Tre le mie letture
preferite, ci sono i racconti di viaggio. Non solo romanzi
d’avventura, ma storie vere, meglio se narrate in prima persona dai
protagonisti.
Negli anni ne ho
lette diverse e c’è grande differenza tra i diari scritti dagli
esploratori, i reportage dei giornalisti e le esperienze personali
raccontate da scrittori che di solito pubblicano romanzi.
Gli esploratori, che
di mestiere fanno appunto gli esploratori e non gli scrittori, hanno
uno stile forse poco elegante, ma proprio perché manca la tecnica
letteraria dai loro diari traspare la pura emozione del momento,
grezza, spontanea, potentissima. Non c’è nulla di costruito, solo
vissuto. Che sia la scalata di una montagna, la navigazione verso
nuove terre, la traversata di un continente, un viaggio culturale o
uno scavo archeologico in cerca di tesori, leggendo i loro appunti
quotidiani ho provato la loro fatica, lo stupore della scoperta,
l’attesa, la gioia della conquista o la disperazione del
fallimento. Amo questo tipo di libri, mi emozionano tantissimo perché
condivido la curiosità dei protagonisti e adoro partire con la mente
al seguito della spedizione. Alcuni di questi diari sono anche
scritti molto bene, per esempio quelli di Isabelle Eberhardt sono
pieni di poesia nella descrizione dei paesaggi e delle persone. Nelle
avventure di diversi viaggiatori in diverse epoche, ho trovato
delicati acquerelli con tutte le sfumature dei tramonti sul deserto e
potenti dipinti a olio di mari in tempesta. Quanti sogni.
Lo stile dei
giornalisti è, ovviamente, professionale, impersonale, focalizzato
sui fatti nudi e crudi, meno sulle sensazioni e sulle emozioni, e il
linguaggio è quello asciutto della cronaca, senza fronzoli né
poesia. I racconti dei giornalisti sono interessanti e formativi,
però possono risultare un po’ freddi e poco coinvolgenti. Fanno
eccezione i libri in cui raccontano i retroscena dei loro reportage,
l’inedito dietro gli articoli, le parti scartate dalla
pubblicazione perché troppo soggettive. Così ho trovato adorabili
le avventure sgangherate di Kapuscinski come free lance squattrinato.
Malgrado la polemica sull’autenticità dei suoi reportage, a me è
piaciuto tanto leggerli e ci ho trovato tanto dell’Africa che ho
visto anch’io, nel mio piccolo.
Gli scrittori,
quando viaggiano, traggono ispirazione dall’esperienza personale
per nuovi romanzi, ma mettono la stessa cura e maestria nel
raccontare il viaggio originale. Da Agatha Christie a Georges Simenon
a Robert Louis Stevenson, tanti autori famosi hanno pubblicato i loro
diari di viaggio e trovo bellissimo scoprirli nei panni di
protagonisti di avventure e disavventure. Mantengono il loro stile e
padronanza della tecnica narrativa anche nel raccontare se stessi e
le proprie impressioni personali, infatti, i loro diari di viaggio
sono pieni di carattere (fantastiche le critiche e lamentele di
Simenon sull’Africa coloniale), poesia (Christie incantata dal
Medio Oriente al seguito del marito archeologo) e descrivono luoghi e
incontri con sapiente uso delle parole. Penso
che scrivessero magistralmente anche la lista della spesa.
Alcune di queste letture hanno ispirato i miei viaggi, influenzato il modo in cui osservo paesaggi e culture, arricchito la mi conoscenza storica dei luoghi che visito. Un libro costa meno di un biglietto aereo, mi permette di viaggiare anche nel tempo e di raggiungere destinazioni che, per diversi motivi, non posso visitare di persona.
Ed ecco gli ultimi arrivi nella mia collezione di viaggi di carta (regalo di Natale di Francesca, mia libraia di fiducia che conosce perfettamente i miei gusti)