Sono troppo pigra per
spiegarvi come mai questo post arriva con oltre un anno di ritardo,
ma oggi voglio terminare il racconto delle Cavallette a Bali con
alcuni episodi indimenticabili e naturalmente ho aggiornato l'album di Bali con le ultime foto.
Prima però, leggete il resto della storia.
Risaie, ricordi contro realtà
Le risaie balinesi sono
famose in tutto il mondo, compaiono in ogni foto e cartolina e quelle
più celebri di Jatiluwih sono perfino patrimonio dell'UNESCO. Così
un giorno ho fatto svegliare le Cavallette all'alba per percorrere un
sentiero panoramico appena fuori Ubud prima che facesse troppo caldo.
Mi ricordavo la camminata molto più impegnativa, ma la memoria mi
ingannava perché abbiamo attraversato le colline e raggiunto le
risaie in così poco tempo che le ragazze sono rimaste un po' deluse.
Inoltre, siamo capitate nel periodo dell'anno in cui i campi non sono
sommersi d'acqua creando il magnifico gioco di specchi per il cielo
che volevo mostrare alle mie amiche. Va be', abbiamo fatto una
passeggiata, non c'è tanto da prendermi in giro...
Per riscattarmi, qualche
giorno dopo, mi è venuto in mente di portarle a vedere le risaie
terrazzate di Tegalalang, altro panorama spesso ritratto nelle
cartoline. Jatiluwih era troppo lontano e non era in programma per i
nostri pochi giorni sull'isola, ma mi premeva che le ragazze avessero
un'impressione migliore delle famose risaie. A Tegalalang mi ero
fermata nel 2017 di ritorno da Virgin Beach e lo ricordavo come una
muraglia verde a strapiombo in una stretta valle che si ammirava dal
ciglio di una strada affollata di negozietti di souvenir e bar con
vista. Doveva, quindi, essere un'escursione tranquilla per fare
qualche foto a un panorama suggestivo ed è così che l'ho descritta
alle mie amiche per non creare troppe aspettative come per il
sentiero tra le colline, ma mi sbagliavo di nuovo (maledetta vitamina
B12). Per raggiungere Tegalalang, abbiamo comprato il passaggio in
una piccola agenzia di escursioni nel vicolo vicino al nostro alloggio
e, in circa mezz'ora, l'autista ci ha lasciate in un parcheggio sulla
strada che ricordavo dicendo: “Lì c'è la biglietteria. Io vi
aspetterò qui quando avrete finito il giro.” Io ero perplessa:
biglietteria? Giro? Da quando bisogna pagare per fare due foto dal
ciglio della strada? Be' paghiamo e ci avviamo lungo il marciapiede,
fotografando scorci della valle (davvero bellissima) tra un negozio e
un bar, finché troviamo un'indicazione e una scalinata che scende
sotto la terrazza di un ristorante. Ah, allora c'è un percorso da
seguire! La scalinata è lunghissima e ripida, precipita fin al fondo
della valle, ma a metà mi fermo, guardo indietro e dico: “No,
ragazze, non riuscirò mai a ritornare su da questa scala. Andate
voi.” Le mie compagne non vogliono sentir ragioni e mi costringono
a proseguire. Così, sotto il sole cocente delle due del pomeriggio,
quattro Cavallette prendono il sentiero che fa su e giù per le
terrazze. Il paesaggio è spettacolare, ma il percorso si rivela
faticoso per il caldo opprimente. Facciamo soste per fotografare e
riprendere fiato, io soffro più di tutte perché sono la nemesi
dello sport e di qualsiasi attività fisica, ma perfino le giovani
sentono la fatica.
A ogni curva, salita o
discesa la luce e la prospettiva cambiano dandoci modo di apprezzare
le diverse sfumature di verde, le ombre delle palme, i riflessi
dell'acqua. È tanto bello che, alla fine completiamo il percorso ed
emergiamo dalla splendida valle felici, ma devastate come dimostra
quest'altro video.
Non avrò riconquistato
la stima delle Cavallette come guida turistica, ma ci siamo divertite
un sacco!
Danza di quartiere
 |
| Si prepara la scena |
Un'altra attrattiva
dell'isola è sicuramente il suo culto religioso unico al mondo. Negli
anni vi ho descritto templi, monumenti, cerimonie e festività, riti
quotidiani e danze che raccontano la mitologia balinese. Una di
queste, la mia preferita, è la danza Kecak che si svolge all'interno
di un cerchio di uomini che usano la voce come strumento musicale di
accompagnamento. Lo spettacolo narra la storia di Rama che, con
l'aiuto della scimmia bianca Hanuman, salva la moglie rapita dal re
di Lanka Ravana e termina con un ballerino che danza su braci
ardenti. Sono andata a vederla ogni volta che sono passata da Bali,
ma quella a cui ho assistito con le Cavallette è stata speciale
perché interamente allestita e interpretata dagli abitanti di un
quartiere per raccogliere fondi per le famiglie in difficoltà.
Abbiamo comprato i biglietti la mattina fuori dal mercato e al
tramonto abbiamo raggiunto il piccolo tempio di quartiere. È stato
bellissimo vedere impegnati nello spettacolo tutti gli abitanti,
dagli anziani ai bambini, che in questo modo tramandano una
tradizione seppur trasformata in attrazione turistica. Nel buio della
notte tropicale rischiarata appena da fiaccole e candele, le voci, i
movimenti, i costumi, la recitazione dei protagonisti erano davvero
affascinanti e sapere che non si trattava di professionisti ha reso
la danza autentica e preziosa. Ne siamo uscite sognanti portandoci
via un pezzetto di vera Bali.
Il giorno in cui mi hanno
sparato
Ubud ospita uno dei
centri yoga più famosi lo Yoga Barn e pur non praticandolo, ho
voluto visitarlo. L'ultima volta, c'ero stata a pranzo con Bodhi e
sua moglie. Lo ricordavo come un luogo pieno di pace e spiritualità,
un giardino rilassante dove si ritrova il contatto con le cose
davvero importanti della vita sorseggiando tisane. Ancora una volta,
però, i miei ricordi saranno smentiti dalla nuova Bali che faticavo
a riconoscere come l'isola di cui mi ero innamorata nei viaggi
precedenti.
Raggiungiamo il celebre
ritrovo seguendo le indicazioni per le strade di Ubud e percorriamo
il sentiero che attraversa il giardino verso l'ingresso.
All'improvviso, uno
scoppio ci fa sussultare e io ricevo un colpo al petto. Nella mia
mente, condizionata da anni di telefilm polizieschi e romanzi gialli, si
forma l'idea che sia stato uno sparo o un'esplosione e che, malgrado
la mia maglietta si sia mossa, non sento il dolore della ferita
mortale a causa dello shock. Mi volto pallida verso le mie amiche e
annuncio in tono grave: “Mi hanno colpita!”
Dopo un istante di
perplessità, loro cominciano a ridere e ridere tanto che devono
riprendere fiato per indicarmi la carriola del giardiniere accanto al
sentiero con una gomma a terra: era esplosa facendo un gran botto e a
colpirmi era stato solo il violento getto d'aria. Ancora oggi, se
chiedete dello Yoga Barn alle Cavallette, ricorderanno solo il mio
spavento e rideranno di nuovo.
Comunque, non appena il
mio cuore ha ripreso a battere a un ritmo normale, siamo entrate. Orrore: tutta la magia spirituale di cui avevo memoria svanisce quando ci troviamo davanti un'orda di finti figli dei fiori in abiti fighetti che riempie il
cortile. Altro che pace mentale e armonia, pareva Woodstock! E mi sono pure fatta sparare per questo? Facciamo un giro veloce, notando perfino una statua di Yoda, e in tre minuti siamo fuori. Oh che delusione! E ora che facciamo? Andiamo a mangiare. Il cibo non ci delude mai e riporta il buonumore, mica per niente ci chiamiamo Cavallette.
Pranzo in famiglia
L'ultimo giorno a Bali,
siamo andate a far visita alla dolcissima Kadek che mi accompagnato
nel mio soggiorno del 2017. Trovare casa sua nel labirintico sobborgo
di Jimbaran è stata un'impresa per il tassista che si è fatto
guidare dalle sue indicazioni per telefono. Finalmente rivedo la mia
amica, minuta e sorridente come una fatina. Ci accoglie nella sua
piccola casa con mille riverenze e la tavola è già apparecchiata
per il pranzo.

Ha cucinato decine di pietanze (tutte vegan) ed è
ancora ai fornelli a cuocere un misto di verdure. È tutto prelibato
e facciamo onore alla cuoca spazzolando tutto, come sempre. Ci
raggiungono anche suo marito, di ritorno dall'officina dove fa il
meccanico, e il figlio minore che ha lo stesso sorriso caloroso di
Kadek. Sono una bella famiglia, di quelle semplici e amichevoli e mi
rendo conto che non deve essere facile la loro vita in quella piccola
casa, dedicando tutti i risparmi all'istruzione dei figli perché
abbiano maggiori opportunità in futuro. Da quando il lodge Udayana è
stato ceduto all'università, i proprietari Alan e Meryl Wilson –
che ho conosciuto proprio durante il mio soggiorno a Udayana –
hanno cercato di salvare il posto di lavoro di Kadek impiegandola
nella sede principale a Denpasar che gestisce gli ecolodge di Flores,
Sumatra e Kalimantan. Ci racconta del tentativo di aprire un ecolodge
sull'isola di Papua, un progetto di cui i proprietari mi avevano
parlato tempo prima, dove sarei andata con grande gioia dal momento
che quell'enorme isola selvaggia mi ha sempre incuriosita e
affascinata. Purtroppo, dopo tanti sforzi e tanto lavoro per rendere
la struttura autosufficiente ed ecosostenibile, il tentativo è
fallito perché il personale locale - uno dei punti forti della
politica degli ecolodge è proprio dar lavoro alla gente del posto -
non si è rivelato affidabile malgrado la formazione (a cui aveva
partecipato anche Kadek che è sempre stata un'ottima receptionist) e
l'opportunità di un impiego sicuro e onestamente retribuito. Un vero
peccato.
Il tragitto quotidiano da
casa di Kadek all'ufficio di Denpasar è lungo e trafficato, così,
dopo qualche mese da pendolare, la mia amica ha dovuto rinunciare. Ma
non è certo una donna che resta con le mani in mano: ha trasformato
la veranda di casa sua in una gastronomia da asporto che almeno le
permette di guadagnare qualcosa.
Si vede che Kadek è
emozionata per la nostra presenza ed è così orgogliosa di averci
come ospiti che insiste per farsi tante foto con noi. Ecco dove si
trova la Bali autentica: in casa della gente comune.
Al momento di salutarci,
ci invita a tornare per più giorni, proponendosi come guida in
quella zona sud dell'isola che non abbiamo visitato. Promettiamo di
tornare e so che manterremo la promessa perché ormai siamo di
famiglia.
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Così è finito in
bellezza il nostro viaggio e non immaginavamo che sarebbe stato
l'ultimo per parecchio tempo.
Oggi, a causa della
pandemia di COVID19, Kadek mi racconta che Bali è un'isola fantasma:
niente turisti e niente lavoro, attività commerciali chiuse, molte
non riapriranno più. Sarà estremamente difficile risollevarsi e
laggiù non possono nemmeno contare su aiuti statali.
Negli ecolodge, i Wilson
hanno messo in piedi un programma di agricoltura sostenibile sui
terreni circostanti di loro proprietà per tenere occupati i
dipendenti e garantire loro almeno una fonte di cibo durante la
crisi. Alan e Meryl sono due persone davvero straordinarie.
A Sumatra, i ragazzi di
Alert sono in salute e se la cavano, ma hanno dovuto subire una grave
perdita: Marcellus, il fondatore dell'associazione che mi aveva
accolta due anni fa, purtroppo è morto alla fine di aprile. Mi ha
avvertito Dan e poi sia sulla pagina Facebook di Alert che di
Ecolodges Indonesia (che promuoveva e sosteneva le sue attività di
conservazione della natura) è apparso l'annuncio e sono arrivati
messaggi di cordoglio e ricordi da tutto il mondo, dalle tante
persone che Marcellus ha toccato con il suo instancabile impegno in
difesa di animali e ambiente, con la sua competenza messa a
disposizione di altre nazioni con problemi di conservazione, ma
soprattutto con la sua indimenticabile gentilezza e il suo
imperturbabile ottimismo.
Viaggiando, ho stretto bellissime amicizie con persone
lontane e la tecnologia mi permettere di restare in contatto con
loro in questo tetro 2020. Oltre a Kadek e i ragazzi di Alert, sento spesso anche Peris che dal Kenya mi racconta quanto sia
dura laggiù per lei e i suoi figli. Il Khweza è rimasto chiuso a lungo e i dipendenti non hanno percepito stipendio da marzo. Pare, però, che nei prossimi giorni qualcuno di loro potrà tornare al lavoro. E poi Patty dal Messico che,
gestendo alcuni ristoranti con parecchi dipendenti, si trova in
grossa difficoltà. Io sono fortunata ad avere ancora un lavoro e,
non appena sarà possibile, tornerò a viaggiare e a far visita a
tutti questi amici che sopravvivono proprio grazie al turismo. Se in
futuro vi capiterà di andare in vacanza in quei Paesi, non
rinchiudetevi per favore nel villaggio turistico di qualche grande
catena straniera, ma scegliete le strutture che impiegano personale
del luogo e sostenete le piccole attività locali. Condividete il vostro privilegio di viaggiare con le persone e i luoghi che vi circondano, ne tornerete arricchiti in un modo che il denaro non potrà mai eguagliare.