mandare avanti non il migliore, ma quello con più amici. Ora, capisco che sia un’operazione di marketing e ovviamente si punta su chi porta il maggior numero di contatti ai siti delle agenzie di viaggio coinvolte, ma visto che ho pochi (ma ottimi!) amici le mie speranze si riducono al livello “ci credi solo tu, patetico”. Insomma, come in tanti altri ambiti si punta alla quantità più che alla qualità… ehm, dando per scontato che la mia qualità sia superiore…
Every rose has it's thorn
Just like every night has it's dawn
Just like every cowboy sings his sad, sad song
(Poison- fa sempre ridere)
Ovviamente, però, partecipo lo stesso perché si sa che ogni lasciata è persa e magari parteciperà qualcuno ancor meno popolare di me. Inoltre spero che con questo articolo si commuovano i nostri lettori segreti della CIA (anche chiamare un blog "Le Terroriste" è marketing) che, siccome hanno le mani in pasta ovunque, magari mi danno un aiutino.
Vi avviso quando si comincerà a votare. Help! I’m disable!

venerdì 21 settembre 2012

La faccenda del tempo

La cosa più preziosa al mondo, secondo me, è il tempo.
I Cinderella cantavano: 

"Times keep a changing every day
Watch out now cause it’s heading your way
Seems like the world turned upside down
Seems like everything’s falling down
But it’s all getting better every day
Watch out now cause a good times heading our way
Ah, every day" 

Preziosa e, di conseguenza, costosa. Se fossi ricca non dovrei lavorare, avrei tutto il tempo di fare solo quello che mi piace. 

giovedì 26 luglio 2012

Un paio di cose sul viaggio, secondo me

Ci sono mille tipi di viaggiatori e quello che scrivo non può valere per tutti, ma posso condividere qualcosa di utile imparato sul campo e qualche buon consiglio che ho ricevuto nel tempo.
Viaggiare migliora il mio senso pratico, lo so perché spesso sono rimasta stupita di quello che riesco a fare in situazioni difficili. A Monza posso aver bisogno d'aiuto per rabboccare il liquido tergicristalli dell'auto (il TdC lo considera una prerogativa femminile ovviamente), ma in viaggio ho fatto cose che voi umani...! Qui mi fa schifo aggrapparmi ai sostegni in metropolitana e ansimo al quinto gradino di una scala, a Sumatra ho camminato per nove ore in mezzo alla giungla ficcando le mani nel fango per non scivolare senza un minimo di esitazione.

mercoledì 18 luglio 2012

Si può fareee!

Come in Frankenstein Jr ho avuto un'illuminazione e alla fine ce l'ho fatta: ho organizzato il mio primo viaggio in Africa senza spendere una follia.
Con tutto quello che volevo vedere laggiù, non riuscivo a stendere un programma di due settimane che costasse meno di 3.500 euro. Avrei dovuto tagliarne almeno mille, senza stravolgere troppo l'idea di base, per convincere il TdC che valesse la pena partire. Solo che, più mi addentravo nei labirintici corridoi di internet, più scovavo nuovi luoghi da visitare e l'impresa stava diventando impossibile. Lentamente abbandonavo i parchi del Sudafrica e mi concentravo sugli stati confinanti, più selvaggi, ma con il problema dei trasporti difficili e dei costi improponibili. Sono ancora un'impiegatuccia e, finché non venderò un milione e mezzo di ebook, questo è il mio destino.