domenica 22 maggio 2016

Prima di sparire... lontano

Tempo fa circolava un articolo sui rischi dell'innamorarsi di una ragazza che viaggia. Un'amica me lo inoltrò commentando:”Questa sei tu.”
Leggetelo a questo link prima di continuare.

Di recente mi è capitato di ascoltare Before we disappear di Chris Cornell e certe frasi mi hanno fatto ripensare a quell'articolo e a come possa sentirsi Sergio a stare con me. 
Io sono una tizia che passati i 40 anni sogna ancora di fare la scrittrice che è un po' come voler fare la rockstar. Sono una che in quindici minuti è pronta a partire per l'Africa, ma bisogna prenderla a calci in culo per farla andare a Milano. Io sono quella che l'ha portato sulla cima di vulcani attivi, sopra e sotto cascate giganti, tra i leoni e gli orangutan, sono quella che l'ha fatto dormire in luoghi impensabili e viaggiare su mezzi terribili. 
Io sono quella che ogni mattina si sveglia dicendo: “Oggi me ne vado e non torno più”, quella che si sente a casa nella giungla e si sente in gabbia nel suo ufficio.
Come si vive accanto a una persona così?

Non è facile, ma sono anni ormai che Sergio mi segue o mi lascia andare perché sa che trattenendomi mi farebbe del male e vede quanto soffro se sono costretta a restare dove non voglio. In questi anni l'ho fatto volare in altalena tra disavventure infernali e periodi di paradiso, perciò gli sono grata di non avermi strangolata o abbandonata per la strada. Non ancora, almeno.
Probabilmente all'inizio pensava che fossi solo un po' squilibrata, ma simpatica. In undici anni se n'è fatto una ragione e mi accetta per come sono, anzi, se prima faticava a star dietro al mio bisogno di realizzare i sogni più folli, oggi corre più veloce di me. 

A questo punto delle nostre vite non è più possibile rimandare e onestamente credo che non abbia senso aspettare quel momento giusto che non arriva da solo se non te lo vai a prendere. Bisogna andare, andare lontano e non tornare. C'è un posto al mondo per ognuno di noi e io so che il mio non è qui.

How hard can it be to share your love with me?
How hard can it be to rise with me each morning?
I know that it feels like we will live forever
But I fear that time can hide the years like we were never here
So hold on tightly my dear
Before we disappear

Grazie, TdC!


venerdì 20 maggio 2016

Aggiornamento

chi sembra sempre la più scema in un gruppo di persone?

Nuove foto aggiunte all'album delle camminate alcoliche per beneficenza con Chris. Grazie a Fabrizio di Lightpainting.it viaggiatore, sherpa e fotografo!

domenica 15 maggio 2016

Se non è dura, non è avventura

Da quando ho coinvolto Sergio nel progetto di Chris, il nostro calendario si muove insieme al suo ogni volta che ci è possibile raggiungerlo e, come vi ho raccontato qui, si è creata un'onda di appassionati pronti a macinare chilometri per continuare a partecipare all'avventura di #Marta4kids.
Ognuno ha la sua vita e i suoi impegni, ma riesce a trovare il tempo di percorrere un altro tratto in compagnia perché quando si torna alla quotidianità si sente la mancanza delle sensazioni e dell'atmosfera di queste giornate.

10-11 maggio
Arianna & Sergio
Approfittando dei riposi tra i turni di lavoro, Sergio ha raggiunto Chris ad Asti e l'ha seguito per due giorni. Con loro c'erano anche Arianna, conosciuta in una tappa precedente, e i ragazzi di Lateral Film che stanno girando un documentario sull'impresa di Chris: Lesley, Irene, Davide, Andrea e Nicolò.

Il primo giorno è trascorso sotto la pioggia, nel fango, a liberare più volte l'auto delle riprese dal pantano anche con l'aiuto di una ruspa e un trattore. Pranzo in piedi sotto l'acqua, scarpe da bruciare e il miraggio di una doccia calda la sera, eppure nelle foto solo sorrisi, anzi risate! Tutto fa parte dell'avventura e bastano un gruppo di amici e del buon vino a far sparire acciacchi, stanchezza e malumore.

Per il secondo giorno è tornato il sole e quando il panorama è illuminato a festa sembra che ogni cosa migliori, che tutto sia possibile. La tempesta è passata, di sicuro ne verranno tante altre e anche peggiori, ma si guarda sempre avanti per 4000km attraverso una terra di santi e truffatori, di solidarietà e indifferenza, di bellezze naturali e tesori artistici trascurati, di buon cibo e buon vino, di ospitalità e porte chiuse. Il viaggio è lungo però Chris scrive "Ogni mattina parto pensando di essere solo, ogni mattina c'è sempre qualcuno che cammina con me, anche sotto la pioggia."

14 maggio
strana foto scattata dal barista
Questo sabato è il mio turno di avventura e parto da Milano con Ilaria, anche lei conosciuta grazie a queste camminate. Non abbiamo detto a nessuno del nostro arrivo, deve essere una sorpresa e, mentre viaggiamo in auto verso Novi Ligure per intercettare Chris alla partenza, chiacchieriamo di noi, ci conosciamo meglio e, come si dice dalle mie parti, ci meniamo via perché a un certo punto mi accorgo che siamo in Liguria e so bene che, nonostante il nome, Novi Ligure si trova in Piemonte. Ovviamente la prima uscita utile per invertire la marcia è parecchi chilometri dopo la scoperta e sento già i commenti di Sergio da casa sulle donne al volante. In ogni caso, raggiungiamo il gruppo con pochi minuti di ritardo perché in fondo so guidare come un uomo! 
Mollata l'auto, Chris ci accoglie con i suoi abbracci affettuosi e siamo in marcia sotto un sole brillante. Mi accorgo che tra i nuovi camminatori ci sono un paio di volti noti: Manuela e Fabrizio che avevo incontrato durante la mia prima tappa un mese fa. Felice di ritrovarli penso ancora all'onda sollevata dal passaggio di Chris a tutti quei fili che lui ha intrecciato senza nemmeno rendersene conto.
Attraversiamo colline ricoperte di vigneti che, oltre a offrirci un bel panorama che distrae dalle continue salite e discese, ricordano a me e Chris l'obiettivo di metà percorso: sedersi a pranzo con una brocca di vino! Percorriamo una strada chiusa per lavori così l'auto dei ragazzi di Lateral ci aspetta a Gavi con telecamera, macchina fotografica e perfino un drone per le riprese dall'alto e al grido di "Non guardate il drone" tutti alzano lo sguardo, ovviamente! Trovato un ristorante con dieci posti liberi, mi presento a Lesley che a ogni suo compagno dice: "Sai chi è lei? La compagna di Sergio" e la risposta è sempre: "Grande Sergio!" e capisco che si sono davvero divertiti insieme. 
Ogni volta che pranzo fuori ho il problema di essere vegana e del menù fisso proposto dalla cameriera posso prendere solo un'insalata. Quando torna a prendere le ordinazioni per i secondi si preoccupa perché ho mangiato poco e le dico che compenso bevendo. 
"Vino?" 
"Sì." 
"Allora va bene." 
Sono abbastanza brilla da rassicurarla, ma quando torna con le bistecche noto il contorno di patate e ne chiedo una porzione. Lei leva il piatto di patate da sotto il naso di Nicolò dicendo "Toh, mangiati queste." e a lui non le ha più riportate. Che bei momenti!
Un momento davvero bello però è stato quando un'auto si è fermata ad aspettare Chris. Al volante c'era una signora che sapeva del suo viaggio per beneficenza ed essendo malata teneva molto a ringraziarlo di persona. È stata tanto carina da commuoverci tutti.
Alla fine siamo arrivati alla meta, Voltaggio, un attimo prima che cominciasse a piovere. La tappa è terminata in un bar (e dove altrimenti?) per un'ultima birra insieme prima di riprendere la strada verso casa.
Per chi conosce la mia pigrizia, ho camminato per 21 chilometri su e giù per le colline. Lo sport mi ha sempre annoiata e ho bisogno di forti motivazioni per muovermi, per esempio giornate come questa. Già penso e mi organizzo per quelle che verranno.
Alla prossima, Chris!

P.s. Nuove foto aggiunte all'album #Marta4kids e insieme a quello cresce l'onda

domenica 8 maggio 2016

Alle spalle di Chris

Vi parlo ancora di Chris perché vorrei soffermarmi su un aspetto nascosto dell'impresa che questo ragazzo sta compiendo per beneficenza. Certo, lo scopo di Marta4kids è raccogliere fondi per aiutare bambini che soffrono, ma camminando con Chris e con le persone che a ogni tappa si uniscono a lui mi sono resa conto che si sta creando uno splendido effetto collaterale: si sta sollevando un'onda.

Chris va dritto per la sua strada e forse non si accorge che l'onda che solleva al suo passaggio, toccando, segnando e coinvolgendo altre vite, si propaga in diverse direzioni. Lui passa oltre, punta alla prossima meta, va incontro ad altre persone e probabilmente non vede ciò che accade nel frattempo alle sue spalle. Il suo viaggio sta creando legami tra sconosciuti che si sono incrociati grazie a lui e questo gruppo cresce ogni giorno. Ci scambiamo foto, messaggi, appuntamenti, ci interessiamo gli uni degli altri, progettiamo di rivederci e di percorrere altre tappe insieme, conserviamo i contatti, scopriamo le vite di altre persone, ci conosciamo e diventiamo amici.
Tutto questo partendo da un unico punto in comune, da quel ragazzo che sorride malgrado tutto e porta tutti a bere uno spritz. È partito per portare speranza a chi sta male, ma sta facendo tanto anche per tutti quelli che gli camminano accanto, anche per poco, per qualsiasi motivo lo facciano.

Sono davvero felice di aver vinto la mia celebre pigrizia per cominciare a camminare con Chris e non vedo l'ora di farlo ancora. Sto già programmando altri incontri in giro per l'Italia seguendo il suo calendario, contattando i miei amici sparsi per la penisola e quelli conosciuti durante queste passeggiate memorabili. 
Nel frattempo Sergio "TdC" lo raggiungerà ad Asti la prossima settimana per fargli da stalker un paio di giorni e dovrebbe esserci anche Arianna. Mi dispiace non poter essere con loro, ma ci saranno altre occasioni.

All'elenco di Foto de passacc ho aggiunto un album dedicato a Marta4kids e lo arricchirò ad ogni incontro.

Chris, stai sollevando un'onda di sorrisi che inonderà tutta l'Italia. Grazie!

lunedì 2 maggio 2016

Altro giro, altro regalo, altro Spritz

“Se analizzassero il mio zaino ci troverebbero il dna di 70 persone. Quando lo poso a terra cani e gatti impazziscono per annusarlo” - Chris

il gruppo Chivasso-Settimo al completo

Chris cammina da un mese, ha percorso finora 400km e ha ancora tanta strada davanti. C’è sempre qualcuno al suo fianco, anche nelle uniche quattro ore di cammino solitario capitate in queste settimane. Lo raggiungono e lo accompagnano persone di ogni genere, dai camminatori amatoriali ai viaggiatori professionisti, da chi vuole sostenere la sua causa benefica a chi desidera soltanto incoraggiare un ragazzo straordinario che sta compiendo un’impresa straordinaria. Chris guarda sempre avanti, ma guarda anche negli occhi, una per una, le persone che condividono con lui un tratto di questa lunghissima strada e ascolta le loro storie e regala sorrisi preziosi e diverte con le sue battute e guarda l’orologio solo per annunciare che è giunto il “momento dello spritz”.


Ieri, tra Chivasso e Settimo Torinese, abbiamo camminato sotto la pioggia, sull’erba bagnata, sull’asfalto luccicante di pozzanghere, ma l’atmosfera era quella di una passeggiata con gli amici nel più bel giorno di sole. Il maltempo fa parte del viaggio e poi è solo acqua che fa bene alla terra e alle piante, che fa brillare i prati e i fiori, che solleva sbuffi di vapore sulle colline. È solo acqua e non scoraggia chi ha deciso di dedicare qualche ora della propria giornata ad accompagnare Chris tra i campi fino al prossimo paesino dove un bar fortunato viene invaso da un gruppo di camminatori infangati in cerca di ristoro. 
Il TdC è ormai al suo terzo incontro con Chris e stanno diventando “compagni di aperitivo”, anche se quello di ieri si è trasformato in pranzo: mentre gli altri ordinavano acqua e toast, io birra e patatine, TdC e Chris hanno optato per un piattone di spaghetti alla carbonara e la consueta dose di spritz consumati su tovagliette che pubblicizzavano una ditta di spurghi e noleggio wc.

TdC, Chris e il pranzo dei campioni

Anche ieri, come le altre volte, abbiamo raggiunto la nuova tappa del viaggio chiacchierando con i compagni di cammino e mi sorprende sempre come nascano spontaneamente legami e simpatie, come in maniera del tutto naturale si passi da un gruppo all’altro, da una persona all’altra, cambiando il passo e le conversazioni lungo i chilometri. Ci si rincorre, ci si aspetta, si aggiusta il ritmo, si rallenta per scattare foto e si accelera in vista di un bar. E alla fine ci si abbraccia, ci si saluta come vecchi amici e ci si scambiano numeri di telefono e contatti.



L’Italia è una nazione di furbi, truffatori, approfittatori, ladri, ma anche di gruppetti di sconosciuti capaci di unirsi e sollevarsi per solidarietà, di gente che si muove con passione e per passione intorno a Chris. Lui che ha camminato per 400km ha visto ospitalità, accoglienza, supporto, entusiasmo e condivisione, ma anche indifferenza, opportunismo e ipocrisia. Questa è l’Italia, questi siamo noi e questa è la vita piena di sorprese, qualche volta pessime, ma anche bellissime come incontrarsi e camminare insieme.



Per la giornata di ieri ringrazio Cassandra, la capo branco, che è stata messa alla prova dal passo lento dei non-camminatori che ha ritardato moltissimo l’arrivo; ringrazio Arianna che, come me, ha raggiunto il traguardo dei 16km da non-camminatrice (e tra l’altro oggi ha replicato con un altro tratto insieme a Chris fino a Torino); ringrazio Elisa e Marco per avermi inviato le foto; ringrazio Ilaria che rivedrò per la tappa di Roma in luglio; ringrazio tutti i partecipanti per avermi distratto dalla fatica chiacchierando.
Infine, ringrazio, Chris, per un’altra giornata memorabile: sono certa che ne capiteranno altre perché grazie alla tecnologia sappiamo sempre dove ti trovi ed è un attimo raggiungerti. Sì, un po’ è anche una minaccia! :)


tutti insieme all'arrivo

MARTA4KIDS ONLUS
Iban: IT48X0200860260000104117188

domenica 17 aprile 2016

Il viaggio del sorriso #Marta4kids

Oggi ho avuto la fortuna di fare un'esperienza meravigliosa.
Vi ho parlato del viaggio di Chris a piedi per l'Italia per onorare il sorriso di Marta raccogliendo fondi per beneficenza. Il TdC e io l'abbiamo raggiunto a Spirano in provincia di Bergamo e abbiamo camminato con lui per dieci chilometri in compagnia di un'altra quindicina di camminatori e sostenitori. Tra foto, campi fioriti, aperitivi, chiacchierate e una gran quantità di sorrisi questi chilometri mi sono volati. 
Sapete che non sono una sportiva, ma camminare accanto a una persona straordinaria com'è Chris è stato come passeggiare sulle nuvole. Ci ha accolti con un abbraccio come vecchi amici anche se io ho conosciuto lui e Marta solo via mail negli ultimi anni. 

Sapete anche che io non amo le persone, che sono selettiva ai limiti della misantropia, a volte però mi capita di fare incontri che mi ridanno fiducia nella gente e questo è uno di quei rari casi. Chris ha uno sguardo che incanta e un sorriso che fa splendere il sole anche in giornate grigie e piovose come questa perché tutto in lui brilla di una forza rara, l'energia che gli infonde il grande amore per Marta e per la vita. Non riuscirò a spiegarlo a chi non ha incontrato il suo sguardo, a chi non ha scambiato con lui due parole, per questo vi consiglio di raggiungerlo e sostenerlo: arricchirà voi più di quanto possiate donare alla sua causa benefica.



Ho detto altre volte come l'essere viaggiatori unisca le persone, c'è qualcosa di speciale in chi si apre al mondo e all'avventura ed è una fune invisibile che lega chi condivide lo stesso spirito. Non importa dove tu vada, dove tu sia stato, se ci sei andato in aereo, in nave, in bicicletta: chi viaggia sa qualcosa che a tutti gli altri sfugge. 
Chris e Marta hanno girato il mondo, hanno incontrato tante persone, visto tanti panorami che apparterranno loro in eterno. È una conquista che ti allarga l'anima e non la fa più tornare alla dimensione precedente.

Durante la camminata il TdC e io ci siamo trovati a parlare del mondo e della vita con perfetti sconosciuti che sembravano fratelli ed è stato Chris a darci questa opportunità. Ricorderemo sempre sorridendo di aver issato un ragazzo su un albero perché ci fotografasse tutti insieme tra i fiori, alle spalle dell'uomo fantastico che ci ha uniti. 
Ho intitolato questo post "il viaggio del sorriso" perché qualcuno su un giornale l'ha definito "il viaggio della disperazione" mentre è esattamente l'opposto. Chris viaggia per portare aiuto e gioia ai meno fortunati. Chris ride, scherza, riflette, abbraccia, condivide spritz e vino, ascolta le storie degli altri e si porta dietro i passi di Marta. Cosa c'è di più vitale? Fai quello che senti, tanto la gente ti giudicherà in ogni caso.

Grazie, Chris, per questa giornata indimenticabile. Grazie per le tue parole e il tuo sorriso. Le nostre strade si sono unite e separate in un abbraccio, ma si incontreranno ancora. 

Simo, Chris e SergioTdC


Potete sapere dove si trova Chris in ogni momento grazie a questa pagina, raggiungerlo, godere del suo sguardo brillante e del suo sorriso. Non perdetevelo.

Per le donazioni a favore della ricerca sulla fibrosi cistica: MARTA4KIDS ONLUS
Iban: IT48X0200860260000104117188

domenica 21 febbraio 2016

Il viaggio di Chris

Dopo la scomparsa di Marta, il suo compagno Chris ha scelto di affrontare il dolore nel modo in cui facevano insieme: viaggiando e regalando sorrisi lungo il percorso. 
Malgrado la tragedia che li ha separati, Chris ha deciso di progettare un percorso a piedi per l'Italia con Marta e il loro bambino nel cuore e il supporto di tanti altri viaggiatori che si sono offerti di ospitarlo e di camminare con lui per qualche tratto. 
Questo viaggio comincerà il prossimo 2 aprile e Chris ha voluto unire il suo personale bisogno di reagire alla raccolta fondi per la lotta alla fibrosi cistica, cosa che avrebbe reso Marta orgogliosa di lui.
I recenti articoli sul blog che hanno fondato insieme sono dedicati alla pianificazione del viaggio, all'impegno e alla passione con i quali Chris ha scelto di andare avanti anziché crollare.
"Credi. Credo nel nostro progetto. Riusciremo ad aiutare i bambini meno fortunati, sono certo che nel mio lungo viaggio non sarò mai solo, che l’Italia è un paese fatto di tanta gente che mi aiuterà e passo dopo passo mi accompagnerà fino alla fine. Credo che Marta e Leonardo saranno per sempre con me. Spera. Spero che la mia grande avventura riesca in qualche modo a portare nel cuore di alcuni un messaggio: il dolore e la rabbia possono essere trasformati in amore. Spero di restare su questo binario per sempre, vicini uno all'altro. Sogna. Sogno il sorriso dei bambini, la speranza che a loro porterò. Sogno di vedere negli occhi di chi mi guarda con il cuore un po’ di Marta, un viaggio fatto di grandi incontri che mi arricchiranno dentro."

La fase di pianificazione è terminata e Chris ha condiviso sul blog il suo itinerario chiamato Marta4Kids così chi volesse incontrarlo e fare quattro passi con lui per sostenerlo saprà dove trovarlo. Penso che il TdC e io lo intercetteremo quando passerà dalle nostre parti perché, anche se ho conosciuto lui e Marta solo via mail scrivendo due guest post per loro, ho proprio voglia di stringergli la mano. È facile provare ammirazione per persone come Chris, più difficile dimostrare la stessa forza d'animo.

martedì 5 gennaio 2016

Vite per la natura: gli angeli di Leakey

Se avete seguito i miei viaggi in Indonesia, sapete che i miei ricordi migliori sono legati all'incontro con gli orangutan a Sumatra nella parte indonesiana del Borneo. Questi bellissimi animali mi hanno conquistata e, per quanto posso, continuo a sostenere le associazioni che li proteggono e preservano il loro habitat.

Durante uno di questi viaggi ho visitato il parco nazionale Tanjung Puting dove si trova Camp Leakey, uno dei centri che si occupano di riportare alla vita nella foresta gli orangutan salvati dalla cattività, dal bracconaggio e dal traffico di specie protette. Il sito prende il nome da Louis Leakey, paleontologo britannico, che promosse e sostenne le ricerche di tre donne straordinarie: Dian Fossey in Ruanda con i gorilla di montagna, Jane Goodall in Tanzania con gli scimpanzé e Birutè Galdikas in Borneo con gli orangutan. Proprio quest'ultima ha fondato Camp Leakey, intitolandolo al suo mentore. I volontari e i ricercatori che ci lavorano la chiamano solo la professoressa e, da come ne ho sentito parlare dai locali, è un personaggio molto amato e rispettato anche dagli abitanti dei villaggi della zona perché si è sempre battuta per proteggere la loro foresta.
Galdikas, Goodall, Fossey
Fossey, Goodall e Galdikas sono note come i tre angeli di Leakey perché, reclutate giovanissime dal ricercatore, hanno dedicato le loro vite a conoscere con rispetto e difendere con passione i favolosi primati oggetto dei loro studi. Queste donne forti e appassionate hanno dato un grande contributo non solo alla scienza, ma anche nell'attirare l'attenzione sull'importanza di preservare ambienti naturali e specie minacciate, ispirando e fondando loro stesse associazioni per la difesa di animali e habitat a rischio.
A supportare il loro impegno negli anni, tra gli altri, c'è anche la National Geographic Society che le ha ritratte in più di una copertina e ne ha parlato in diversi reportage e documentari sulle loro straordinarie scoperte e avventure.


Oggi Jane Goodall continua a promuovere una vita in armonia con la natura attraverso i tanti progetti del suo Jane Goodall Institute; Birutè Galdikas è sempre attiva con l'Orangutan Foundation per la protezione degli animali e la riforestazione. Riguardo Dian Fossey, è tristemente noto, anche grazie al film romanzato sulla sua vita Gorilla nella nebbia, che fu assassinata nel dicembre del 1985 e, anche se la sua morte resta avvolta nel mistero, è evidente che fosse diventata un personaggio scomodo per la sua decisa lotta al bracconaggio e perché intralciava le attività illegali dei trafficanti di animali.


La storia di queste tre eroine è raccontata anche in una recente graphic novel che ha lo scopo presentare le loro vite avventurose ai più giovani: Primati. Le amicizie avventurose di Jane Goodall, Dian Fossey e Biruté Galdikas di Jim Ottaviani e Maris Wicks, con traduzione di Giovanna Pecoraro. Ovviamente sarà il mio prossimo acquisto.


Per il momento, tra i protetti dei tre angeli, ho incontrato solo gli orangutan e me ne sono innamorata a prima vista, ma mi piacerebbe, in qualche viaggio futuro, conoscere anche i gorilla e gli scimpanzé. 
Sempre che riusciamo a salvarli dall'uomo, il più crudele predatore al mondo. Noi dovremmo essere il primate più evoluto, eppure sono convinta che da questi parenti selvatici abbiamo solo da imparare.

sabato 2 gennaio 2016

Capodanno in montagna

Il casotto per noi
Per festeggiare un nuovo giro del pianeta intorno al Sole, questa volta io e il TdC abbiamo scelto un rifugio di montagna. Dopo anni di cenoni con gli amici a Monza e un'avventura nella storia e nei colori di Napoli, abbiamo deciso di trascorrere l'ultima notte del 2015 lontano dalle città, in cerca di aria pulita e di una festa in stile montanaro al rifugio Griera, a poco più di 1700 metri sul versante sud del Monte Legnone. 
In realtà, i posti letto erano già tutti prenotati, così Serena, proprietaria di questo bell'angolino panoramico, ci ha sistemati in un bivacco poco lontano. Il casotto non ha né bagno né riscaldamento, ma con i sacchi a pelo invernali e abbastanza vino in corpo non sarebbe stato un problema.
Lasciata l'auto poco sopra Pagnona, ci siamo incamminati sulla mulattiera che in due ore e una ventina di tornanti conduce al rifugio, attraversando un bosco di faggi. Ora, sapete bene che io e lo sport siamo nemici da sempre, così questa camminata, semplice per chiunque sia abituato a un po' di movimento, è stata per me una sfida infernale. Non è una salita ripida e l'insolito clima mite di questi mesi l'ha tenuta libera da neve e ghiaccio, eppure è stata devastante per i miei muscoli dimenticati, per i miei polmoni di città e per le spalle disabituate al peso di uno zaino inadatto al trekking.
Sì, mi avete vista attraversare a piedi giungle tropicali per giorni interi di cammino senza lamentarmi, ma la montagna non è la stessa cosa. Nebbia e nuvole basse non mi hanno nemmeno concesso la distrazione del panorama, aumentando disagio e fatica per gran parte del percorso. 
Avvicinandosi al tramonto
A pochi tornanti dal rifugio, però, il bosco si è aperto su un cielo limpido al di sopra delle nubi, giusto in tempo per regalarci lo spettacolo dell'ultimo tramonto dell'anno. Le cime intorno a noi sembravano prendere fuoco e galleggiare come isole su un mare di nebbia. Ci siamo fermati a fotografare quel paesaggio che cambiava forma rapidamente come il cielo cambiava colore. Contemplare un panorama fiabesco mi ha fatto riprendere fiato. Rimaneva da affrontare l'ultimo tratto che è il peggiore perché, quando vedi le finestre illuminate del rifugio sopra di te e pensi che ormai manchi poco, i tuoi sforzi diventano inutili. Come in quegli incubi in cui corri per raggiungere qualcosa o fuggire da qualcosa e resti fermo, così mi sembrava di camminare all'infinito senza avvicinarmi all'obiettivo. Farà sorridere i veri camminatori, ma io ero davvero stremata quando ci siamo fermati a dare uno sguardo al casotto dove avremmo passato la notte e il rifugio distava ancora un paio di tornanti. Il TdC mi ha vista talmente in debito d'energia che ha portato il mio zaino per quegli ultimi terribili metri. Quando finalmente siamo giunti alla porta del Griera, mi sentivo come se avessi scalato l'Everest. Sono ufficialmente una sfigata.
Salutata Serena, un maschiaccio dal forte accento bergamasco che era al lavoro in cucina, ci siamo dati una ripulita e ci siamo cambiati, prima di raggiungere gli altri ospiti nella sala. I nostri compagni di festeggiamento erano un gruppo di ventiquattro membri di un'associazione di nordic walking, un trio di coraggiosi arrivati in mountain bike e tre ragazzi che avrebbero condiviso il casotto con noi. 
Il rifugio era piccolo e caldo e ci siamo concessi una merenda a base di tè e torte fatte in casa, mentre un gattino grigio girava tra le sedie facendosi coccolare da tutti. Scaldati e rifocillati, abbiamo iniziato a fare la conoscenza dei nostri compagni. Pronti a trascorrere con noi la notte nel bivacco c'erano Angela, Clara e Riccardo, amici appassionati di montagna e, per nostra fortuna, simpaticissimi. Angela è la più esuberante e, come il TdC, attacca bottone con chiunque senza problemi entrando subito in confidenza con l'intera brigata. 
La tavolata del Cucù
In attesa del cenone, alcuni dei ventiquattro ci hanno invitati a giocare a Cucù. Ora ve lo spiego così potete giocare anche voi. 
Per partecipare, ogni giocatore versa un euro che va a formare il montepremi finale e riceve in cambio cinque fiches. Da un normale mazzo da quaranta carte, il mazziere distribuisce una carta ciascuno da tenere coperta. Lo scopo di ogni mano è non rimanere con la carta più bassa del tavolo, così il primo giocatore guarda la propria e, se ha un numero basso, la scambia con il giocatore successivo, senza mostrarla. Chi riceve la carta sa quale ha ceduto in cambio, di conseguenza può decidere se passarla nuovamente al compagno successivo o tenersela, se più alta della precedente. Il ricevente non può rifiutare lo scambio, a meno che non abbia un re. In quel caso, dice cucù ed è salvo. Il turno passa al giocatore successivo e il giro di scambi termina al mazziere che può selgiere di scambiare la propria con altra pescata dal mazzo. A quel punto si scoprono le carte, chi ha la più bassa paga con una fiche e si ricomincia con nuove carte. Chi esaurisce le fiche esce dal gioco e così via, finché l'ultimo rimasto vince il malloppo versato all'inizio. Dopo i primi giri, la competizione cominciava a farsi sentire e, tra strategie, sguardi di fuoco, imprecazioni e risate, siamo arrivati alla sfida a due: Angela contro il TdC che, alla fine, ha intascato gli undici euro di montepremi con la fortuna del principiante.
Alle otto, divisi in tre grandi tavolate, ci siamo dedicati a un cenone così ricco che eravamo già sazi dopo antipasti e primi. Il vino scorreva tra chiacchiere e racconti. Mi ha ricordato un po' l'Oktoberfest, dove si condividono i tavoli con sconosciuti che in breve diventano amiconi. 
Il tempo è volato tra cali di tensione che lasciavano la sala al buio, applausi a Serena e ai suoi collaboratori, foto di gruppo, scherzi; è volato tra i cappellini piumati e luminosi delle signore del nordic walking, le cravatte di lustrini dei loro mariti e battute sulla nostra notte al bivacco senza luce né riscaldamento. L'alternativa era rimanere a dormire nel salone dopo la festa, ma non volevamo doverci alzare presto per far spazio alla colazione.
La tradizione del rifugio vuole che alle 23,30 tutti gli ospiti firmino la nuova bandiera italiana che viene issata sull'asta il primo mattino di ogni anno. Per un anno intero, i nostri nomi sventoleranno sotto il Legnone, celebrando anche la mia impresa di salire lassù.
Verso mezzanotte, Serena ha acceso la radio per sentire il conto alla rovescia. Tre... due... uno... brindisi! Grida di auguri, baci e strette di mano si rincorrevano intorno a fette di panettone e biscotti fatti in casa. Siamo usciti a guardare i fuochi artificiali che si levavano in lontananza dal Lago di Como e le stelle che riempivano il cielo terso.
La festa è continuata con balli e grappe, ma a un certo punto io e Clara ci siamo arrese e siamo scese per prime al casotto, illuminando il sentiero con le torce. Per mia fortuna, Sabina, collega del TdC che ha fatto trekking dall'Himalaya alla Lapponia, mi ha prestato un sacco a pelo fantastico. Sono stata l'unica a non aver bisogno dell'aggiunta di coperte. Grazie! 
I nostri letti al mattino
Credo di essermi addormentata di colpo, ubriaca e stremata. Intorno alle due, però, sono arrivati gli altri e, a sorpresa, con loro c'erano i tre ciclisti. Inizialmente, avrebbero dovuto alloggiare all'altro bivacco, più piccolo, ma dotato di caminetto. Il problema è che, accesso il fuoco, la trave sopra il camino ha cominciato a bruciare riempiendo la stanza di fumo. Così, Serena li ha dirottati da noi, visto che c'era qualche posto libero lasciato da rinunciatari dell'ultimo momento. Le lamentele dei tre mi hanno tenuta sveglia per un po', ma il resto della notte è trascorso abbastanza tranquillamente, a parte le ventate gelide che arrivavano dalla porta quando qualcuno usciva per fare pipì. Nel dormiveglia mi sono accorta della luce dell'alba che entrava dall'unica finestrella ed ero tentata di uscire a fare un paio di foto, ma mi sono girata e riaddormentata in un attimo. 
I ciclisti se ne sono andati per primi, senza nemmeno salutare. Noi cinque, invece, ci siamo alzati ben oltre le dieci, perdendoci il rito della nuova bandiera messa all'asta. Riordinato il bivacco e preparati gli zaini, siamo saliti di nuovo al rifugio per la colazione con le ottime marmellate preparate da Serena. 
Il gruppo dei camminatori era già pronto alla discesa, mentre Angela, Clara e Riccardo stavano pensando di salire in cresta al Legnone, per me assolutamente fuori discussione. Ci siamo scambiati indirizzi mail e numeri di telefono, abbracci, auguri e saluti, ed era ormai mezzogiorno quando il TdC e io abbiamo ripreso il sentiero. Scendere mi è pesato molto meno anche se continuavo a maledire il mio zaino. Dal cielo azzurro sopra il Griera, siamo tornati alla foschia delle valli e, infine, in città. Malgrado l'incubo della salita, ma l'avevo messo in conto, sono contenta di aver passato il Capodanno in questo modo, diverso dalle solite feste cittadine. Anche se siamo stati fuori solo una notte, è stato bello allontanarsi, partire, come quando andiamo in viaggio. In fondo, io e il TdC insieme stiamo bene dappertutto.

Felice 2016!

P.s. L'album delle foto è nella lista delle Foto de passacc con il contributo degli scatti di Riccardo!

giovedì 31 dicembre 2015

Una brutta notizia su una bella persona

Mi dispiace chiudere l'anno con una brutta notizia, ma le cose brutte possono accadere in ogni momento. Ho sempre detto che i viaggiatori sono una grande famiglia e questa bella famiglia ha da poco perso un membro speciale. Si tratta di Marta Lazzarin che, insieme al compagno Chris, gestiva uno dei più seguiti e premiati blog sul turismo, Blog di Viaggi. Marta è deceduta con il suo bambino a causa di complicazioni al settimo mese di gravidanza. 

Chris la ricorda sulle pagine che raccontano la loro vita felice e avventurosa con un post che mostra un grande amore e una grande forza.

"Allora amore,vedrai, sarai fiera di me, cercherò con tutte le mie forze di regalare sorrisi a chi più ne ha bisogno, proprio come facevi tu; vedrai, sarai orgogliosa di me."

Per quanto fosse giovane, 34 anni, Marta ha vissuto una vita piena e con Chris ha viaggiato tanto, collezionando ricordi straordinari che confortano il suo compagno in questo momento terribile.

Marta e Chris in viaggio

Ho scoperto il loro blog nel 2014 e ho scritto due articoli per loro. Li ho conosciuti solo via mail, ma posso dire di aver collaborato con persone davvero carine, gentili, aperte e piene d'entusiasmo. 
Il loro successo sul web sta proprio nel fatto che condividevano e chiedevano a chi voleva scrivere per loro di condividere consigli pratici. Non solo racconti, non cartoline, ma qualcosa che fosse utile agli altri viaggiatori e scritto in maniera accurata con link, prezzi e dettagli. Così si è creata con loro una comunità che in questi giorni si stringe intorno a Chris che ha perso la sua compagna e il loro bambino in un attimo. Tante dichiarazioni d'affetto appaiono sul loro blog, sui social network, su altri blog di viaggio perché siamo tutti legati e questa brutta notizia ha colpito tutti.

Ciao, Marta.

domenica 13 dicembre 2015

Pensierini natalizi

Post "in stereo" su Scritti a Penna e Semm de Passacc

Si avvicinano le feste e il mondo si riempie di luci, fiabe e dolci. È quel periodo dell'anno in cui i sognatori, come me, tornano bambini e si ritrovano circondati da elfi, boschi innevati, stelle brillanti e caminetti accesi ovunque voli la fantasia.

La realtà, al contrario, è fatta di traffico, conti da pagare, code al supermercato, pubblicità fastidiose, tg pieni di morti e gente che non si fa viva tutto l'anno che ti dice: "Vediamoci prima di Natale".
Detesto la frenetica corsa al regalo perché, se dimentichi qualcuno, quello si offende, anche se è un tizio che incontri una volta all'anno e nemmeno ti saluta. Come dico sempre, per i regali personali ci sono i compleanni, mentre a Natale bisognerebbe pensare a fare qualcosa di buono, il genere di cosa buona che ci scordiamo di fare il resto dell'anno.

Alle persone care, fate gli auguri con una visita, una telefonata, un biglietto, un messaggio e va bene anche una mail. I soldi per inutili regali di circostanza, invece, dateli in beneficenza. Dateli a chi passa ogni giorno ad aiutare gli altri, persone, animali o il pianeta intero, perché sono loro a fare qualcosa di buono per noi ed è doveroso ricambiare, almeno a Natale, almeno per far rientrare il nostro livello di egoismo e indifferenza nei limiti della vergogna.

Scegliete l'associazione che vi pare, Sea ShepherdENPAAmnesty InternationalMedici Senza FrontiereLAVEmergency, quella che preferite, ma fate una donazione! 
Non diventerete eroi, ma aiuterete gli eroi veri, anche solo con i soldi di quel panettone in più che vi fa solo ingrassare.


Voglio fare i miei migliori auguri di tanta felicità al TdC, alla mia famiglia, ai miei amici e ai nostri animali domestici e a tutti gli animali selvatici.

Auguri a noi viaggiatori, che andiamo lontano con uno zaino, una valigia, attraverso un buon libro sotto le coperte, oppure in poltrona davanti a un bel film, a chi non vede l'ora di partire e a chi ha voglia di tornare a casa, a chi prepara i bagagli e a chi li disfa, a chi è in attesa di un aereo, a chi legge su un treno. Auguri al mio bellissimo pianeta e alla natura che continua a regalarmi spettacoli e magie senza prezzo.

Auguri a chi scrive un romanzo, un blog, un racconto, un articolo e a chi li legge, a chi è famoso e chi sogna di diventarlo, a chi si impegna, studia e migliora, a chi lavora di fantasia, ma sa tenere i piedi per terra.

Auguri a chi fa del bene e a chi, almeno, si limita a non far del male.

Con questo sono a posto, quindi non aspettatevi regali.



martedì 1 dicembre 2015

Verso qualcosa

E così siamo a dicembre.
Molti di voi stanno progettando le vacanze di Natale e Capodanno, qualcuno al caldo, qualcuno nel tipico paesaggio innevato delle fiabe. Io no.
Come avevo raccontato nel club di ferragosto, io viaggio fuori stagione e resto in città quando voi partite. Lo faccio principalmente per una questione di costi e affollamento, ma anche perché il resto del mondo vive secondo altri ritmi e altre stagioni, quindi mi adatto ai luoghi che voglio visitare.
Il 2015, a parte i dieci giorni in Kenya con le mie adorate Cavallette, è stato scarso dal punto di vista delle esplorazioni a causa di una serie di impegni di altro tipo. Così, sto già fantasticando sull'anno prossimo, ma la lista dei desideri è lunghissima e l'ossessiva voglia di partire mi fa aggiungere destinazioni ogni giorno, ispirata da articoli di giornale, documentari, discussioni.
Ci sono persone che viaggiano fuggendo. Fuggono dal quotidiano, dalle preoccupazioni, dal clima, dalle città. Quello che, invece, spinge me a buttare quattro stracci in uno zaino e saltare su un aereo è la curiosità, lo spirito d'avventura, il bisogno di esplorare e conoscere. Non scappo da qualcosa che mi rende infelice, ma corro verso qualcosa che mi rende felice. Tutte le volte.
Allora sono impaziente di trovarmi intorno a un tavolo con le Cavallette per organizzare il prossimo viaggio con nuove missioni natura per osservare le bellezze del pianeta e sostenere chi le protegge. Torneremo in Africa? Ci sposteremo in Asia? 

Intanto, faccio progetti con il TdC, questa volta con il preciso obiettivo di scegliere un luogo dal quale non tornare. Stiamo valutando diversi Paesi dove trasferirci che facciano da nuova base per i nostri viaggi e ci permettano anche di cambiare vita tra una partenza e l'altra. C'è troppo da vedere su questo pianeta per fermarsi in un posto a invecchiare e ci sono posti migliori di una città dove abitare. Tanto per cominciare, vivere sul mare sarebbe un grosso cambiamento ed è quello a cui puntiamo. Con in mente un trasferimento, ci imbarcheremo in missioni esplorative per sondare opportunità e ambienti perché ci sono molto fattori dei quali tener conto in una ricerca del genere, dalle risorse economiche alla burocrazia, dalla lontananza di famiglia e amici alla trasformazione delle abitudini. Tutti elementi che valuteremo una volta definite le probabili mete. 
Per l'anno nuovo, insomma, mi seguirete in un diverso modo di viaggiare, sperando di entrare nel club di quelli che non sono più tornati!

domenica 15 novembre 2015

Cose belle

Dopo tanto pessimismo, voglio pensare a cose più belle: le mie avventure in giro per il mondo con il TdC e le Cavallette.
Il bello è stare insieme e vivere momenti favolosi lontano da preoccupazioni e problemi, in mezzo alla natura, tra paesaggi stupendi, animali liberi e protetti, persone gentili, affetto e risate. Ecco i miei migliori ricordi con voi.




sabato 14 novembre 2015

Parigi & Co.

Le edizioni straordinarie stanno diventando tristemente ordinarie e ancora una volta, l'umanità dimostra di cospirare contro se stessa. 

È inutile indignarsi e dirsi sconvolti sui social network tutte le maledette volte, quando sappiamo benissimo di aver armato la mano che ci ha sparato. Ci allarmiamo quando ormai abbiamo l'acqua in casa, in Europa e negli Stati Uniti, ma non ci preoccupiamo mai quando andiamo in Africa, in Asia e in Sud America ad aprire con le nostre mani le falle da cui parte l'inondazione. 
I morti ci guardano dicendo: “Dovevate pensarci prima.”

Su miliardi di persone, ormai, i buoni si contano sulle dita di un bambino monco saltato su una mina.
Cerchiamo i colpevoli, ma ciò che sembra davvero difficile è trovare qualcuno che sia ancora innocente. Io non mi sento innocente perché anche ogni mia piccola scelta sbagliata alimenta un sistema che si ritorce contro tutti. 
Quello che ignoriamo, quello che fingiamo di non vedere, quello che dimentichiamo, quello che gettiamo via, quello che consumiamo, quello che rubiamo, quello che paghiamo, quello che nascondiamo, quello che sprechiamo. Tutto questo va a inquinare e insanguinare il nostro futuro e non ci importa perché viviamo nel presente. Bene, questo è il presente: violenza contro le persone, violenza contro la natura.


Complimenti a tutti noi.
È evidente che non siamo in grado di evolverci e allora meritiamo di estinguerci, dopo questa lunga e stupida agonia.

Le differenze tra culture, tradizioni, religioni e costumi non dovrebbero generare conflitti, ma soltanto rendere il mondo più interessante. Purtroppo, non è così.

La vostra pessimista, cinica, rassegnata, disfattista, delusa

Barbi.  

lunedì 9 novembre 2015

Serata viaggi e libri

Come annunciato su Scritti a Penna, sto per cominciare un tour dal vivo per presentare i miei libri.
La prima tappa, che si terrà a Torino venerdì 20 novembre, è legata anche a questo blog perché interamente dedicata a Di passaggio in Indonesia, il libro nato proprio da Semm de Passacc, che racconta le mie avventure e disavventure asiatiche.

Questo è lo spot della serata, realizzato da Action!Studios.
Spero di incontrare qualcuno di voi alla serata perché non ci stanchiamo mai di parlare dei nostri viaggi!



Venerdì 20 novembre 2015
Caffè Johar
Via Santa Giulia 42/D
Torino
ore 19.30 aperitivo
ore 21.00 presentazione


giovedì 15 ottobre 2015

Quanto costa viaggiare


Spesso mi sento dire “Beata te che viaggi” o “Per viaggiare ci vogliono i soldi” perché ho visitato Paesi lontani che la gente ritiene economicamente raggiungibili solo dai ricchi. Io rispondo che è questione di scelte.

Un volo per la Thailandia o il Kenya costa meno di un Iphone, due settimane a Bali costano meno di un televisore 200 pollici per guardare le partite di calcio, al prezzo di un Suv si viaggia per cinque anni. Ripeto: è una questione di scelte. 
Io non ho bisogno di trenta paia di scarpe abbinate ad altrettante borsette per essere felice, preferisco comprare un volo in offerta e dormire in guest house in Zambia. Non ho bisogno di pagare una palestra se faccio trekking in Borneo. Non ho bisogno dell'abbonamento a Sky perché con gli stessi soldi entro in un parco nazionale e osservo gli animali liberi dal vivo, visito un sito archeologico, faccio snorkeling tra i coralli. Non ho bisogno di un cappotto nuovo ogni anno se posso andare a cena in un ristorante tipico con la gente del posto, incontrare altri viaggiatori, ascoltare e vivere storie avventurose.


Inoltre, non è necessario soggiornare in hotel di lusso, spostarsi in taxi o frequentare i locali più famosi quando si è in viaggio. Ci sono alloggi economici e dignitosi, si può prendere un treno, si può fare la spesa al mercato, bere una birra sulla spiaggia.

Per me, rinunciare a certe cose non è un sacrificio.
Ho gli stessi soldi degli altri, ho solo scelto di spenderli diversamente.

mercoledì 7 ottobre 2015

Oktoberfest!

Thomas & TdC 2006
Il TdC ha conosciuto il suo amico tedesco Thomas un anno prima di incontrare me. A legarli in un'amicizia decennale sono state le tavole da windsurf assicurate ai tetti delle loro auto. Più avanti sono arrivata io, Thomas si è sposato e ha avuto due bambini, abbiamo organizzato vacanze insieme e visite reciproche, siamo andati a vedere qualche concerto della band del nostro amico e poi... poi c'è l'Oktoberfest!
Thomas abita a Monaco, a dieci minuti a piedi dalla più famosa festa della birra del mondo. Negli anni, ci siamo stati col sole e con la pioggia, con il freddo e il buio, la mattina, il pomeriggio e la sera, da soli o con gli amici e ogni volta è stato un gran divertimento.
Chi non ci è mai stato la immagina come un raduno di alcolizzati che vogliono fare più casino che allo stadio. In realtà, l'Oktoberfest somiglia a una vecchia, colossale, festa di paese della quale gli abitanti di Monaco vanno molto fieri. Sì, ci sono interi pullman di ragazzi che vanno a sbronzarsi e a fissare le tette delle tedesche strizzate in quei bellissimi abiti tradizionali, ma sorprendentemente sono una minoranza. A passeggiare per le vie della fiera ci sono famiglie con bambini, coppiette con i costumi coordinati, artisti che mettono in scena i loro spettacoli, turisti curiosi che osservano le bancarelle, estimatori di birra e di specialità culinarie locali. Ci sono gli enormi edifici in legno dei birrifici (chiamati "tende") ricostruiti ogni anno per l'occasione e, per avere la licenza di montare la propria tenda, il produttore deve avere la sua azienda in città perché se solo si spostasse fuori dai confini di Monaco non potrebbe partecipare. I tedeschi sono molto rigorosi e tutto funziona alla perfezione, dalla carta igienica nei bagni al servizio di sicurezza che allontana gli ubriachi molesti, dalle ambulanze allineate nel parcheggio alla raccolta della spazzatura.
Io ho saltato gli ultimi due anni (il TdC si è portato altri amici e non volevamo approfittare troppo dell'ospitalità di Thomas), ma quest'anno sono tornata. Una volta ho visto la cerimonia d'apertura, diverse volte la festa inoltrata e questa volta la chiusura. 
Il meteo ci ha graziato con splendide giornate e l'Oktoberfest con il sole somiglia al paradiso. Birra, cibo, musica, giostre, ubriachi di cui ridere, giovani e anziani, turisti da tutto il mondo. Tutti con la sbronza affettuosa che si baciano e si abbracciano rovesciandosi addosso boccali di ottima birra locale.
Sté e la Feddi 2011
L'ultima sera è diversa dalle altre perché molti turisti sono già ripartiti e si riesce facilmente a trovare posto all'interno delle tende solitamente affollatissime. Fuori si stava bene, si beveva, si mangiava e si poteva chiacchierare con i compagni di tavolata.
Dentro era l'inferno dantesco. C'erano persone così piene d'alcol che se ne vedeva il livello galleggiare negli occhi rossi e lucidi, ma era un'esplosione di risate. La band suonava e tutti cantavano e ballavano in piedi sui tavoli. Abbiamo lasciato a casa i bambini e ci siamo gettati nella mischia con Thomas, sua moglie Kathrine e Jens, il cantante del suo gruppo, sempre a un passo dall'alcolismo come le vere rockstar.
Mentre sono in bagno a fare spazio per un altro litro di Augustiner, la band sul palco comincia a suonare Summer of 69 di Brian Adams e sento le ragazze nei bagni accanto che cominciano a cantare a squarciagola, come si usa qui, Fare pipì cantando fa parte del fascino della festa. Tornata dai miei amici, ci poniamo la domanda dell'anno: "Why Brian Adams?", ma davvero vuoi trovare una risposta logica dopo due settimane di Oktoberfest? Un po' con We will rock you e un po' con Hey Jude, si arriva alle 22.30 cioè il terribile momento in cui si smette di spillare birra. Un attimo dopo, le cameriere stanno già pulendo i tavoli e chiudendo le panche. Che malinconia!
Negli anni, amici, famigliari e colleghi hanno condiviso con noi questa divertentissima esperienza tra risate, incidenti, incontri e tanta, tantissima buona birra. Appena recupero un po' di vecchie foto, ne faccio un album da linkare qui. Intanto, in questo video ho montato il conto alla rovescia dell'apertura, qualche ripresa degli anni di mezzo e il finale con Hey Jude di quest'anno.
Bisogna provarlo almeno una volta nella vita!


domenica 13 settembre 2015

Giorni di settembre a Cattolica

Trascorre qualche giorno a Cattolica, meta delle vacanze della mia infanzia, è ormai una tradizione per me e mio fratello, come avete letto qui. Giro il mondo da qualche anno, ma è sempre un piacere tornare alle origini e assaporare la nostalgia, attraversando strade familiari e piccole abitudini.
A fine stagione c'è sempre un'atmosfera un po' malinconica: locali che si chiudono come gli ombrelloni, il buio che arriva presto, alberghi che si svuotano, piazze meno affollate, il lungomare che si prepara al letargo fino alla prossima estate, una cittadina che torna piano ad appartenere solo ai suoi abitanti.
In spiaggia, la clientela dei venditori ambulanti si riduce all'armata delle tenebre, ovvero un esercito di anziani per i quali luglio è troppo caldo e agosto troppo costoso. I poveretti, che girano tra le sdraio carichi di foulard e copricostume, si imbattono in combriccole di signore desiderose di intrattenersi con loro più che di comprare effettivamente qualcosa. Così, le temibili vecchiette tengono in ostaggio per due ore l'immigrato, già sventurato di suo, provando tuniche fiorate e lamentandosi che “L'altro negretto però ce l'aveva anche in fucsia”, scambiandosi opinioni e discutendo della pensione. Se va bene, tirano il prezzo fino a 3 euro e quella cifra per due ore di lavoro è puro sfruttamento.
Beppe Maniglia si è tagliato i capelli e inforca occhiali da lettura per scegliere la base del prossimo pezzo. C'è chi ha avuto il coraggio di protestare perché tiene la musica troppo alta, ma stiamo parlando di un'istituzione: non è estate se non c'è Beppe Maniglia che suona per tutta la riviera. Non scherziamo!

Alloggiamo in un appartamento affittato dalla nostra seconda famiglia, i Giorgi, che ancora ci vedono come i bambini impanati di sabbia che tornavano dalla spiaggia negli anni 80. D'altra parte, ai nostri occhi, anche loro non invecchiano mai e fa impressione incontrare i figli di Pia e Roberto, ascoltare Francesca e Marino che parlano con orgoglio dei loro nipoti. 
Il tempo non si ferma, ma, in certi giorni di settembre, rallenta un po'.
Prendiamo ombrellone e due lettini da Alfio, sempre fedeli. Pranziamo al Cane del Greco, come ogni estate da quando Francesca non cucina più per gli ospiti. Con noi c'è Claudio, altro membro del clan, e amico dei proprietari. Chiacchieriamo di Cattolica, di ricordi e di progetti. Ci piacerebbe avere una maglietta del ristorante con la storia del Cane del Greco.
Passeggiamo tra edicole, fontane e negozi fino al porto e poi in salita fino al comune.

Butto giù qualche appunto da scrittrice sotto un cielo perfettamente blu e regalo copie dei miei libri agli amici romagnoli. 
Penso che, se anche giorno riuscissi a trasferirmi a Bali, tornerei sempre a Cattolica per ricordare come mi sentivo da bambina: strafelice e senza pensieri se non scegliere i gusti del gelato. 
L'anno prossimo, mi porto anche il papà.

martedì 8 settembre 2015

Avorio: un'altra canzone sull'indifferenza

Come ogni mese, trovo nella posta il nuovo numero di National Geographic e non vedo l'ora di tuffarmi in foto d'autore e articoli scritti con la forza e la poesia di romanzi storici.
La copertina è dedicata a un'inchiesta sul traffico di avorio e nell'editoriale, che riporto qui sotto, il direttore spiega di cosa si tratta.
clicca per ingrandire

Se non vi frega degli elefanti (ed è così finché non vi appassionate, per un paio di giorni, agli animali che hanno un nome come Cecil e, a questo punto, basta dare un nome a tutti gli animali così vi indignate e protestate), pensate al fatto che questi traffici finanziano guerre e terrorismo. 

Anche di questo, però, non vi frega molto perché le guerre sono in Paesi che non sapete nemmeno rintracciare con Google Maps sul vostro bel telefono. Temere il terrorismo va un po' più di moda, ma tanto, quando avete scoperto che Isis non è una nuova tassa, ma solo un'organizzazione di fanatici assassini, vi siete sentiti sollevati perché basta non andare in ferie dove mettono le bombe.

Allora pensate al livello successivo: la gente che fugge da quelle guerre e dai terroristi è proprio quella che arriva in Europa con i famigerati barconi e viene sotto casa vostra, chiedendo aiuto. Adesso sì, protestate e vi indignate perché "Non si può, tutti questi negri e arabi nel quartiere. È una vergogna!".

Mi spiace, dovevamo pensarci prima. Almeno centomila elefanti fa.