NOTA i post sono tutti in differita di circa due giorni perché tempo per scrivere, connessione Internet e lucidità mentale di sera scarseggiano
La tanto attesa e unica vacanza di quest'anno è cominciata con il volo di Air Arabia da Bergamo in ritardo di due ore. Air Arabia è una compagnia low cost degli Emirati Arabi e oggi ho imparato che le low cost vanno bene per tratte brevi e dirette. E basta.
Due ore era esattamente il tempo che avevamo per fare scalo a Sharjah prima del volo per Nairobi, quindi al banco del check-in abbiamo chiesto cosa ne sarebbe stato della nostra coincidenza e ci è stato risposto: -Be' vi aspetteranno.-
Rincuorate, ma poco convinte, salutiamo le valigie sperando che riescano a prendere il nostro stesso volo e proseguiamo verso i controlli di sicurezza. I bagagli a mano scorrono sotto gli scanner e all'uscita dal tunnel alcuni, in maniera del tutto casuale, vengono spinti su un nastro parallelo per controlli più approfonditi. Il cestino con gli averi di Sonia fluisce tranquillo verso di lei; il mio finge di seguirlo, poi scatta a sinistra e finisce nelle mani dalla doganiera che se lo porta via.
Sono ormai rassegnata alla maledizione del 2026 e quando l'attesa per riavere il mio zainetto si prolunga penso che probabilmente lo stiano facendo brillare.
Sui tabelloni, il ritardo del nostro volo peggiora di dieci minuti, poi migliora di tre minuti, poi peggiora di sei, poi cambia gate e, insieme agli altri passeggeri ci spostiamo per il terminal come una mandria esasperata. Anche altre compagnie partono con ritardi considerevoli e quando i gate approno l'annuncio dice di recarsi all'imbarco immediatamente: prima ti abbandonano sui seggiolini di ferro per ore e poi devi pure correre.
L'aeroporto si svuota pian piano, bar e negozi chiudono, guardiamo decollare gli altri voli nella notte bergamasca con una certa invidia, sapendo che noi saremo gli ultimi. Ci imbarchiamo che è quasi l'una, decolliamo all'una e mezza. La trasvolata dura sei scomode ore nei sedili low cost che ci schiacciano tra gente poco pulita, poco educata e un tizio che russa come un cinghiale raffreddato. Verso l'alba, dalla fila quattro si leva la voce di una donna in una lingua che non conosco e vedo gli assistenti di volo voltarsi allarmati verso di lei, mentre i passeggeri di tutte le file intorno si alzano in piedi agitati. No, vabbè, ho pensato, pure l'attentato o il dirottamento? Ma come mi è venuto in mente di andare in viaggio nel 2026?
Sonia dormiva e non l'ho svegliata perché non c'era motivo di spaventarla, meglio saltare in aria da inconsapevoli. L'annuncio che domandava se ci fosse un dottore tra i passeggeri ha ridimensionato la scena: le grida della donna erano una richiesta d'aiuto per il marito che si sentiva male. Per la cronaca si è poi ripreso.
All'atterraggio siamo corsi tutti fuori come se ci fosse un incendio perché ognuno di noi aveva coincidenze da prendere e, spoiler, tutti le abbiamo perse. Il nostro volo per Nairobi era partito in perfetto orario, non aveva nemmemo provato ad aspettarci. Quindi ci dirigiamo insieme al centinaio di orfani low cost verso il banco dei transfer per avere istruzioni. C'erano tipo otto impiegati dietro il banco e soltanto uno stava lavorando, il nostro turno è arrivato dopo 4 (sì, sì, ho scritto 4) ore di attesa in coda. Eravamo così sfinite che ci era perfino passata la rabbia e quando abbiamo scoperto che non ci sarebbero stati altri voli per Nairobi fino al mattino dopo, desideravamo solo uscire dall'aeroporto. La compagnia ci ha dato un voucher per taxi, hotel, pranzo, cena, colazione e ritorno in taxi per il nuovo imbarco. Abbiamo lasciato i bagagli in aeroporto, così non avremmo dovuto rifare il check-in, poi ci è stato rilasciato un visto provvisorio per gli Emirati Arabi e siamo finalmente uscite all'aperto. Credo che sul Sole faccia meno caldo che a Sharjah alle due di pomeriggio, ma boccheggiando ho sventolato il nostro voucher per corsa gratis nel parcheggio e uno dei tassisti in attesa sotto la pensilina ci ha spiegato che, essendo donne non accompagnate, avremmo dovuto rivolgerci ai taxi colorati di rosa, guidati da donne. La tassista Magdalena si è lanciata con sicurezza nel traffico della metropoli mediorientale tra grattacieli luccicanti, nubi di sabbia del deserto e un'infinità di centri commerciali. Sharjah si affaccia sul mare, ma non ha nulla di vacanziero, fa troppo caldo per vivere all'aperto, tutto si svolge all'interno di palazzoni con aria condizionata a 20 gradi. In uno di quelli si trovava il nostro albergo.
Lo staff è stato gentilissimo e, mentre consumavamo il pranzo al buffet nel ristorante panoramico vista mare, ci hanno preparato un appartamentino con due camere e due bagni. Un vero lusso da sceicche! Giretto nel supermercato, cena con tutti gli altri passeggeri orfani finiti nello stesso hotel, doccia e nanna in letti comodissimi. Intorno all'una di notte, vengo svegliata all'improvviso da un allarme che suona nel corridoio dell'appartamento e si accende la lampada di emergenza. Il mio primo pensiero, ammetto non lucidissimo, va alla sirena antiaerea. Poteva mancare un attacco di droni iraniani alla mia collezione di disastri 2026? Mi ricompongo, mi alzo e controllo in cucina se per caso abbiamo fatto qualche casino con il bollitore che avevamo usato per un tè prima di andare a letto, ma non c'era nessun incendio. Allora guardo dallo spioncino se altri ospiti stiano fuggendo dalle stanze, ma tutto tace. Di nuovo, non ho svegliato Sonia (dorme sempre durante una crisi) e sono tornata a letto perché ero troppo stanca per combattere l'Iran, ma ho dato le spalle alla finestra nel caso fosse esplosa mentre dormivo.
La mattina dopo alle 6, un taxi ci ha riportate in aeroporto e finalmente siamo ripartite per Nairobi. Al terminal degli arrivi internazionali ci ha accolte Peris con baci e abbracci. L'odissea, però, non era ancora terminata. Nel parcheggio, anziché il solito furgoncino scassato, abbiamo trovato un bel veicolo 4x4 da avventura e a farci da autista il simpatico e competente James che mi aveva già accompagnata nel 2022.
Dopo una notte da sceicche non richiesta, siamo partite per cinque notti da esploratrici, ma tra Nairobi e il lodge al parco nazionale Meru c'erano ancora 6 ore e mezza di strada.
Nel prossimo post vi racconterò dell'arrivo notturno e del primo attesissimo safari.
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