Dopo aver lasciato lo spettacolare parco Kora, siamo rientrati nel più familiare Meru. Ne esploriamo una parte che non abbiamo visto durante gli altri safari per raggiungere la tomba della leonessa Elsa. È sepolta in riva al fiume Ura nel punto in cui Joy Adamson aveva sistemato il proprio ufficio all'aperto mentre scriveva il libro. Elsa le teneva compagnia e anche quando attraversava il fiume per raggiungere i leoni selvatici con cui cominciava a prendere confidenza, tornava sempre a salutare Joy e a trascorrere del tempo con lei e George.
Lois e James discutono un po' sulla via da prendere, io sono già in ammirazione perché riescono a orientarsi in questo ambiente che continua a cambiare con le stagioni, la crescita delle piante e il passaggio degli animali. In breve, trovano la diramazione giusta e ci ritroviamo in una radura ombrosa su un tratto del fiume abbastanza stretto e roccioso da poter essere guadato da una leonessa con i cuccioli al seguito. È ancora come descritto nel libro, così bello che capisco perché gli Adamson l'abbiano scelto come punto d'incontro con Elsa nelle varie fasi della sua vita, forse il luogo più importante di tutta la storia. Proprio in quel punto si era presentata dopo una lunga assenza con i suoi tre cuccioli per farli conoscere ai suoi amici umani.
Trovare il tumulo e la lapide al posto del tavolo di Joy con Elsa sdraiata a pisolare all'ombra è triste, ma è anche bello che ci siano luoghi come questo dove vengono ricordati e onorati gli animali, non solo le persone.
Lasciamo quello scorcio incantevole di parco e ci rimettiamo in viaggio verso la pozza di Joy, una piscina naturale dove lei si rinfrescava nelle giornate più calde. La pista verso Joy's pool finisce in un vicolo cieco dove un enorme inselberg sbarra la strada. Lasciamo il fuoristrada e risaliamo a piedi il pendio roccioso. È una salita facile e troviamo subito la famosa pozza. È poco profonda e di forma circolare ed è completamente in secca, cosa che le conferisce l'aspetto di un piccolo cratere, non tanto di una piscina. Salendo i pochi metri che mancano alla sommità dell'inselberg, scopriamo che la vista dalla cima è fenomenale: grazie al cielo terso si vedono chilometri e chilometri parco in ogni direzione. Lois ci indica da quale parte siamo arrivati, dove si trova il Kora e il percorso che ci rimane da fare. A proposito, dobbiamo sbrigarci.
Gli animali che abbiamo incontrato il giorno prima nel safari ci guardano passare forse domandandosi come mai non ci fermiamo a fotografarli.
Facciamo appena in tempo a varcare il cancello: sono le sei e abbiamo percorso oltre 300 chilometri nella splendida natura africana. Per James è stata un'escursione da record, la più lunga della sua carriera, è ovviamente stanco, ma anche orgoglioso di aver compiuto l'impresa.
C'è un'ultima cosa da fare prima di rientrare al lodge: buttare la plastica. Scendo dal fuoristrada con una collezione di bottiglie sotto braccio e mi dirigo al contenitore, mentre Lois mi fotografa. Mi sto ingegnando per aprire il coperchio in cima alla grande bottiglia di rete metallica senza far cadere il mio fagotto di spazzatura, quando sento gridare: -No! No!- e un ranger corre verso di me dal posto di guardia. Sia io che il mio pubblico ci blocchiamo stupiti. All'inizio penso che mi stiano arrivando alle spalle i babbuini che spesso vengono a giocare con i rifiuti, infilando le mani nella rete per accaparrarsi i residui dolci di qualche bibita, ma non ne vedo nei dintorni. Allora cosa sto sbagliando? Quando il ranger mi raggiunge, mi mostra che non c'è bisogno di arrampicarsi per gettare le bottiglie dall'alto, sul lato del contenitore c'è un altro sportello apribile. Mi aiuta a dividere la plastica dagli altri rifuti che gettiamo nel bidone accanto. Missione tenere puliti parchi del Kenya compiuta.
Rientrati al lodge, James racconta agli altri autisti del suo record, mentre noi andiamo in camera a lavarci di dosso il sudore e parecchi strati di polvere rossa che ci si è accumulata addosso percorrendo le strade di una grande avventura.
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