giovedì 15 ottobre 2026

Super Lois e la valle incantata

Vi avevo lasciati sulla strada da Nairobi a Meru che dopo un tratto di agevole autostrada diventa una provinciale infinita a una sola corsia. Per questo motivo ci vogliono sei o sette ore per percorrere i 332 chilometri fino al parco nazionale e, come sapete, all'equatore il buio cala puntale alle 18. Lungo il tragitto abbiamo fatto una sosta al bar di una piantagione di caffè. Io e Sonia siamo rimaste sorprese dalla bontà dell'espresso che in genere fuori dall'Italia sa di risciacquo di lavatrice, ne abbiamo perfino comprati due pacchetti da portare a casa. Peris ha telefonato al lodge per avvisare che saremmo arrivati intorno alle 21 e che avremmo cenato lì.

Nei villaggi e cittadine che osservavamo dai finestrini, ogni cosa era velata di terra rossa inaridita dalla lunga stagione secca: i tetti di lamiera, i banchi dei mercati che stavano chiudendo, ceste di frutta, sacchi di riso, bambini, sedie di plastica con i colori sbiaditi dal sole, le motociclette dei tassisti abusivi Bodaboda che fanno anche servizio traslochi (ricordo il divano legato sul retro della moto con un tizio seduto sopra fotografato con i miei &Friends nel 2023).

Era già buio quando ci siamo fermati l'ultima volta a fare il pieno di benzina perché poi nei dintorni del parco non ci sono più distributori e doveva bastarci per tutti i safari. I chilometri rimanenti sono passati in un colpo di sonno, per fortuna mio, non di James che era al volante.

Finalmente raggiungiamo il cancello del lodge Ikweta che sono quasi le dieci e il guardiano notturno ci domanda: -Chi siete? Dovete entrare?- mi aspettavo che ci chiedesse un fiorino per passare.

Il lodge è lo stesso dov'eravamo stati tre anni fa: bungalows tendati sparsi in un giardino pieno di alberi, fiori e cactus pattugliato da una folta colonia di gatti che tengono lontani i serpenti e altri animali indesiderati. Ospiti del lodge sono anche le rane che abitano nei dintorni delle fontane e che avevano tenuto svegli Francesca e Francesco, alloggiati vicino alla piscina. Così Peris ha prenotato una tenda lontana dalla piscina, molto lontana, la più lontana di tutte e ci sembra di fare chilometri sui sentieri lastricati che dal ristorante si intrecciano a labirinto nella vegetazione verso ogni stanza.

La nostra si chiama “Gazelle” ma io e Sonia l'abbiamo ribattezzata “Camera per genitori divorziati” perché ci sono due letti singoli per gli ex marito e moglie, più un lettino aggiunto per la bambina traumatizzata dalla separazione che è toccato a Sonia in quanto più snella di noi.

Il bagno in pietra è molto carino, ma alla doccia mancavano pressione e acqua calda. Ci siamo accontentate perché troppo stanche e comunque faceva molto caldo e l'acqua fredda andava bene. Tanto eravamo certe che Peris si sarebbe lamentata il giorno dopo e, infatti, il problema della doccia è stato poi risolto.

La prima notte in un posto nuovo è sempre un po' agitata. Russiamo tutte e tre disturbandoci a vicenda, in più, noi cittadine non siamo abituate ai suoni della notte selvaggia. Sonia continuava a dirmi che la tenda della finestra accanto al suo lettino si muoveva. Era il vento? O un elefante attirato dal russare che ci ha prese per elefantesse in amore? Mi ripeteva: -Guarda! Si muove ancora.- ma io al buio e senza occhiali nemmeno vedevo il suo letto. Comunque era il vento che ha rinfrescato la notte equatoriale tanto che mi sono coperta col lenzuolo.

La mattina dopo, riposate e impazienti di cominciare la vera vacanza, abbiamo fatto colazione con i gatti che si stiracchiavano, si facevano le unghie sulla corteccia degli alberi e si tolettavano dopo una notte di caccia.

Finalmente facciamo il nostro ingresso al parco nazionale Meru per il primo safari della settimana. Con noi c'è la giovane Lois, guida locale del Kenya Wildlife Service (KWS), che, dice James presentandola, saprà darci molte più informazioni di quanto possa fare lui che pure conosce bene le piste. Le foto (che caricherò appena avrò una connessione più potente) descrivono la bellezza di quest'area selvaggia meglio dei miei racconti. Eravamo l'unico fuoristrada in circolazione: solo noi e la natura e, quando James spegne il motore davanti a un panorama o un animale che stiamo osservando, ci avvolge un'ondata di pace come accade solo nei luoghi remoti. Avvicinandoci alla formazione rocciosa chiamata “Roccia del leopardo” avvistiamo una leonessa accucciata all'ombra su una lastra da cui domina i dintorni. È nella posizione di Elsa sulla copertina del libro Nata Libera e ci fermiamo ad ammirarla e fotografarla per un bel po'. Sonia, con il binocolo che si porta sempre dietro perché è master di viaggi, nota una lucertola sulla stessa roccia. Un attimo dopo, Lois menziona la lucertola dicendo che la leonessa la lascia avvicinare perché cacci gli insetti dal suo manto biondo. Io e Sonia ci stupiamo: -Come ha fatto a notarla senza binocolo? Caspita che vista pazzesca.-

A pranzo commentiamo la cosa con Peris e lei scoppia a ridere: Lois aveva usato il binocolo di James e gliel'aveva restituito prima di dirci della lucertola, perciò non gliel'avevamo visto in mano quando indicava la roccia. In effetti, sarebbe stato troppo anche per una guida con la vista allenata. Quando siamo rientrati nel parco nel tardo pomeriggio, abbiamo raccontato a Lois che per un po' avevamo creduto avesse il potere della supervista e da allora è diventata Super Lois.

Il safari serale è stato nell'area del Meru dedicata alla conservazione dei rinoceronti bianchi e neri. La pista sterrata sale un po' attraverso una savana di erba dorata dalla siccità, dove spuntano enormi baobab con le pance gonfie, cave all'interno per raccogliere grandi quantità d'acqua nella stagione delle piogge e continuare a crescere in quella secca. Sono alberi imponenti, ma anche buffi con i tronchi paffuti e i rami sproporzionatamente corti adornati da ciuffi di foglie e fiori bianchi.

Alla fine della salita, la vista si apre su un'ampia e meravigliosa valle traboccante di animali: giraffe, zebre, gazzelle, bufali, elefanti, rinoceronti, uccelli di specie diverse, tutti usciti allo scoperto non appena è cominciata a calare la temperatura bollente delle ore centrali della giornata. Sembrava l'illustrazione di un libro di favole: la luce del sole basso indorava la valle e faceva scintillare le pozze d'acqua che punteggiavano una striscia di prateria verdissima, poi una lunga pennellata giallo savana, poi le sagome nere degli alberi in controluce e le montagne blu sullo sfondo. Un vero incanto.

Sarei rimasta a contemplare la valle per sempre, ma il parco chiude alle sei per permettere agli animali di vivere la notte, momento in cui sono più attivi, indisturbati da noi umani.

Cose che ho imparato da Lois: la giraffa maschio è pelata e ha la fronte più pronunciata, come se avesse un corno, mentre la femmina ha una criniera a cresta tra le antenne che scende lungo il dorso del collo; il bufalo maschio ha le corna unite sulla fronte per proteggere la testa durante i combattimenti, la femmina, che non deve combattere, ha invece le corna separate; i rinoceronti sono tutti grigi, ma quello che chiamiamo bianco, il più comune, ha la bocca bianca e il teschio lungo, cioè c'è maggiore distanza tra la fronte e il corno, quindi con la testa così pesante si nutre brucando l'erba, quello nero, invece, ha il teschio più corto e mangia le foglie dagli arbusti.

E con questa lezioncina vi saluto.

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